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Papavero | Papaver rhoeas

Papaver rhoeas, comunemente noto come papavero comune o rosolaccio, ovvero “rosa dei campi”, è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Papaveraceae, originaria del Medio Oriente (Mesopotamia), largamente diffusa in Italia; cresce normalmente in campi, soprattutto abbandonati, e sui bordi di strade e ferrovie; è considerata una infestante dei cereali.

Il rosolaccio cresce come pianta annuale, latifoglie e alta fino a 80 – 90 cm.; il fusto è eretto, coperto di peli rigidi;  tagliato emette un liquido bianco. I boccioli sono verdi a forma di oliva e penduli; il fiore è rosso, (molto raramente bianco), dai petali delicati e caduchi, spesso macchiato di nero alla base in corrispondenza degli stami di colore nero. Fiorisce in primavera da aprile fino a metà luglio. E’ visitato dalle api per il suo polline di colore nero. Il frutto è una capsula che contiene molti semi piccoli, reniformi e reticolati; fuoriescono numerosi sotto lo stimma. petali e semi possiedono leggere proprietà sedative: il papavero comune è parente stretto del papavero da oppio, da cui si estrae la morfina.

Il Papaver rhoeas var. himerense è una rara varietà, caratterizzata da fiori bianco-rosati e scoperta solo di recente; è endemica di una ristretta area della Sicilia nei pressi di Termini Imerese, da cui il nome della pianta.

Il papavero rosso è molto apprezzato dalle api per il suo polline di colore nero.

Il rosolaccio contiene degli alcaloidi, dei quali il principale è la rhoedina, dalle proprietà blandamente sedative; infatti un infuso ottenuto con 4 o 5 petali per tazza veniva tradizionalmente somministrato ai bambini prima di coricarsi in maniera da indurre loro un sonno migliore. Tuttavia è importante notare che gli alcaloidi presenti sono blandamente tossici, per questo motivo è sconsigliata l’assunzione abituale di estratti ed infusi ottenuti da questa pianta, in particolare a bambini ed anziani.

In cucina, in Friuli, il cespo di foglie che si sviluppa attorno alla radice all’inizio della primavera, quando la pianta è ancora poco sviluppata ed è lontana dalla fioritura, viene consumato lessato ed eventualmente saltato in pentola come verdura nota sotto il nome di “confenòns“. il sapore è delicato e leggermente amaro. La pianta giovane, che non abbia emesso il fusto fiorale, si può consumare cruda, soprattutto le foglie, tagliata sottile e frammista ad altre verdure, per fare delle ottime insalate, che se condite con sale, succo di limone e olio di oliva nell’ordine, sono gustosissime. Nel veneto tale pietanza è chiamata “rosoina”, “pevarel”, o “batis’ciosoe”; in realtà questo ultimo nome si riferisce alla silene, chiamata anche s-ciopèt. anche con questa verdura si possono fare insalate, se cruda, oppure ottimi risotti con le foglie giovani.

Anche nel salento le piantine tenere sono consumate sotto il nome di “paparina fritta“, sbollentate e passate in padella in un soffritto di aglio con l’aggiunta di olive nere (celline) alcuni gherigli di noce ed aromatizzate con buccia d’arancia e barbe di finocchio. In Romagna, è conosciuta con il nome di “rosole“; si utilizzano in cucina, da crude, dopo averle triturate finemente e lasciate macerare sotto sale per 24/36 ore; dopo averle strizzate, si utilizzano per fare da ripieno al famoso “crescione” o “cassone” (o cascione).

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