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Il caso del glifosato: una vittoria o una sconfitta?

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Il caso del glifosato rappresenta un classico esempio di incapacità decisionale tra tutela della Salute e dell’ambiente (molti studi dimostrano che il glifosato è una sostanza ad elevata tossicità ambientale capace di alterare la funzionalità degli ecosistemi e degli habitat naturali e ridurre drasticamente la biodiversità) da una parte e tutela di interessi particolari (industriali, agricoltori) dall’altra.

  • Il glifosato è l’erbicida più diffuso al mondo, per via della sua efficacia e della minore tossicità rispetto agli analoghi prodotti che erano disponibili quando è stato messo in commercio. Ha anche la caratteristica di rimanere negli strati superficiali del terreno e di essere degradato e distrutto con relativa facilità dai batteri del suolo. In Italia è anche una delle principali cause di contaminazione delle acque.
  • Il glifosato è stato introdotto in agricoltura negli anni Settanta del secolo scorso dalla multinazionale Monsanto con il nome commerciale di Roundup. Ha avuto una grande diffusione perché alcune coltivazioni geneticamente modificate sono in grado di resistergli: distribuendo il glifosato sui campi si elimina ogni erbaccia o pianta tranne quella resistente che si desidera coltivare. Si aumenta così la resa per ettaro e si riduce l’impegno per l’agricoltore. Per la sua bassa tossicità rispetto agli erbicidi usati all’epoca è stato da subito molto usato anche in ambienti urbani per mantenere strade e ferrovie libere da erbacce infestanti.

Il brevetto della Monsanto è scaduto nel 2001 e da allora il glifosato è prodotto da un gran numero di aziende.

  • Uno studio svolto con il glifosato somministrato ai ratti sembrava averne dimostrato la cancerogenicità. Tuttavia, l’articolo pubblicato nel 2012 è stato in seguito ritrattato per problemi di metodo e i dati non sono mai stati replicati in studi di qualità superiore. Altri studi in laboratorio hanno dimostrato che il glifosato induce nelle cellule danni a livello genetico e stress ossidativo. Escludendo un lieve incremento di linfomi non Hodgkin tra gli agricoltori esposti, le prove di cancerogenicità sull’uomo e sugli animali sono limitate.
  • Una segnalazione importante viene dalla Francia. Il Fondo francese per i risarcimenti alle vittime dei pesticidi ha infatti accolto la richiesta di un ragazzo di 16 anni, Théo Grataloup, di essere indennizzato poiché affetto da malformazioni congenite alla laringe e all’esofago. Il ragazzo ha subito 54 interventi chirurgici. L’adolescente è figlio di una donna che, durante la gravidanza, era stata esposta a lungo al glifosato, erbicida particolarmente diffuso in Europa: si tratta in particolare della molecola presente nel pesticida Roundup, prodotto oggi dalla tedesca Bayer, dopo che quest’ultima ha acquisito la Monsanto.
  • Dopo attenta analisi delle prove disponibili, la IARC di Lione, Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, organismo che fa parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha classificato nel 2015 il glifosato nel gruppo 2A, tra i probabili cancerogeni.
  • ECHA, EFSA, OMS e FAO hanno espresso giudizi più rassicuranti, definendo il glifosato un “improbabile cancerogeno”, ma hanno comunque invitato ad osservare il principio di cautela, come il divieto di utilizzarlo in aeree densamente popolate o la necessità di riesaminare i livelli massimi di residui di questa sostanza che per legge possono essere presenti dentro e sopra gli alimenti.

Negli anni il glifosato ha continuato studiato e dibattuto internazionalmente. Per quanto riguarda le decisioni assunte dai singoli Stati, la Francia si è prefissa di ridurne l’uso per poi eliminarlo completamente nel giro di pochi anni, mentre l’Olanda ne vieta la vendita ai privati per uso casalingo.

Il suo utilizzo come erbicida è stato nuovamente approvato nell’Unione europea nel 2017 fino al 2022, con alcune limitazioni, tra cui il divieto di avere nella stessa formulazione glifosato e ammina di sego polietossilata. A ottobre 2023 la Commissione Europea ha rinviato a novembre il voto sulla proroga dell’autorizzazione per altri 10 anni, prima di rimetterlo all’esame di una commissione d’appello. Ad ogni modo, una decisione sul rinnovo del glifosato deve essere presa entro il 14 dicembre 2023, poiché l’attuale approvazione scade il 15 dicembre 2023.

Il 15 dicembre 2023 è scaduta l’ultima (ennesima) proroga all’uso dei pesticidi, ma la Comunità Europa, che avrebbe dovuto decidere in tal senso, contraddicendo se stessa e tutte le evidenze scientifiche, ha deciso diversamente facendo un clamoroso quanto vergognoso dietrofront annunciando il ritiro della proposta legislativa SUR, il Regolamento per l’uso sostenibile dei pesticidi.

Il glifosato è l’erbicida più diffuso al mondo, ed il suo utilizzo fa aumentare la resa per ettaro della terra, riduce l’impegno per l’agricoltore, ed arricchisce l’azienda produttrice

Il glifosato è però una sostanza ad elevata tossicità ambientale classificato dal 2015 dalla IARC di Lione (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, organismo che fa parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità), tra i probabili cancerogeni. Del resto, sulla stessa etichetta del prodotto è riportata l’avvertenza: “Tossico per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata”, “Non contaminare l’acqua con il prodotto”). Ebbene, il glifosato e il suo metabolita AMPA si ritrovano rispettivamente nel 42% delle acque profonde e nel 68% delle acque superficiali.

Allora, chi ha vinto?

Il governo italiano ha votato paradossalmente a favore del rinnovo. Vietare l’impiego del glifosato agevolerebbe la transizione europea verso alternative più sostenibili rispetto agli erbicidi di sintesi, ad esempio integrando le pratiche agricole fisiche, meccaniche, biologiche ed ecologiche con la vasta conoscenza ormai a disposizione sulle piante coltivate e sulle infestanti. La dipendenza dell’Europa e dell’agricoltura italiana da un erbicida dannoso per l’ambiente e probabilmente cancerogeno come il glifosato è un controsenso: questa sostanza semplicemente non ha un ruolo nella transizione verso un’agricoltura moderna ed ecologica.

Vietare l’uso del glifosato quindi sarebbe una decisione virtuosa, in linea con la necessità di tutelare la salute delle persone e dell’ambiente e favorire la trasformazione delle pratiche agricole, senza essere in contrasto con la sostenibilità dei redditi degli agricoltori.

Redazione amaperbene.it

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