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Karkadè | Hibiscus Sabdariffa

Il Karkadè (Hibiscus sabdariffa L.) è una pianta della famiglia delle Malvaceae, genere Hibiscus.

È una pianta perenne, che può raggiungere i tre metri di altezza; le foglie sono verdi con margine leggermente dentato e lamina trilobata; i fiori hanno cinque petali riuniti in un calice rosso e carnoso; il calice viene raccolto dopo la fecondazione, quando aumenta di dimensione e diviene carnoso. È una pianta diffusa in Africa e Asia, conosciuta per l’utilizzo dei suoi calici nella produzione di una bevanda che si ottiene tramutando in infuso i petali secchi dei fiori di ibisco e prende il nome di karkadè o Tè rosa dell’Abissinia. La bevanda che si ottiene è rinfrescante e dissetante, lievemente acidula e agrumata e dall’inconfondibile colore rosso intenso, dalle proprietà diuretiche, lenitive e antinfiammatorie.

La parola karkadè deriva dal nome karkadeb, il modo in cui la pianta è chiamata nel dialetto Tacruri, in Etiopia. Questa bevanda è conosciuta anche con altri nomi come tè rosso, tè rosso d’Abissinia, tè Nubiano, Acetosa Giamaicana o tè d’ibisco.

Il karkadè è molto apprezzata in Africa, dove oltre alla versione rossa se ne consuma anche una verde e viene consumata sia calda sia fredda; oggi è diffuso anche in Europa, dove è arrivato dopo il periodo coloniale, É una delle piante note nella medicina ayurvedica per la cura di varie patologie e disfunzioni fisiologiche.

Il consumo di karkadè ha azione antinfiammatoria e antiossidante ed è utile per proteggere i vasi sanguigni e a contrastare la fragilità capillare varici, le emorroidi, la couperose e la cellulite. Le proprietà diuretiche dell’infuso di karkadè, contribuiscono ad abbassare la pressione sanguigna e, unite all’azione antinfiammatoria e antiossidante i possono migliorare il decorso delle infezioni e delle infiammazioni a carico delle vie urinarie come la cistite e aiutare a combattere la ritenzione idrica. Inoltre, il karkadè ha azione emolliente e blandamente lassativa, dunque il suo consumo può aiutare ad alleviare la stipsi cronica. Diversamente dal tè, il karkadè non contiene caffeina, ma presenta comunque un’azione tonica che aiuta a combattere stanchezza e astenia.

I benefici del karkadè sono attribuiti alla presenza di numerosi principi attivi tra cui acido ibiscico, acido citrico, acido ossalico, acido tartarico, acido malico, antociani, acido ascorbico, tannini, mucillagini e fitosteroli presenti nella droga della pianta.

La pianta è in grado di proteggere fegato e reni dai danni causati da chemio e radioterapia grazie alla presenza in essa di composti chimici quali la gossipetina, i glucosidi, l’acido ibiscico, gli antociani e l’acido 3-4,diidrossibenzoico, in grado di contrastare la formazione di radicali liberi. L’olio essenziale, ricavato dai semi di Ibisco, ha proprietà ipocolesterolemizzanti grazie alla presenza di acidi grassi essenziali e vitamina E.

I fiori hanno azione diuretica mentre le radici trovano impiego nella preparazione di amari liquorosi.

Le bevande a base di Hibiscus, come il karkadè, possono ridurre i livelli plasmatici di clorochina, riducendone l’efficacia. Inoltre bere karkadè prima di assumere paracetamolo può aumentare la velocità di eliminazione del farmaco dall’organismo. In caso di dubbi è bene chiedere consiglio al proprio medico. Il consumo di Hibiscus durante la gravidanza è sconsigliato; alcuni dati suggeriscono infatti che potrebbe promuovere le perdite mestruali e quindi aumentare il rischio di aborto. Inoltre l’Hibiscus può ridurre i livelli ematici di zucchero e quindi deve essere assunto con cautela da chi è in trattamento farmacologico contro il diabete e da chi ha in programma un intervento chirurgico (è sempre bene chiedere consiglio a tal proposito al proprio medico).

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