Il caldo uccide – le raccomandazioni dell’OMS
Pillole di conoscenza
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L’Europa si sta riscaldando a un ritmo doppio rispetto alla media del pianeta e il drammatico impatto dei cambiamenti climatici globali sulla salute pubblica – che si misura anche in termini di mortalità evitabile – è particolarmente letale in Italia.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), negli ultimi quattro anni le ondate di caldo estremo hanno causato oltre 200.000 decessi prematuri nel continente. In risposta a questa emergenza, l’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS ha appena pubblicato la seconda edizione del suo documento strategico per contrastare gli effetti sulla salute (Heat-Health Action Plans Guidance), che fornisce ai decisori e ai professionisti sanitari gli strumenti per passare da una gestione puramente emergenziale a una prevenzione strutturale.
Dalla gestione dell’emergenza alla nuova normalità
Secondo il report dell’OMS, l’invecchiamento demografico, la rapida urbanizzazione (con il conseguente effetto sulla formazione delle cosiddette isole di calore) e i cambiamenti climatici stanno creando una combinazione perfetta per l’aumento della morbilità e della mortalità legate al caldo.
Per affrontare la crisi, o meglio per gestire la situazione senza farsi sorprendere da fenomeni estremi che ormai fanno parte stabilmente dello scenario climatico e meteorologico, l’OMS ha delineato otto elementi chiave per quello che ha definito “Piani d’Azione Caldo-Salute” (heat–health action plans, HHAP). Tra questi spicca la necessità di efficaci sistemi di allerta integrati: non più semplici previsioni meteo, ma un’infrastruttura di messa in guardia basata sull’impatto reale atteso sulla salute, collegata a protocolli di risposta immediata.
Cruciale è anche la mappatura delle popolazioni a rischio, con identificazione proattiva dei soggetti fragili (anziani, pazienti cronici, donne in gravidanza, lavoratori all’aperto) come premessa necessaria per poter intervenire senza trascurare nessuno.
Infine, l’insistenza è sulla resilienza dei sistemi sanitari, in modo da mettere ospedali, RSA e cure primarie in condizione di gestire i picchi di domanda e garantire la continuità assistenziale, proteggendo contemporaneamente il personale sanitario.
“L’Europa si sta riscaldando più velocemente di qualsiasi altro continente e ne stiamo pagando il prezzo in vite umane” spiega Hans Henri P. Kluge, Direttore dell’OMS per l’Europa. “Più di 200.000 persone in tutta Europa sono morte a causa del caldo solo negli ultimi quattro anni. Questo deve finire. Il caldo è un killer silenzioso, ma non è inevitabile. Oggi, le nuove linee guida basate sulle evidenze dell’OMS che stiamo lanciando offrono alle autorità una chiara tabella di marcia per costruire i sistemi di preparedness che salvano vite. Abbiamo gli strumenti. Ora dobbiamo usarli”.
L’Italia ha un triste primato, ma è all’avanguardia nella sorveglianza
L’analisi dei dati OMS rivela una situazione complessa per l’Italia, che detiene il primato europeo quanto a numero di morti premature dovute al caldo estremo, seguita da Spagna, Germania e Grecia (che registra il tasso più alto di decessi per milione di abitanti).
Questo dato assoluto pone la sanità italiana di fronte a una sfida imponente, anche considerando l’invecchiamento della popolazione. Ma il documento dell’OMS cita l’Italia, insieme alla Francia, anche come modello di eccellenza nell’adozione di buone pratiche per quanto riguarda l’integrazione tra sistemi di allerta e risposta sanitaria, e segnala alcune peculiarità.
A differenza di modelli nazionali unici (per esempio quello della Svizzera) o basati puramente sulla temperatura percepita (come in Germania), il Centro di Coordinamento Nazionale italiano utilizza modelli di impatto che definiscono livelli di allerta basati sulla specifica associazione tra temperature massime e mortalità in ogni singola città, considerando anche l’acclimatazione stagionale.
Il report evidenzia come le autorità locali e le ASL attivino reti di supporto che includono visite domiciliari da parte dei medici di medicina generale e degli infermieri, telesoccorso (come il progetto Lazio ADVICE), e consegna di farmaci e spesa a domicilio per anziani soli. Il monitoraggio in tempo reale degli accessi al Pronto Soccorso e della mortalità giornaliera fornisce segnali tempestivi per rimodulare le risorse sanitarie sul territorio.
Il ruolo chiave dei professionisti sanitari
L’OMS traccia anche alcune raccomandazioni cliniche ed epidemiologiche rivolte ai professionisti sanitari in vista della stagione estiva.
Raccomanda la revisione proattiva delle terapie, prima dell’arrivo delle ondate di calore, per rivalutare nei pazienti fragili l’uso di farmaci che interferiscono con la termoregolazione, il bilancio dei fluidi o la funzionalità renale (diuretici, anticolinergici, antipsicotici e antipertensivi).
Il personale di primo contatto (MMG, farmacisti, infermieri di comunità) ha anche il compito di educare i pazienti al riconoscimento precoce dei sintomi da stress termico (esaurimento da calore, sincope, disidratazione) per prevenire il colpo di calore, vera e propria emergenza medica.
In questo contesto, le cure primarie giocano un ruolo vitale: i medici di medicina generale sono in prima linea nell’identificazione precoce dei rischi, nel fornire consigli tempestivi e nel garantire continuità delle cure e follow-up proattivo – anche con l’ausilio della telemedicina. Questi strumenti sono essenziali per alleggerire il carico sui Pronto Soccorso, garantendo il benessere e la sicurezza dei pazienti cronicamente instabili direttamente al loro domicilio.
Il documento fa anche il punto sul ruolo fondamentale dell’aria condizionata. È chiaro che la climatizzazione di massa non è una soluzione sociale sostenibile perché comporterebbe un aumento delle emissioni e dei consumi energetici – oltre che delle disuguaglianze sociali. Tuttavia, soprattutto per i soggetti vulnerabili il condizionamento dell’aria deve essere considerato alla stregua di un presidio medico.
Il messaggio che emerge dal lungo documento dell’OMS è chiaro: molte delle malattie e delle morti legate al caldo sono clinicamente e socialmente prevenibili. Il ruolo del medico non si esaurisce nel trattamento del sintomo acuto in pronto soccorso, ma diventa cardine di una strategia di educazione del paziente, alfabetizzazione sanitaria e gestione proattiva delle cronicità prima dell’arrivo della stagione estiva, sempre più caratterizzata da fenomeni meteorologici estremi.
Citazione: Il caldo uccide, in Italia più che nel resto d’Europa: le raccomandazioni dell’OMS - Univadis - 12 giugno 2026.



