Microbiota

Intestino, microbiota e infiammazione cronica di basso grado

Fa’ che il cibo sia la tua medicina e che la tua medicina sia il cibo | Ippocrate di Coo (460 a.C. circa – Larissa, 377 a.C.)

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L’intestino è la parte dell’apparato digerente compresa tra lo stomaco e l’orifizio anale che, con i suoi 32 metri quadrati di superficie, rappresenta l’organo interno più esteso del corpo umano. L’intestino ha molteplici funzioni indispensabili per il nostro organismo, come la funzione di assorbimento dei nutrienti, la funzione protettiva da agenti patogeni e la funzione difensiva tramite la sintesi di cellule immunitarie. Anatomicamente l’intestino si suddivide in due parti principali: l’intestino tenue e l’intestino crasso.

Dopo aver lasciato lo stomaco, cibo e acqua arrivano nell’intestino tenue, dove iniziano il loro viaggio verso la digestione. L’intestino crasso è invece la parte finale del processo digestivo, ed è composto da colon e retto.

L’intestino tenue è la parte più lunga dell’intestino, con i suoi 4-5 metri di lunghezza. La maggior parte del processo digestivo si svolge in questa parte dell’intestino. L’intestino tenue inizia dal piloro. Si suddivide in tre tratti consecutivi denominati duodeno, digiuno e ileo. L’ultimo tratto termina con la valvola ileo-cecale, che separa l’intestino tenue dall’intestino crasso. All’interno dell’intestino tenue avvengono: l’attività digestiva, l’assorbimento dei nutrienti, in particolare della vitamina B12, e degli enzimi digestivi.

Nell’intestino risiede il microbiota (una volta chiamato comunemente flora batterica), ovvero un insieme di microrganismi che svolgono numerose funzioni indispensabili per il nostro corpo e che assumono il ruolo di secondo cervello.

In condizioni normali questi microrganismi mantengono l’equilibrio batterico all’interno di tutto l’organismo, alimentando il sistema immunitario e rafforzandolo. Quando si ingeriscono alimenti che contengono bacilli già presenti nell’organismo, l’intestino ne consente il tacito ingresso riconoscendo in essi una struttura “familiare”. Nel momento in cui, invece, viene a contatto con germi (virus, batteri, funghi, ecc.), che non sono già presenti naturalmente nel nostro corpo, allora l’intestino interviene per eliminarli, attivando quindi una risposta immunitaria.

Pertanto, l’intestino, oltre a provvedere alla funzione di assorbimento dei nutrienti, svolge anche una funzione ha molteplici funzioni indispensabili per il nostro organismo, tra cui: la funzione protettiva da agenti patogeni e la funzione difensiva tramite la sintesi di cellule immunitarie.

Tuttavia, a causa di fattori molteplici, dai cambiamenti nell’alimentazione, l’assunzione di antibiotici, antifungini, ormoni, l’abuso di alcool e l’azione di batteri estranei, le condizioni di equilibrio del microbiota possono venir meno dando vita ad una condizione di squilibrio batterico definita “disbiosi”.

La nuova condizione (disbiosi) nell’intestino vede l’aumento di microrganismi potenzialmente patogeni, che prendono il sopravvento sui rispettivi fisiologici controllori. L’organismo può accusare disturbi che interessano sia l’apparato digerente che tutti gli altri apparati, anche da esso distanti, tra cui: afte, stomatite, problemi digestivi, colite, sensibilità al glutine, sindrome del colon irritabile, diarrea, stipsi, infezioni delle vie urinarie, infezioni vaginali per le donne, infezioni prostatiche per gli uomini, ipofertilità, allergie alimentari, allergie ai pollini o alla polvere, asma, eczemi, dolori a ossa, muscoli, articolazioni, disturbi neurologici, varie malattie metaboliche.

Come accennato, l’organismo reagisce in modo automatico e si difende dagli attacchi esterni generando una condizione infiammatoria, cosiddetta fisiologica, che non viene percepita dal portatore, che dunque non accusa alcun sintomo riferibile ad essa.

L’infiammazione, detta anche risposta infiammatoria, flogosi o risposta flogistica, è un meccanismo di difesa dell’organismo che si attiva in presenza di danni ai tessuti di varia natura, incluso quello causato da agenti patogeni (batteri, virus, parassiti, funghi) in grado di provocare malattie. Se la risposta ha una breve durata (generalmente, si risolve nel giro di pochi giorni) si parla di infiammazione di tipo acuto; essa ha un inizio improvviso ed è caratterizzata da fenomeni che coinvolgono prevalentemente i vasi sanguigni; indipendentemente dalla causa scatenante, l’infiammazione acuta porta all’eliminazione dell’infezione, alla riparazione delle lesioni, più in generale al ritorno dell’organismo allo stato di salute in un tempo più o meno breve ma ben delimitato nel tempo.

In alcuni casi, tuttavia, questa condizione flogistica progredisce fino ad alterare l’equilibrio del sistema immunitario, impedendogli di terminare l’episodio infiammatorio, protraendolo oltre il dovuto e favorendo lo sviluppo di malattie infiammatorie croniche immuno-mediate, come per esempio il morbo di Crohn e la retto-colite ulcerosa. Si parla allora di infiammazione di tipo cronico.

Esiste tuttavia un altro tipo di risposta infiammatoria, ancora più pericolosa per l’organismo e che è l’infiammazione cronica di basso grado (Low-grade Chronic Inflammation), una condizione patologica subdola, talvolta occulta per anni in cui i normali meccanismi dell’infiammazione rimangono erroneamente attivati e progressivamente logorano l’organismo. Come infiammazione latente (non segnalata da sintomi), essa progredisce lentamente ed “in sordina” causando problematiche di varia natura che di rado vengono ricondotte ad essa. Per questo motivo è spesso difficile identificarla con certezza. Le problematiche causate producono piccole alterazioni a livello metabolico, immunitario ed endocrino che possono, alla fine, esitare in malattie anche gravi.

Per questo motivo, preservare un buon bilanciamento del microbiota diventa indispensabile per favorire il nostro benessere e per scongiurare l’insorgenza di gravi patologie degenerative.

Ruolo del microbiota nell’infiammazione cronica di basso grado dell’intestino

Si è detto che la risposta infiammatoria è coinvolta sia nelle condizioni acute che croniche ed è simile alla risposta immunitaria.

Dopo un trauma la risposta infiammatoria è una fase importante del processo di guarigione, attraverso la liberazione delle citochine TNF-alfa, interleuchina-1 e interleuchina-6 da parte dei neutrofili e dei macrofagi la permeabilità del tessuto aumenta, favorendo il rimodellamento del tessuto stesso e, di conseguenza, la guarigione. I neutrofili attirati nella zona del trauma e stimolati dalle interleuchine-1Beta producono le prostaglandine E2 che inducono il dolore.

La sintesi di prostaglandine è generata dall’enzima COX-2 ed è necessaria durante le prime fasi della rigenerazione del tessuto muscoloscheletrico; per questo motivo è molto importante, in fase acuta, evitare l’utilizzo di farmaci inibitori della COX-2 per un recupero ottimale.

Inoltre la membrana cellulare consiste in un doppio strato fosfolipidico che include acido arachidonico, un derivato del grasso Omega 6.

Quando il tessuto è esposto a lesione l’enzima fosfolipasi A2 rilascia acido arachidonico dalla membrana cellulare, questo viene modificato dagli enzimi ciclossigenasi COX e lipossigenasi LOX in ecosanoidi infiammatori generatori di dolore; quindi più la dieta è ricca di cibi contenenti Omega 6 (carne e olio vegetali idrogenati) più la risposta infiammatoria sarà forte e più si genererà dolore.

In sintesi, dopo un evento traumatico, la fase infiammatoria acuta è necessaria al corpo e non dovrebbe essere inibita dai farmaci anti-infiammatori; nel caso il dolore sia insopportabile è meglio assumere un anti-dolorifico, e, appena possibile, non assumere farmaci.

Per evitare una risposta infiammatoria acuta intensa sarebbe bene bilanciare la dieta con grassi Omega 3, riducendo i grassi Omega 6.

Diversamente dall’infiammazione acuta che è funzionale alla guarigione dell’organismo, l’infiammazione cronica è dannosa in quanto abbassa la soglia della nocicezione innestando un circolo vizioso tra infiammazione e dolore.

Inizia con la produzione in eccesso di radicali liberi che si presenta come una risposta mitocondriale cellulare a stress interni o ambientali. Questa risposta mitocondriale attiva le citochine pro-infiammatorie coinvolte nel dolore cronico di molte patologie: la citochina TNF-alfa può essere usata come biomarker per la neuropatia diabetica, le citochineIL-6 e TNF-alfa sono associate ad un dolore aumentato nell’osteoartrite di ginocchio, livelli sistemici di hs-CRP (proteina C reattiva ad alta sensibilità) riflettono infiammazione sinoviale in pazienti con osteoartrite.

Le citochine infiammatorie si trovano in tutti i tessuti, anche negli adipociti; questo può essere il motivo per cui le persone obese hanno valori più alti di CRP e di conseguenza più dolore. Il TNF-alfa viene secreto principalmente dai macrofagi, la presenza di macrofagi è stata rilevata in dischi intervertebrali sintomatici, ma non in dischi intervertebrali degenerati e asintomatici. Il TNF-alfa viene inibito dall’attività fisica.

citochine proinfiammatorie citochine antinfiammatorie
l’interleuchina-1 (IL-1) l’interleuchina-4 (IL-4)
l’interleuchina-2 (IL-2) l’interleuchina-10 (IL-10)
l’interleuchina-6 (IL-6) il fattore di crescita trasformante-β (FCT-β
l’interleuchina-8 (IL-8) gli interferoni
il fattore di necrosi tumorale (TNF)  

Vi sono varie cause che possono favorire l’insorgenza di una infiammazione cronica di basso grado tra cui:

  • infezioni e infiammazioni acute risolte parzialmente o troppo velocemente per uso di terapie farmacologiche soppressive, infezioni croniche batteriche e virali
  • dieta incongrua
    • eccessivo consumo di grassi saturi di origine animale e vegetale (carne, latte, burro, strutto, olio di palma, cocco, ecc.)
    • scarsa quantità di frutta e verdura
    • eccessivo uso di carboidrati ad alto indice glicemico
    • acidi grassi trans di origine industriale
    • scarso introito di acidi grassi polinsaturi a lunga catena di tipo omega 3 (pesce)
    • scarsa quantità di fibre vegetali
    • elevata assunzione di proteine (la quantità di proteine da assumere quotidianamente, se non si svolge un’attività fisica ad alto consumo energetico, è di 0,8 grammi x ogni Kg corporeo.
  • alterata distribuzione degli alimenti nel corso della giornata (non rispettando i fisiologici ritmi cicardiani metabolici-ormonali)
  • sedentarietà, scarsa attività fisica (talvolta anche un eccesso)
  • resistenza all’insulina
  • intolleranza alimentare
  • disfunzione gastroenterica
  • carenze nutrizionali
  • distress cronico (psico-emotivo, ma non solo)
  • deficit di sonno, o spostamento dell’addormentamento ad ore non fisiologiche e più tardive
  • inquinamento ambientale e fumo di sigaretta
  • farmaci
  • traumi e incidenti, lutti, maltrattamenti fisici o psichici, riduzione dello status socio-economico, divergenze tra valori propri e sociali comuni, fattori ereditari o acquisiti durante il periodo fetale …

In conclusione, l’intestino è un organo molto importante e comunica direttamente con il sistema nervoso centrale tramite il nervo vago; un’alterazione della flora batterica intestinale dovuta a infezioni, assunzioni di farmaci a lungo termine, intolleranze alimentari, carenze nutrizionali ed elevata assunzione di proteine genera una risposta infiammatoria sistemica ed espone l’organismo ad una condizione di dolore cronico.

Anche la resistenza all’insulina svolge un ruolo importante, Appena i recettori cellulari diventano meno sensibili all’insulina il tessuto diventa insulino-resistente; questo processo rende più difficile il trasferimento, da parte dell’insulina, del glucosio dal sangue alle cellule dove può essere utilizzato come energia.

L’aumentata assunzione di grassi saturi e di carboidrati ad alto indice glicemico e scarso apporto nutritivo favorisce uno stato pro-infiammatorio, con conseguente deposito lipidico nei muscoli, rendendoli meno responsivi all’insulina.

Questo genera una reazione a catena: il pancreas risponde con un aumento della produzione di insulina per trasferire il glucosio in eccesso nelle cellule; l’aumentata produzione d’insulina stimola il fegato tramite il glucagone a produrre più glucosio; i valori ematici di glucosio s’innalzano ulteriormente e il fegato diventa insulino- resistente; non riuscendo più ad inibire la produzione di glucosio anche il pancreas accomula lipidi nelle cellule, creando una disfunzione con minor output insulinico. Questo processo porta ad una sindrome metabolica caratterizzata da:

  • aumentata glicemia a digiuno
  • trigliceridi elevati
  • elevato colesterolo totale e LDL
  • diminuito colesterolo HDL
  • elevati valori ematici di proteina C-reatttiva
  • aumentata pressione arteriosa

La resistenza all’insulina è influenzata, oltre che dall’assunzione di grassi saturi e di carboidrati ad alto indice glicemico, anche da altri fattori:

  • insufficiente attività fisica
  • stress, l’epinefrina altera la sensibilità dei tessuti all’insulina
  • carenza di sonno
  • pesticidi
  • carenza di magnesio

Per riconoscere la resistenza all’insulina bisogna prestare attenzione ad alcuni segni e sintomi:

  • aumentato rapporto della misura della vita rispetto all’anca (accumulo di grasso attorno alla vita), superiore a 0,80 per le donne e a 0,95 per gli uomini
  • astinenza da zucchero (voglia di qualcosa di dolce)
  • affaticamento, specie post prandiale
  • glicemia a digiuno elevata
  • colesterolemia e/o trigligeridemia elevata
  • diminuito colesterolo HDL
  • aumentato colesterolo LDL
  • ipertensione arteriosa
  • elevata CPR-hs (proteina C-reattiva ad alta sensibilità)
  • dolore persistente

Per contrastare uno stato proinfiammatorio, può essere utile ricorrere ad una dieta antinfiammatoria che prevede di:

  • Ridurre l’introito calorico: l’infiammazione silente è autoprodotta dalle nostre cellule grasse e solo riducendone il volume si riduce la produzione di citochine. Solo dopo aver perso peso si può pensare di ricavare un beneficio da una alimentazione ricca di cibi anti infiammatori come cereali e cibi integrali
  • Seguire una dieta a basso indice glicemico ed elevato apporto di sostanze nutritive ovvero consumare tante verdure, soprattutto a foglia verde (meglio se cotte per facilitarne la digestione), cereali integrali e legumi. Consumare molta frutta (rigorosamente di stagione!), più porzioni al giorno e variandone i colori!
  • Evitare tutti i prodotti raffinati e preconfezionati contenenti farina bianca, zuccheri semplici, oli e margarine vegetali (biscotti, crackers, torte, merendine, patatine, salatini, caramelle, bevande gassate ecc.)
  • Assumere un giusto quantitativo e qualitativo di acidi grassi.
    • I grassi saturi sono di derivazione animale e si trovano nel burro, strutto, carni rosse e formaggio, ma anche in alcuni prodotti vegetali, come la margarina; sono da evitare perché aumentano il livello di colesterolo nel sangue e attivano geni proinfiammatori.
    • I grassi insaturi, invece, hanno sul colesterolo l’effetto contrario, abbassandone il livello nel sangue, e attivano geni antinfiammatori. I grassi insaturi si trovano sia in alimenti di origine animale che vegetale. I grassi insaturi si dividono in:
      • monoinsaturi: sono presenti soprattutto negli oli vegetali, nell’avocado, nelle mandorle, nelle nocciole o nei pistacchi;
      • polinsaturi (o Pufa): si trovano nel pesce (specialmente quello azzurro), negli oli vegetali e nella frutta secca. In particolare contengono omega 3 e omega 6.

Mantenere un buon rapporto tra gli acidi grassi essenziali, assumendo acidi grassi omega-3 (olio e semi di lino, olio di oliva, semi di chia, alici, sgombro, salmone) e omega-6 (frutta secca, mandorle, noci) a favore degli omega-3.

Il giusto rapporto tra omega-6 (n-6) e omega-3 (n-3) dovrebbe essere di 4:1.

  • Praticare movimento e attività fisica con regolarità per aumentare la capacità antiossidante, ma senza esagerare altrimenti si corre il rischio contrario perché il nostro corpo non riesce a compensare lo stress e di conseguenza il danno ossidativo aumenta ulteriormente
  • Mantenere una buona idratazione, evitando bevande edulcorate e alcol.
  • Evitare il consumo di alcol, tabacco e droghe

Come si può facilmente notare si tratta di una riproposizione della ben nota quanto accettata  “dieta mediterranea”.

Redazione amaperbene.it

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