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Attività biologiche del Tè

Il tè, oltre ad essere una bevanda molto gradevole, è anche una pianta dalle molteplici attività biologiche ed alla quale da millenni vengono attribuiti, soprattutto dalla medicina cinese, effetti positivi sulla salute. Per sommi capi, al tè verde vengono attribuite proprietà antiossidanti, antivirali e preventive nelle patologie croniche, dall’invecchiamento alle  malattie neoplastiche, mentre nel tè nero prevalgono le attività astringenti, data la maggiore presenza di metilxantine, e di stimolazione a livello del SNC (chiaramente in misura nettamente inferiore al caffè: infatti una tazza di tè contiene al massimo 50 mg di caffeina e in genere circa un terzo di quella contenuta in una tazzina di caffè). E’ bene tuttavia precisare che nonostante al tè vengano attribuite numerose proprietà, alcune delle quali confermate da diversi studi, non esiste l’approvazione ufficiale per alcun tipo di applicazione terapeutica.

Nel Kissa Yojoki (Libro del tè), il prete zen Eisai, descrisse nel 1191 gli effetti benefici del tè verde sui cinque organi vitali, in particolare il cuore. Il libro elenca le qualità medicinali del tè: allevia gli effetti dell’alcol, agisce come stimolante, cura la pustolosi, attenua la sete, allontana le indigestioni, cura il beriberi, previene la stanchezza, migliora la funzione urinaria e cerebrale.

Ma solo negli ultimi anni l’entità reale di questi benefici è stata studiata in maniera scientifica: ci sono evidenze secondo cui i bevitori regolari di tè verde mostrano minore incidenza di malattie cardiache e tumori [Palermo C et al, 2003].

Il 30 giugno 2005, in risposta a “Green Tea and Reduced Risk of Cancer Health Claim”, la FDA ha concluso che “non esiste alcuna evidenza credibile che dimostri il rischio ridotto di cancro gastrico, polmonare, colorettale, esofageo, pancreatico, ovarico, e misto”. Tuttavia la FDA ammise che esiste una piccola evidenza di beneficio sul cancro mammario e sul cancro prostatico da parte del tè verde [US FDA/CFSAN – Letter, 2004].

Come accennato, i benefici del tè verde corrispondono in massima parte ai benefici delle catechine che contiene, ovvero in particolare l’EGCG. La principale attività dell’EGCG è quella di potenziare le difese antiossidanti (catalasi, superossido dismutasi e glutatione perossidasi) e quindi diminuire il danno cellulare [Khan SA et al, 2007]. Questo produce effetti salutari su tutti i tessuti.

Resta ancora da capire perché le foglie che crescono all’ombra abbiano meno catechine, forse per proteggere le foglie dall’eccessiva luce solare. Il sapore amaro, così come le proprietà antimicrobiche ed antiossidanti delle catechine potrebbero inoltre proteggere le foglie da insetti, infezioni ed altri danni ambientali. Molti dei benefici del tè verde sulla salute dell’uomo sono basati su proprietà simili. Si è visto, infatti, che in numerosi modelli sperimentali i polifenoli del tè verde modulano molti dei fattori di rischio per le più comuni patologie (quali cancro, patologie cardiovascolari, diabete ed obesità) [Liao S, Kao YH, Hiipakka RA, 2001]. Sicuramente a determinare l’azione farmacologica di queste molecole un ruolo importante è svolto dalle proprietà antiossidanti, chelanti di metalli e di rimozione dei radicali liberi, ma alcuni effetti biologici probabilmente coinvolgono anche l’attività di modulazione di enzimi e di altri componenti cellulari.

Effetti sul metabolismo dei grassi e degli zuccheri.

Il tè verde sembra in grado di esercitare significativi effetti sul metabolismo dei grassi e degli zuccheri. Una relazione tra catechine del tè verde e diabete è nota ormai da molto tempo; il Bai-Yu-Cha è un preparato derivato dalle foglie del tè verde utilizzato nella medicina cinese per il trattamento di tale patologia [Stensvold I et al, 1992]. La somministrazione quotidiana di un estratto di tè verde arricchito in teaflavina, sotto forma di capsule da 375 mg, provocava in 12 settimane una diminuzione significativa del colesterolo totale e del colesterolo LDL [Maron DJ et al, 2003]. Risultati simili sono stati pubblicati in studi condotti da un gruppo di ricerca di Tokyo [Nagao T et al, 2005; Nagao T et al, 2007].

Il tè verde ha proprietà termogeniche e promuove l’ossidazione dei grassi in maniera superiore a quella provocata dal suo contenuto in caffeina di per sé [Nagao T et al, 2005]; tali effetti sarebbero dovuti alle catechine che stimolano il metabolismo ad accelerarsi ed eliminare gli adipociti in eccesso; tuttavia sotto questo aspetto è meglio consumarlo con discrezione perché attacca gli adipociti provocando una significativa riduzione di peso, e può influire sul funzionamento tiroideo; nove persone su dieci che consumano tè verde infatti sono gravemente sottopeso pur mangiando moltissimo [Dulloo AG et al, 1999]. Questo, insieme all’inibizione della lipasi pancreatica (l’enzima pancreatico che digerisce i grassi) e al conseguente rallentamento con cui questi grassi vengono assorbiti per via linfatica dopo il pasto, rende conto dell’effetto ipotrigliceridemizzante (riduce i livelli di trigliceridi ematici circolanti) [Ikeda I et al, 2005]. Inoltre il tè verde favorisce l’ossidazione dei grassi rispetto a quella degli zuccheri durante l’esercizio fisico moderato, e può migliorare la sensibilità all’insulina e la tolleranza al glucosio nel giovane adulto sano [Venables MC et al, 2008]. Per questo motivo, il tè verde viene frequentemente utilizzato nella dieta da soggetti che seguono programmi di riduzione del peso corporeo, con effetti evidenti seppure di entità modesta [Eichenberger P, Colombani PC, Mettler S, 2009; Dean S, Braakhuis A, Paton C, 2009].

É noto che la somministrazione di metilxantine (4-8 mg/kg) in soggetti normali od obesi stimola il metabolismo basale, l’idrolisi dei trigliceridi (lipolisi) e, conseguentemente, la concentrazione degli acidi grassi liberi nel plasma e la loro -ossidazione nei tessuti periferici [Westerterp-Plantenga MS, Lejeune MP, Kovacs EM, 2005].

Ma l’effetto del tè verde sul metabolismo basale non dipende solo, come si potrebbe pensare, dalla caffeina contenuta nel fitocomplesso, bensì è dato anche dalle preziose catechine, tra cui l’(-)-epigallocatechina-3-gallato, che hanno numerosi effetti tra cui quello di produrre un aumento della termogenesi [Kao YH et al, 2006]. L’attività di riduzione del peso corporeo di estratti di tè verde decaffeinati supporta tale ipotesi, suggerendo anche la possibilità di poter impiegare preparati privi effetti stimolanti centrali [Richard D et al, 2009]. Catechine del tè e caffeina sembrano tuttavia avere effetti sinergici ai fini di programmi di riduzione del peso [Phung OJ et al, 2010]. Uno studio nel ratto mostra un potente effetto soppressivo del tè verde sulla biosintesi dei grassi in ratti nutriti con una dieta iperlipidica, soprattutto grazie alla sua capacità di attivare il recettore beta adrenergico e quindi la termogenesi nel tessuto adiposo bruno [Choo JJ, 2003]. Sempre su ratti tenuti a dieta iperlipidica, l’(-)-epigallocatechina-3-gallato ha mostrato di ridurre sensibilmente la massa grassa e di migliorare significativamente il profilo lipidico con un effetto che sembra parzialmente mediato dalla modulazione di una serie di geni coinvolti in vari processi biologici quali l’adipogenesi, la lipolisi, la beta-ossidazione e la termogenesi [Lee MS, Kim CT, Kim Y, 2009].

Un altro studio sembra confermare, alla base del meccanismo di riduzione del peso degli estratti di tè verde e delle catechine in particolare, un effetto di down regulation dell’espressione genica del complesso dell’acido grasso sintasi – che tra l’altro risulta sovraespressa in alcuni tipi di tumore alla mammella [Yeh CW et al, 2003] – accanto ad una induzione dell’aumento del dispendio energetico nei mitocondri [Lin JK, Lin-Shiau SY, 2006].

Uno studio clinico pilota indica una sensibile riduzione del peso corporeo in sei pazienti in sovrappeso trattati con (-)-epigallocatechina-3-gallato (300 mg per due volte al giorno), presumibilmente dovuta ad un incremento della lipolisi indotto dall’EGCG [Boschmann M, Thielecke F, 2007].

L’estratto di tè verde sembra favorire il dimagrimento anche grazie alla sua capacità di inibire l’attività dell’enzima catecol-O-metiltransferasi, che degrada le catecolamine, grazie a un effetto positivo sulla stimolazione simpatica della termogenesi [Shixian Q et al, 2006; Westerterp-Plantenga MS, 2010]. A tale proposito, i principali componenti del fitocomplesso della droga mostrano effetti complementari: le catechine inibiscono la catecol-O-metil transferasi e la caffeina inibisce le fosfodiesterasi, aumentando gli effetti adrenergici.

Infine, le metilxantine, e in particolare la caffeina, stimolano la muscolatura striata, aumentandone la forza di contrazione e diminuendo il senso di fatica muscolare, con un effetto glicogenolitico e lipolitico che favorisce la disponibilità muscolare di glucosio ed acidi grassi. Inoltre, alcune catechine avrebbero la capacità di inibire le amilasi e potrebbero con questo meccanismo contribuire ad una sensibile riduzione dell’assorbimento intestinale dei carboidrati e, quindi, del peso corporeo [Hara Y, 1997].

Un altro studio nel ratto indica che l’estratto di tè verde migliora la performance fisica di durata nel ratto, grazie soprattutto a un’aumentata capacità metabolica e ad una migliore utilizzazione degli acidi grassi come fonte energetica muscolare [Murase T. et al, 2006].

Attività tonica e stimolante.

L’attività stimolante del tè verde sul sistema nervoso centrale, con rafforzamento dell’attività intellettiva ed aumento del livello di vigilanza e del tono psichico, è principalmente da attribuire alla presenza nella droga di caffeina ed altre metilxantine. Tale azione tonica generale del fitocomplesso può essere di utilità in tutti i casi di astenia psicofisica.

Azione diuretica.

Le metilxantine, specialmente la teofillina, fanno aumentare la produzione di urina e potenziano l’escrezione di acqua ed elettroliti. Studi di farmacologia dimostrano che la teofillina aumenta la velocità di filtrazione glomerulare ed il flusso ematico renale, specialmente nella midollare. Nell’uomo, invece, l’infusione di aminofillina sembra inibire il riassorbimento di soluti sia nel nefrone prossimale sia nel segmento diluente senza provocare una variazione apprezzabile né della velocità di filtrazione glomerulare né della velocità del flusso ematico renale totale [Rall TW, 1990].

Azione antiossidante.

I ROS[1] che si formano nell’organismo a seguito degli stress ossidativi producono danni alle cellule accelerando il processo di invecchiamento e lo sviluppo di patologie cronico-degenerative.

I composti polifenolici del tè verde inibiscono significativamente la formazione dei ROS favorendo la loro cattura (radical scavengers) e risparmiando gli antiossidanti fisiologici (SOD, glutatione perossidasi, ecc.). In particolare, il potenziale antiossidante del tè verde è associato all’elevato contenuto in (-)-epigallocatechina gallato (EGCG) [Ohmori R et al, 2005], anche se la miscela delle varie catechine presenti nel tè verde ha dimostrato un’azione antiossidante superiore rispetto ai singoli componenti, confermando l’ormai accettata tesi secondo cui i fitocomplessi sono molto più attivi dei loro singoli componenti isolati.

Le catechine hanno potere chelante dovuto alla presenza del gruppo catecolico nella loro struttura; in questo modo legano gli ioni ferrici e ferrosi che sono necessari per la formazione dei radicali liberi dell’ossigeno. L’azione di rimozione dei radicali liberi, attribuita ad EGCG, EGC ed ECG, si manifesta nell’eliminazione di molecole come radicali anionici superossidi e idrossilici, specie reattive dell’ossigeno in grado di indurre danni al DNA e ad altre strutture della cellula [Liao S, Kao YH, Hiipakka RA, 2001]. Inoltre le catechine reagiscono con i radicali perossidi ed in questo modo interrompono la catena di reazioni che porta alla perossidazione lipidica [Liao S, Kao YH, Hiipakka RA, 2001].

Uno studio clinico indica che il tè verde migliora lo stato antiossidante globale dell’organismo e riduce lo stress ossidativo nel plasma e negli eritrociti nell’uomo con significativo incremento della capacità antiossidante plasmatica totale [Coimbra S et al, 2006].

Azione antimutagena e anticancerogena.

Molti composti elettrofili ad azione carcinogenetica sono formati attraverso reazioni catalizzate dal citocromo P450 o da altri enzimi. Le catechine del tè verde sono in grado di ridurre questo processo, inducendo enzimi antiossidanti come la glutatione perossidasi, la catalasi o la NADPH-chinone ossidoreduttasi [Liao S, Hiipakka RA, 1995]. Il tè verde migliora la funzionalità muscolare in ratti con distrofia muscolare di Duchenne in sinergia con l’esercizio fisico di durata [Call J.A. et al, 2008].

Si è visto che il fumo di sigaretta provocava un inizio di enfisema polmonare e l’iperplasia delle cellule mucinose bronchiali, effetti che il tè verde preveniva validamente; il fumo causava anche aumento dei livelli sierici di 8-isoprostano (p<0,01), di superossido desmutasi e di catalasi (p<0,05), e anch’essi erano prevenuti dal tè verde [Chan K.H. et al, 2009].

Numerosi studi sottolineano la capacità delle catechine del tè verde sia di agire come antiossidanti e di rimuovere i radicali liberi, sia di inibire la crescita di cellule tumorali in vitro e la carcinogenesi in animali da esperimento. A supporto di quest’osservazione dati epidemiologici che evidenziano come in Giappone gli abitanti delle zone in cui viene prodotto il tè verde abbiano un minor rischio di mortalità per tumore allo stomaco, forse per il largo consumo di tale bevanda [Kono S et al., 1988]. In Cina uno studio ha dimostrato che vi è una diminuzione del 50% del rischio di contrarre cancro all’esofago in quelle persone che bevono più di 2 tazze di tè verde al giorno [Oguni I et al., 1989].

Le catechine del tè verde sono state negli ultimi anni inserite tra le sostanze utilizzate nei “trial clinici” di chemoprevenzione del carcinoma prostatico. In particolare, uno studio condotto su pazienti a cui era stato diagnosticato “alto grado PIN” ha evidenziato l’efficacia dell’azione delle catechine nelle prime fasi di sviluppo del tumore. Nei pazienti trattati con catechine (200 mg per un anno), rispetto al placebo, è stata riscontrata una diminuzione dell’insorgenza del tumore, una riduzione del PSA (antigene prostatico totale) e dell’iperplasia prostatica [Bettuzzi S et al, 2006].

Le catechine hanno effetti antimutagenici, anticarcinogenici ed antinfiammatori [Mukhtar H, Ahmad N, 2000] e la maggior parte degli studi riferiscono proprio all’azione protettiva di queste sostanze l’osservazione che l’incidenza di tumori è inferiore nelle popolazioni che fanno un uso abbondante di tè [Fujiki H et al, 1998]. Sono stati eseguiti studi di antimutagenicità su microorganismi, valutata la capacità di inibizione della crescita neoplastica su molte linee cellulari ed eseguiti esperimenti su diversi modelli animali, ottenendo unanimemente risultati positivi ed incoraggianti. I risultati suggeriscono che i meccanismi alla base dell’attività anticancro del tè verde chiamano in causa le proprietà antiossidanti, l’induzione di enzimi della fase II, l’inibizione dell’espressione e del rilascio di TNF-α, l’inibizione della proliferazione (arresto del ciclo cellulare), l’induzione dell’apoptosi, l’inibizione della telomerasi.

Non si può tuttavia non considerare il risultato di una recente Cochrane review, che ha condotto un’accurata revisione critica della letteratura pubblicata fino al gennaio 2009 ed inerente gli effetti anticarcinogenici del tè verde, ed ha concluso che al momento mancano le evidenze per poter raccomandare il consumo del tè nella prevenzione dei tumori [Lee YK et al,. 2004].

Le catechine prevengono la tumorigenesi anche reagendo direttamente con le specie cancerogeniche elettrofile [Khan SG et al, 1992]. Questa caratteristica deriva dalla presenza dei centri nucleofili in posizione 6 e 8 delle molecole.

L’EGCG manifesta la sua attività antiangiogenetica ed antitumorale inibendo le metalloproteasi della matrice (MPP), l’urochinasi e la gelatinasi [Yang CS, Wang ZY, 1998]. Tali enzimi infatti, sovraespressi nel microambiente tumorale, degradano la lamina basale dei capillari, permettendo così alle cellule endoteliali dei vasi vicino al tumore di invadere il tumore stesso dando luogo alla sua vascolarizzazione.

Il ciclo cellulare è sotto il controllo di numerose chinasi che secondo il loro stato di fosforilazione promuovono o meno la progressione attraverso le varie fasi del ciclo. Alcune di queste chinasi, come cdk-2, cdk-4 e le MAP chinasi (chinasi attivate da mitogeni), così come il fattore di trascrizione AP-1, vengono modulate dai polifenoli del tè verde. Opportune dosi di catechine possono quindi interferire con la progressione del ciclo cellulare ed attivare il processo di morte cellulare programmata nelle cellule trasformate [Jankun J et al, 1997; Gupta S et al, 2000; Jankun J et al, 1997].

[1] Sigla di reactive oxygen species, usata per indicare composti dell’ossigeno a elevata attività ossidante e con spiccata tendenza a donare atomi di ossigeno ad altre sostanze.

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