0
Altri Vegetali Dal Mondo Vegetale

Robinia | Robinia Pseudoacacia

La Robinia pseudoacacia L., in italiano robinia o acacia, è una pianta della famiglia delle Fabaceae, dette anche Leguminose, originaria dell’America del Nord e naturalizzata in Europa e in altri continenti. La robinia è detta anche falsa acacia perché viene erroneamente indicata con il termine di acacia; la “vera” acacia (Acacia dealbata), è la pianta di mimosa, molto diversa anche se della stessa famiglia botanica.

È un genere di leguminosa molto diffusa nelle città italiane per il suo aspetto elegante, le fioriture opulente e il portamento simile a quello di una acacia, tutte caratteristiche che ne fanno una pianta ornamentale molto apprezzata; come pure è un’importante pianta mellifera: da essa si ottiene il miele di acacia. Il miele di acacia è senza dubbio tra i più conosciuti ed apprezzati grazie anche all’elevato potere dolcificante, alla consistenza molto fluida (non cristallizza), al sapore particolarmente delicato, che non altera quello dei cibi e delle bevande a cui viene aggiunto; è il miele monoflora più diffuso nei punti vendita; la produzione nazionale è però del tutto insufficiente a soddisfare le richieste: ogni anno l’Italia deve importarne grandi quantitativi dall’Europa orientale e dalla Cina.

L’acacia è una pianta arbustiva invasiva con portamento arboreo (alta fino a 25 metri) o arbustivo; i getti radicali, numerosissimi, si diffondono rapidamente, colonizzando in breve tutto il terreno disponibile. In selvicoltura è utilizzata per contenere argini e scarpate. Fusti eretti, spesso biforcati, rami lisci, chioma ramificata, legno giallastro, corteccia rugosa grigio-bruna, fessurata longitudinalmente in età. Le foglie sono alterne, imparipennate con 6÷7 coppie di segmenti, brevemente picciolate di forma ovale, a margine intero, di colore verde pallido, glabre, dotate di stipole trasformate in robuste spine falciformi. Un tempo, le foglie di robinia erano l’alimento cardine della dieta dei conigli da allevamento e in generale di tutti i ruminanti. I fiori compaiono in maggio e sono bianchi, hanno un profumo intenso, dolciastro, sono riuniti in densi racemi penduli, fogliosi alla base hanno calice vellutato, largamente campanulato, verde-chiaro e pubescente; corolla papilionacea, bianca più raramente rosa. I frutti sono legumi lisci, coriacei, lunghi 5÷10 cm, compressi, deiscenti, di colore rosso-bruno a maturità, rimangono sulla pianta per tutto l’inverno; contengono da 3÷10 semi reniformi, molto duri di colore bruno.

Il termine acacia viene dal greco akakia (a-kakon) a sua volta di origine egiziana, dove Akis significa spina; il nome del genere (Robinia) è dedicato a Jean Robin (1550-1629), erborista farmacista e curatore dell’Orto botanico del Re di Francia che nel 1601 importò la pianta dalle zone montuose degli Appalachi, la lunghissima e più antica catena montuosa delle Americhe, che si trova tra Stati Uniti orientali e Canada Sudorientale, a Parigi. Carlo Linneo, ispirandosi al botanico, istituì al tempo stesso anche il Genere “Robinia” mentre l’epiteto specifico Pseudoacacia lo scelse per indicare che quest’albero somigliava, per lo meno nelle foglie, alle Mimose che appartengono al Genere “Acacia”.

 

Oggi in Italia, la Robinia pseudoacacia è conosciuta più col semplice nome di Acacia che non di Robinia, anche se, in molte regioni è più nota con variazioni dialettali locali di Gaggìa.

È impiegata per l’estrema rusticità e la resistenza all’atmosfera urbana, come ornamentale in ambienti urbani difficili; indifferente al substrato, ha trovato largo impiego per alberature stradali. Va segnalata l’opera di miglioramento che questa specie svolge, invadendo ed affermandosi nei terreni poveri e degradati, migliorando il suolo, in quanto ha la capacità di fissare l’azoto atmosferico grazie alla simbiosi radicale con un batterio del genere Rhizobium, consolidando, con il solido apparato radicale, i terreni franosi.

Il legno bruno, duro e ricco di tannini, è resistente all’umidità, brucia bene anche quando è verde ed è ben lavorabile. Impiegato per lavori di falegnameria pesante, per paleria (ad esempio in viticoltura), per mobili da esterno, puntoni da miniera, doghe per botti e listoni per pavimento. L’uso del legno è ancora limitato ad impieghi poco remunerativi, ma possiede pregevoli caratteristiche tecnologiche: elevata durabilità, naturale ed eccezionale resistenza meccanica (è adatto alla costruzione di parti soggette a forte usura). Tra le varie possibilità d’utilizzo, la produzione di elementi in legno lamellare (strutture esterne, giochi, arredo urbano).  E’ inoltre buon combustibile, che brucia anche appena tagliato anche se ha il difetto di scoppiettare mentre brucia.

In passato gli estratti della corteccia di robinia venivano utilizzati come lassativo e tonico naturale. Dalle foglie, invece, si otteneva un decotto utile a stimolare il vomito e a supportare il corretto funzionamento del fegato. I fiori cotti, infine, erano considerati un valido rimedio per attenuare le infiammazioni oculari.

I semi contenuti nei legumi, in periodi difficili, sono stati usati per “allungare” la farina; tostati invece venivano impiegati come surrogato del caffè. La rapida diffusione di questa pianta pioniera è dovuta oltre che alla versatilità degli impieghi del legno, anche al fatto che essa è di notevole importanza per l’apicoltura; inoltre è colpita da un ridotto numero di avversità biotiche e abiotiche. Essendo la produzione di nettare molto abbondante e facilmente raggiungibile dalle api, la robinia consente una eccellente produzione a livello quantitativo e qualitativo di miele: chiaro, fluido (cristallizza molto lentamente, la sua fluidità è dovuta all’alta concentrazione di fruttosio circa 60%), delicato, dal gusto vanigliato, dall’odore fruttato, ricorda vagamente quello dei suoi fiori. É un miele che può avere un leggero effetto lassativo.

Nelle campagne, ancora oggi, i fiori di questa pianta, si usano per preparare, quando non sono ancora completamente sbocciati, ottime frittate o frittelle, dolci in pastella, aggiunti all’insalata le conferiranno un gusto piacevolissimo.

I fiori secchi, si possono usare per preparare un tè carminativo e stomachico, in alcune regioni il loro infuso è utilizzato per tingere di nero i capelli.

Un tempo, le foglie di robinia erano l’alimento cardine della dieta dei conigli da allevamento e in generale di tutti i ruminanti.

La Robinia pseudoacacia contiene un alto apporto vitaminico (A, B1, B2 , B3) e minerali come calcio, fosforo, ferro, magnesio, sodio, potassio, zinco e oli essenziali. E’ ricca di fibre, carboidrati, proteine e glucosidi. Le sue infiorescenze e i principi attivi contenuti nella corteccia vantano proprietà emollienti e protettive nei confronti delle mucose gastriche e intestinali. A livello digestivo, in particolare, aiutano a contrastare l’eccessiva acidità e si rivelano utili nel trattamento di pirosi gastrica o esofagite. In erboristeria la robinia si può acquistare sotto forma di tintura madre per il trattamento raucedine e faringiti. Nelle tisane protagonisti sono i fiori essiccati che vantano proprietà rilassanti e sedative.

I principi attivi contenuti nei fiori e nelle foglie sono costituiti da: glucosidi, olio essenziale, enzimi, corpi chetonici, tannini, pigmenti flavonici, acidi organici di varia natura. I fiori sono calmanti, antispasmodici, colagoghi, leggermente tonici e astringenti.

Tutte le parti della Robinia (anche le fastidiose spine) contengono alcaloidi tossici per cui bisogna prestare molta attenzione nel maneggiare i rami di quest’albero, soprattutto durante la raccolta dei fiori. Tuttavia, gli alcaloidi tossici dei fiori e dei semi vengono distrutti dal calore, perciò i fiori possono essere tranquillamente consumati dopo cottura, come d’uso in varie zone d’Italia, in pastella o nelle frittelle dolci, marmellate, liquori, mentre i semi possono venir consumati essiccati e poi triturati.

Il piperonal, un aroma, viene estratto dai fiori e può essere usato come un sostituto della vaniglia.

Infine, la pianta rientra nella lista del Ministero della Salute fra le specie non ammesse per l’impiego nel settore degli integratori alimentari.

Articoli correlati