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Ossicocco | Vaccinium subg. Oxycoccus

L’ossicocco (Vaccinium subg. Oxycoccus), detto anche mirtillo rosso, mirtillo palustre o mortella di palude, è un sottogenere di piante appartenenti al sottogenere Oxycoccus ed al genere Vaccinium.

Secondo alcuni autori dovrebbe essere considerato come un genere a sé stante.

La specie più comune in Europa è il Vaccinium oxycoccus, ma il Vaccinium macrocarpon, d’origine americana, è quello più commercializzato.

Il mirtillo rosso americano o american cranberry è un arbusto sempreverde di origine nord-americana, molto simile dal punto di vista botanico al nostro mirtillo. Cresce spontaneo nel Nord America in terreni palustri acidi ed è per questo che è anche noto con il nome di mirtillo rosso palustre americano. Il fiore del cranberry è di colore bianco o rosa chiaro, a forma di campana. Il frutto, piccolo e rossastro, è polposo ed aspro.

Il consumo come alimento è molto radicato negli Stati Uniti ed in Canada, dove è tradizionalmente il cibo nelle ricorrenze festive invernali, come composta acida per la festa del Ringraziamento. Analogo uso si ha in Nord Europa per il Vaccinium vitis-idaea (mirtillo rosso europeo).

La droga è costituita dai frutti della pianta contenenti: proantocianidine; flavonoidi, fra cui la quercetina; catechine; tannini; acido citrico; acido malico; acido glucuronico; beta-carotene; glutatione; vitamina E; acido ascorbico; fibre; proteine.

Il cranberry è largamente impiegato in fitoterapia per prevenire le infezioni del tratto urinario, benché non si possa parlare di vere e proprie indicazioni terapeutiche. Nonostante ciò, esistono diversi studi a supporto delle proprietà antibatteriche ascritte al cranberry.

Il cranberry, inoltre, è ricco di composti fenolici monomerici e polimerici che svolgono un’azione protettiva sulle cellule nei confronti dei radicali liberi, proteggendole dal danno ossidativo, il cui effetto benefico e protettivo pare esercitarsi anche a livello cardiovascolare.

Il cranberry o mirtillo rosso americano rientra nella composizione di diversi integratori alimentari con indicazioni per favorire la corretta funzionalità delle vie urinarie e per prevenirne eventuali infezioni batteriche (come, ad esempio, quelle che possono dare origine a cistite). In queste preparazioni, lo si può trovare sia da solo, sia in associazione ad altre piante con proprietà analoghe alle sue.

In diversi studi controllati, il cranberry – oltre ad esibire spiccate proprietà antiossidanti – è parso efficace nella prevenzione e nel trattamento di infezioni recidivanti e croniche delle vie urinarie (verosimilmente grazie alla capacità della pianta di inibire l’adesione dei microorganismi alle membrane cellulari dell’epitelio urinario dell’ospite); i dati tuttavia non sono stati confermati.

Il cranberry è di solito ben tollerato. Tuttavia, dosaggi molto elevati possono causare disturbi gastrointestinali e diarrea. Un consumo elevato di succo al giorno, effettuato per periodi prolungati, può aumentare il rischio di formazione di calcoli renali di acido urico.

Il cranberry o le sue preparazioni possono instaurare interazioni farmacologiche con farmaci, quali:

  • Warfarin, poiché la somministrazione concomitante di mirtillo rosso americano può potenziare l’effetto anticoagulante del farmaco stesso. L’interazione tra il succo di cranberry e il warfarin è biologicamente plausibile, in quanto il warfarin viene metabolizzato dal citocromo P450 (CYP2C9) e il succo di cranberry contiene flavonoidi che inibiscono gli enzimi CYP. Benché vi sia mancanza di dati conclusivi, si consiglia comunque vigilanza nella contemporanea somministrazione di cranberry e warfarin.
  • Antagonisti dei recettori H2 e inibitori di pompa protonica, poiché l’assunzione concomitante della pianta può ridurne l’efficacia terapeutica.

Evitare comunque l’assunzione di cranberry in caso d’ipersensibilità nota verso uno o più componenti, in caso di allergia all’acido acetilsalicilico e in pazienti affetti da gastrite atrofica, ipocloridria, calcoli renali e diabete (in quest’ultimo caso, l’uso del cranberry è controindicato solo se le preparazioni che lo contengono e che si devono utilizzare sono dolcificate con zucchero). Inoltre, a causa del rischio di formazione di calcoli renali di acido urico, l’utilizzo del mirtillo rosso americano è controindicato anche nei pazienti con iperuricosuria.

Alla luce di quanto finora detto, pertanto, si rinnova ancora una volta l’invito al consulto con il proprio medico prima di assumere il cranberry e i prodotti che lo contengono, a maggior ragione se si soffre di disturbi o malattie di qualsiasi tipo, se si stanno seguendo terapie farmacologiche e/o se ci si trova in particolari condizioni (ad esempio, gravidanza, allattamento al seno, presenza di allergie, ecc.).

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