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Digitale Lanata | Digitalis lanata Ehrmardt

Il genere Digitalis comprende una vasta varietà di piante erbacee biennali originarie del continente europeo ma diffuse ormai in tutto il mondo.

La digitale rossa (nome scientifico Digitalis purpurea L., 1753) è una pianta erbacea perenne dai grandi fiori purpurei, con fusto eretto, cilindrico, glabro nella parte inferiore, cotonoso nella parte superiore, alto 80-120 cm.; appartiene alla famiglia delle Plantaginaceae (Scrophulariaceae) . Le foglie sono alterne, grandi oblungo-lanceolate o lanceolate, glabre con il margine cigliato, le inferiori picciolate, le superiori sessili. I fiori di colore biancastro, venati di bruno sono raccolti in racemo terminale allungato. Il calice è diviso in 5 lobi lanceolati, tomentosi. La corolla con il tubo panciuto è vellutata, glandulosa, divisa in 4 lobi disuguali, il labbro superiore è bifido e più corto di quello inferiore. Gli stami sono 4, didinami rinchiusi nel tubo corollino. Il frutto è una capsula ovoide bivalve.

L’epiteto generico deriva dal termine latino digitus, che significa dito, in riferimento alla caratteristica forma a ditale del suo fiore; l’epiteto specifico deriva dal termine latino lana, lanae, “tomentoso, lanoso” in riferimento alla peluria che ricopre i fiori.

È una pianta originaria dell’Europa orientale e da noi coltivata a scopo industriale. La Digitalis lanata, come altre specie di Digitale, è altamente tossica in tutte le sue parti. Conserva le foglie tutto l’anno, fiorisce tra giugno e luglio, e i semi giungono a maturazione ai primi di settembre. I fiori sono ermafroditi e sono impollinati dalle api.

Le foglie della pianta contengono glicosidi farmacologicamente attivi (digitossina e digossina) che hanno potenti effetti sul cuore: aumentano la forza di contrazione del muscolo cardiaco (effetto inotropo positivo) ed hanno proprietà antiaritmiche. In particolare, i principi attivi della Digitalis esercitano la loro azione inibendo l’attività della ATPasi sodio-potassio. L’inibizione della Na+/K+-ATPasi a sua volta causa un aumento non solo del Na+ intracellulare, ma anche del calcio, che a sua volta produce un aumento della forza di contrazione del muscolo cardiaco. In altre parole, al giusto dosaggio, la tossina della Digitalis può far aumentare la frazione di eiezione cardiaca. Pertanto, i principi attivi sono principalmente indicati nella terapia dell’insufficienza cardiaca; tuttavia le stesse sostanze, se assunte in dosi eccessive, possono causare seri problemi, quali aritmie e blocchi cardiaci, talora letali. È inserita nell’elenco delle piante officinali spontanee soggette alle disposizioni della legge 6 gennaio 1931 n. 99.

Tuttavia, digitossina, digossina e molti altri glicosidi cardioattivi, come la ouabaina, sono conosciuti perché sono in grado di rendere ripide le curve di risposta al dosaggio, cioè un leggero aumento nel dosaggio di queste sostanze può fare la differenza tra una dose innocua e una fatale. Ha anche un effetto vagale sul sistema nervoso parasimpatico, e come tale è usata nell’aritmia cardiaca rientrante e per rallentare la velocità ventricolare durante la fibrillazione atriale.

L’intossicazione da digitale derivante da sovradosaggio può manifestarsi con una visione in itterico (giallo) e con la comparsa di contorni confusi (aloni), e bradicardia; i sintomi comprendono inoltre nausea e vomito. La possibile insorgenza di blocco atrio-ventricolare può condurre ad arresto cardiaco e morte.

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