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Emblica | Phyllanthus emblica

Phyllanthus Emblica, comunemente conosciuta come alma o uva spina indiana, appartiene alla famiglia delle Euphorbiaceae; è una pianta originaria di un’area che comprende l’Asia dell’est, Cina, subcontinente indiano, Myanmar, Thailandia, Cambogia, Laos, Vietnam, Malesia e Indonesia. Il suo habitat naturale è quello delle foreste miste, più secche in aree con boschi radi o arbusti, boschetti ad altitudini tra 200 e 2.300 metri nel sud della Cina.

Il termine Phyllanthus proviene dal greco φύλλον phýllon foglia e da ἄνϑοϛ ánthos fiore: per i fiori che spuntano alla base delle foglie. L’epiteto specifico emblica deriva da amblaki, nome vernacolare di questo arbusto nelle Molucche; il nome è pressappoco lo stesso in arabo (êmlidj) e in sanscrito (amalaki). Il Phyllanthus emblica è una pianta conosciuta con vari nomi, tra cui emblic, emblic myrobalan, myrobalan, uva spina indiana, albero di Malacca, amla (dal sanscrito amalaki).

Il Phyllanthus emblica è un albero di piccole e medie dimensioni, che può raggiungere circa 1-8 m di altezza e che è parzialmente decidua. I ramoscelli non sono glabri o finemente pubescenti, lunghi 10-20 cm, generalmente decidui. Le foglie sono semplici, subsessili e fittamente disposte lungo ramoscelli, di colore verde chiaro, simili a foglie pennate. I fiori sono di colore giallo-verdastri. Il frutto è pressoché sferico, di colore giallo verdastro chiaro, di aspetto abbastanza liscio e duro, con sei striature o solchi verticali, che matura in autunno; ha una colorazione gialla ed un diametro fino a 25 mm. I frutti delle piante selvatiche pesano circa 5,5 g, i frutti coltivati in media 28 – 50. Vengono usati i frutti e le foglie. L’alma produce frutti da ottobre a febbraio.

La pianta ha anche un significato religioso. Nel Buddhismo Theravada si afferma che la Phyllanthus Emblica sia usata come albero per raggiungere l’illuminazione (Bodhi). Non è un caso che questo albero sia considerato sacro dagli indù e la religione indù prescrive che i frutti maturi vengano mangiati per 40 giorni dopo un digiuno per ripristinare la salute e la vitalità.. È pratica comune per le casalinghe indiane cucinare i frutti con zucchero e zafferano e darne uno o due a un bambino ogni mattina. L’albero è celebrato con l’Amalaka Ekadashi, un giorno santo indù. E’ importante precisare che il culto degli alberi è parte integrante dell’induismo. L’induismo è una religione che pone le radici su un principio basilare: lo spirito universale (quello che noi chiamiamo “Dio onnipotente”) risiede in ogni cosa.

Di questa pianta si fa un uso sia alimentare che medicinale.

I frutti vengono consumati sia crudi che cotti. Hanno un sapore acido, piuttosto astringente, non si consumano spesso crudi se non accompagnati da zucchero, sale o peperoncino per moderarli. Il sapore astringente può essere rimosso lasciando i frutti in salamoia per alcuni giorni.

I frutti sono più comunemente usati per fare marmellate, gelatine, crostate, chutney, ecc. Il frutto è spesso usato come spuntino lungo la strada per dissetarsi; ricco di pectina, si dice che il frutto sia una delle fonti naturali più ricche di vitamina C, ed è anche una buona fonte di carboidrati e minerali. Il frutto maturo contiene dall’1 all’1,8% di vitamina C.

Si possono consumare anche le foglie ed hanno un sapore amaro.

I semi producono circa il 16% di un olio giallo brunastro con acido linoleico (44%), acido oleico (28,4%), acido linolenico (8,8%), acido stearico (2,2%), acido palmitico (3,0%) e acido miristico (1,0 %) ed è utilizzato nella produzione di sale nero.

I frutti, la corteccia e le foglie sono ricchi di tannino.

La polpa essiccata dei frutti acerbi contiene il 18 – 35% di tannino; il contenuto nei frutti maturi è molto più basso. La corteccia secca dello stelo contiene dall’8 al 20% di tannino. La corteccia dei ramoscelli è solitamente più ricca, contenendo il 12 – 24% di tannino a secco. Le foglie possono produrre dal 22 al 28% di tannino.

I tannini del frutto appartengono al gruppo dei gallotannini e degli ellagitannini, che danno per idrolisi grandi quantità di acido gallico, piccole quantità di acido ellagico e glucosio.Il tannino della corteccia appartiene al gruppo delle proantocianidine, che danno (+)leucodelfinidina per idrolisi. Il frutto è una fonte estremamente ricca di acido ascorbico; 100 g di succo contiene 600 – 1.300 mg ed a volte anche di più.

Il tannino del frutto previene o ritarda l’ossidazione della vitamina, così che i frutti possono essere conservati in soluzione salina o come polvere secca pur mantenendo il loro valore antiscorbutico.

I principi tannoidi sono potenti inibitori dell’aldoso reduttasi e possono essere efficaci nella gestione delle complicanze diabetiche, inclusa la cataratta.

I frutti sono una ricca fonte di pectina.

 

Molte delle applicazioni medicinali dei frutti possono essere attribuite alla presenza di acido ascorbico e all’azione astringente dei tannini, ma i frutti contengono anche altri composti attivi. Gli estratti di frutta hanno mostrato attività antiossidanti e antitumorali nei test in vitro e sugli animali. Hanno anche mostrato proprietà ipocolesterolemizzanti, antitosse, antiulcerative ed epatoprotettive e hanno mostrato una potente attività inibitoria sulla trascrittasi inversa dell’HIV; per quest’ultima attività la putranjivaina A era il composto isolato più attivo.

Dai frutti è stata isolata la fillemblina che potenzia l’azione dell’adrenalina; ha una blanda azione depressiva sul sistema nervoso centrale ed ha proprietà spasmolitiche.

Gli estratti di foglie hanno mostrato attività inibitoria sui leucociti umani e sulle piastrine, il che conferma almeno in parte le loro proprietà antinfiammatorie e antipiretiche.

I frutti hanno attività diuretiche, lassative e purgative e mostrano anche proprietà molluschicide e antimicrobiche. Sono un ingrediente principale di varie formule toniche ayurvediche; il frutto è dato per placare gli effetti dell’invecchiamento e per risanare gli organi.

I frutti acidi sono uno degli ingredienti di “triphala”, un tonico ayurvedico ringiovanente e lassativo basato su questa specie con aggiunta dei frutti di Terminalia bellirica e Terminalia chebula. Il succo del frutto viene somministrato anche per rafforzare il pancreas dei diabetici, nonché nel trattamento di problemi agli occhi, dolori articolari, diarrea e dissenteria.

I rami vengono potati e usati per il sovescio; si dice che correggano i terreni eccessivamente alcalini. L’albero è piantato come specie pioniera nel nord della Thailandia in progetti di riforestazione per ripristinare i boschi nativi – è piantato in boschi degradati e aree aperte in un mix con varie altre specie che hanno tutte la capacità di crescere rapidamente; produce corone dense e che sopprimono le erbacce, attirando la fauna selvatica che disperde i semi, in particolare uccelli e pipistrelli. La corteccia, così come le radici, le foglie e i frutti immaturi, sono molto apprezzati come fonte di tannini.

La corteccia dei germogli di diametro inferiore a 5 cm viene utilizzata per ottenere un buon tannino. La corteccia essiccata rapidamente contiene molto più tannino rispetto alla corteccia essiccata lentamente. Pertanto è stato consigliato di essiccare rapidamente la corteccia al sole.

Le foglie vengono utilizzate per tingere stuoie, vimini di bambù, seta e lana in colori marroni. I colori grigio e nero si ottengono quando si utilizzano sali di ferro come mordenti.

Le stuoie possono essere tinte di colori scuri con un decotto di corteccia.

I frutti sono usati per preparare un inchiostro nero e una tintura per capelli.

Rami e trucioli di legno vengono gettati in ruscelli fangosi per pulire l’acqua e conferire un gradevole sapore.  Le foglie essiccate vengono talvolta utilizzate come ripieno nei cuscini. Si dice che i frutti secchi abbiano proprietà detergenti e siano usati per lavare la testa in alcune parti del Nepal. Un olio fisso derivato dalla frutta agisce efficacemente come restauratore di capelli ed è utilizzato negli shampoo in India.

Un’usanza molto curiosa è la fabbricazione di vasi di ceramica simulati da una pasta di frutta bollita, che hanno la superficie decorata con semi colorati e impressi.

Il legno del Phyllanthus emblica è di colore rosso e a grana fitta, abbastanza pesante, duro ma flessibile, anche se molto soggetto a deformazioni e spaccature. Viene utilizzato per costruzioni minori, mobili, attrezzi, calci per armi, narghilè e tubi ordinari. È molto resistente quando sommerso e ritenuto utile per chiarificare l’acqua; è utilizzato per realizzare acquedotti grezzi e controventi interni per pozzi.

Il legno è usato come combustibile e come fonte di carbone dagli abitanti del villaggio; produce un carbone di buona qualità.

Per quanto detto, è facile comprendere perché dell’alma la tradizione indiana vuole che non si getti via nulla; nella medicina indiana sono tante le parti impiegati per la preparazione di infusi, lozioni, concentrati, tisane e altri rimedi naturali. Dell’uva spina indiana vengono usate foglie, radici, frutta, semi, cortecce e fiori. Nella medicina tradizionale indiana, l’uva spina (corteccia, foglie, semi, fiori e frutto) è impiegata per le sue proprietà: rinfrescante, diuretico, stomachico, antibatterico, antivirale, ringiovanente, afrodisiaco. In passato l’alma ha meritato l’appellativo di Rasayana, ovvero “ringiovanente” ed è sempre stato sinonimo di buona salute, longevità, buona memoria, forza, inoltre gli sono state attribuite anche proprietà afrodisiache.

Nella tradizione ayurvedica indiana ha trovato largo impiego come ricostituente a favore della forza fisica e mentale, e come aiuto alla conservazione dello stato di salute e ringiovanente nei confronti dei processi di invecchiamento; analogamente è stato impiegato come aiuto nelle difficoltà della digestione e nella stipsi e come antinfiammatorio, negli stati febbrili ed in presenza di tosse. Sempre la tradizione ayurvedica ci tramanda l’utilizzo di alma a sostegno dell’apparato cardio-vascolare, visivo e come sostegno alle funzioni cognitive. Nel sistema medico ayurvedico l’Alma viene ancora attualmente utilizzata in numerose e diverse sintomatologie correlate con anemia, iperacidità gastrica, diarrea, infiammazioni degli occhi, delle vie urinarie, leucorrea, ittero, debolezza, affaticamento epatico e come antitussivo.

L’alma può esercitare

  • azione ipoglicemizzante, in quanto estratti di alma sono in grado di ridurre i livelli di glucosio nel sangue sia in soggetti sani sia diabetici; l’emblica è un potente inibitore naturale dell’aldosoreduttasi, un enzima coinvolto nello sviluppo delle complicazioni dovute al diabete (es: la cataratta);
  • azione ipocolesterolemizzante, riduzione del colesterolo plasmatico e dei trigliceridi
  • azione antiossidante (grazie alla vitamina C, E e al picnogenolo), antiscorbutica ed epato-protettiva (grazie ai tannini) utile anche a contrastare i processi di invecchiamento cellulare sostenuti dallo stress ossidativo; i tannini dell’alma sarebbero anche in grado di prevenire il danno da sovradosaggio di ferro a livello del fegato in quanto inibitori della lipoperossidazione lipidica.  L’Emblica puo’ essere usata per casi di avvelenamento da metalli pesanti come l’arsenico viste le sue proprietà citoprotettive; l’effetto antiossidante è esaltato dalla presenza di una elevata quantità di vitamina C (445 mg/100g, circa 20 volte superiore a quella degli agrumi); l’effetto antiossidante della Vitamina C si somma all’effetto antiossidante dei tannini specifici (emblicanina A e emblicanina B) e dei polifenoli comportando una potente attività di riduzione dei processi ossidativi. Per questi motivi l’alma si dimostra di rilevante interesse come coadiuvante a contrasto dei processi di invecchiamento cellulare sostenuti dallo stress ossidativo
  • azione antinfiammatoria e antitussiva, utile nella prevenzione e nel contrasto dei sintomi a carico delle alte vie aeree
  • azioni antivirali e antimicrobiche. L’olio di Emblica è anche un buon antifungino.
  • azioni dermocosmetiche, con positivo effetto “anti-aging”, per la cura della pelle, come stimolatore della sintesi del collagene, con un complementare effetto anti-degradativo, eccellente per prevenire la comparsa dei capelli grigi oltre a rinforzare e lucidare i capelli in modo naturale.

Nel rizoma dell’Alma sono stati isolati sesquiterpeni ad attività antiproliferativa, chiamati filloemblichine (A,B,C) importanti per l’attivita’ antitumorale. Nel frutto, oltre all’acido gallico sono stati identificati nuovi composti fenolici suoi derivati, come gli esteri in posizione 2-O e 3-O ;-L-acido malico e mucico. L’emblicanina-A e B ottenute dal succo dei frutti dell’alma sono state paragonate alla vitamina E nell’uso preventivo dai danni di riperfusione dopo ischemia dimostrando un effetto cardioprotettivo dell’ E. Officinalis. Alcune ricerche hanno concluso che l’estratto di alma possiede attivita’ antisecretorie, antiulcera e citoprotettive a livello gastrico.

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