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Favagello | Ranunculus Ficaria

Il ranuncolo favagello (Ranunculus ficaria) è una pianta appartenente alla famiglia delle Ranunculaceae, comune ai bordi dei ruscelli; è una pianta erbacea perenne, glabra, con radici fascicolate e carnose, biancastre, e con tuberetti radicali bianco-brunastri (4,5 x 10 mm) a forma di fico oppure di dimensioni maggiori, oblunghi (lunghezza fino a 3 cm); fusti con asse cavo, prostrato-ascendenti e radicanti ai nodi, che si ergono solo con scapi uniflori alti fino a un massimo di 30 cm e con diametro max di 5 mm. Le foglie, cuoriformi, con il picciolo che abbraccia inferiormente il fusto, presentano una caratteristica insenatura, poco profonda, alla base. I fiori, di colore giallo brillante, hanno 8-12 petali e numerosi stami. La pagina inferiore dei petali (quella esterna) è di colore giallo-oro-verdastro. Il fiore non è bottinato dalle api. Periodo di fioritura: da gennaio a maggio (con variazioni altitudinali e regionali).

Il nome botanico specifico deriva dal latino ficárius = simile al fico, con un possibile richiamo alla forma delle foglie.

La R. ficaria L. è specie spontanea dell’Europa, Medio Oriente e Africa settentrionale; presente in tutto il territorio italiano, isole comprese, con popolamenti aventi, in qualche caso, il carattere di tribù locali. Preferisce zone fresche e umide dei prati ai margini dei boschi, o lungo i corsi d’acqua, nei piani basale e montano fino a 1300 m s.l.m.

Costituenti chimici sono: acidi fenolici, flavonoidi (camferolo, quercetina, apigenina, luteolina), minerali, vitamina C. Nei tuberi sono presenti saponine triterpeniche, aminoacidi, un disaccaride (genziobiosio). Nella pianta fresca ranuncolina (glicoside), protoanemonina (alcaloide) dopo la fioritura.

Questa pianta entra nella lista del Ministero della Salute per l’impiego non ammesso nel Settore degli Integratori Alimentari. Malgrado alcuni dei componenti le conferiscano un variabile grado di tossicità, è considerata commestibile, anche se soltanto prima della fioritura, durante e dopo la quale si sviluppa la protoanemonina, una sostanza irritante per le mucose e per la pelle. Le foglie giovani possono essere utilizzate fresche, in insalata, o cotte e consumate come gli spinaci. I tuberi sono nutrienti e possono essere cotti ed usati come contorno vegetale. I boccioli, ancora chiusi, in alcune culture vengono messi in conserva e utilizzati come i capperi.

E’ comunque consigliabile molta cautela nel consumo.

Per un uso cosmetologico, i componenti attivi rendono questa pianta irritante per pelle e mucose e non si conoscono usi cosmetici per essa.

Per uso topico, le saponine presenti esercitano attività antiemorrodale, fungicida e, insieme al tannino, hanno potere astringente. La protoanemonina presente nella pianta fresca ha proprietà antibatteriche, rubefacienti (richiama il sangue in superficie, alleggerendo la pressione interna), vescicatorie (proprietà contenute nei bulbilli) e revulsive (decongestionamento di un organo interno attraverso delle applicazioni sulla pelle).

La medicina popolare utilizzava questa pianta per “purificare” il sangue all’avvento della primavera e per uso esterno, contro ragadi ed emorroidi. Tuttavia si tratta di pianta velenosa per la presenza di glicosidi e saponine, per cui praticamente non si utilizza più.

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