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Corbezzolo | Arbutus unedo

Il corbezzolo (Arbutus unedo L., 1753), chiamato anche  lellarone, ciliegia marina o albatro, è arbusto di dimensioni medio grandi o un albero da frutto, sempreverde, con sviluppo abbastanza disordinato, appartenente alla famiglia delle Ericaceae e al genere Arbutus. È diffuso nei paesi del Mediterraneo occidentale e sulle coste meridionali dell’Irlanda. I frutti vengono chiamati corbezzole o talvolta albatre.

Uno stesso arbusto può ospitare contemporaneamente fiori e frutti maturi per il particolare ciclo di maturazione. Questo, insieme al fatto di avere foglie persistenti, alla piacevole fioritura e agli abbondanti frutti decorativi, alla presenza contemporanea sull’albero di tre vivaci colori (il rosso dei frutti, il bianco dei fiori e il verde delle foglie), fa sì che stia ritornando di moda e non è raro vederlo impiegato anche in piccoli giardini di città come esemplare singolo o per la creazione di siepi rustiche.

I fiori sono riuniti in pannocchie pendule che ne contengono tra 15 e 20. La corolla è di colore bianco-giallastro o rosea, urceolata e con 5 piccoli denti ripiegati verso l’esterno larghi 5-8 millimetri e lunghi 6-10 millimetri. Le antere sono di colore rosso scuro intenso con due cornetti gialli. I fiori del corbezzolo compaiono in novembre e sono ricchi di nettare. Per questa ragione, quando il clima non è eccessivamente rigido, essi attirano molte api, fornendo loro il cibo nel periodo tardo autunnale, quando oramai le altre piante sono già sfiorite.  Dai fiori di corbezzolo si ricava dunque l’ultimo miele della stagione, pregiato per il suo sapore particolare, amarognolo e aromatico. Questo miele è prezioso anche perché non sempre le api sono ancora attive al momento della fioritura e non tutti gli anni è possibile produrlo, essendo la fioritura in ottobre-novembre.

Nell’autunno dell’anno seguente i fiori danno origine ai frutti, bacche rotonde, del diametro di circa 2cm., carnose, con la superficie granulosa – turbercolata, di un bel rosso – arancio, che contengono nel loro interno numerosi piccoli semi, e che a maturità, quando diventano di colore rosso scuro, hanno un sapore dolciastro che tuttavia alcuni giudicano stucchevole. La particolarità di questa piante risiede nel fatto che nella stessa pianta si trovano frutti maturi e fiori contemporaneamente.

I frutti sono eduli, hanno una maturazione che si conclude a ottobre-dicembre dell’anno successivo, quando si hanno i nuovi fiori; si possono consumare direttamente, conservarli sotto spirito, utilizzarli per preparare confetture, mostarde e liquori, cuocerli nello zucchero per caramellarli; con la fermentazione forniscono una buona acquavite e facendoli macerare per 10-30 giorni in soluzione alcolica se ne ottiene un delicato liquore in uso specialmente nelle Marche e in Corsica. Nelle Marche, e specificamente nella zona del promontorio di Monte Conero, una secolare tradizione voleva che gli abitanti della zona accorressero nel giorno dei santi Simone e Giuda (28 ottobre) nelle selve per cibarsi abbondantemente dei frutti del corbezzolo incoronandosi dei rami della pianta, perpetuando così un rito bacchico rivisitato in chiave cristiana. Oggigiorno la festa del corbezzolo non è più celebrata ufficialmente, ma gli abitanti della zona del Conero amano ancora recarsi nei boschi del promontorio per raccogliere i corbezzoli durante le belle giornate autunnali.

La pianta viene utilizzata a scopo ornamentale in parchi e giardini per il colore rosso intenso dei propri frutti presenti sulla pianta contemporaneamente ai bei grappoli di fiori bianchi ed anche per il denso e lucido fogliame. Il legno di corbezzolo è un ottimo combustibile per il riscaldamento casalingo utilizzato su camini e stufe, ma il suo utilizzo maggiore è per gli arrosti grazie alle sue caratteristiche aromatiche. Il corbezzolo è un legno molto robusto e pesante; dopo circa 60 gg dal taglio può perdere fino al 40% del suo peso.

In passato le foglie del corbezzolo, essendo ricche di tannini e arbutoside, venivano utilizzate per la concia delle pelli.

Preparate in decotto hanno caratteristiche diuretiche, astringenti e antisettiche. I frutti hanno effetto antidiarroico. Essi contengono però un alcaloide che può causare, in persone particolarmente sensibili a esso, inconvenienti di solito non gravi.

Il termine generico Arbutus ha un’antichissima derivazione di origine celtiche ar = aspro, butus = cespuglio, mentre quello specifico unedo deriva dal latino unus = unum + edo = mangio “(ne) mangio uno (solo)” gli fu assegnato da Plinio il Vecchio, facendo una chiara allusione alla scarsa gustosità dei suoi frutti. Virgilio, nell’Eneide, afferma che sulle tombe i parenti del defunto erano soliti depositare rami di corbezzolo e i romani gli attribuivano poteri magici. Si dice che porti fortuna tenere appeso in casa un ramoscello di Corbezzolo con tre frutti.

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