L’aumento dell’obesità si stabilizza nei paesi sviluppati e accelera nei paesi in via di sviluppo
Pillole di conoscenza

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La rendicontazione globale dell’obesità si è spesso limitata a confronti generici misurati nell’arco di diversi decenni, privi però di un’analisi sistematica sulle sue reali dinamiche. Una svolta nella comprensione del fenomeno arriva da una monumentale ricerca dal titolo “Obesity rise plateaus in developed nations and accelerates in developing nations” pubblicata sulla prestigiosa rivista «Nature» basata su 4.050 studi di popolazione che ha monitorato altezza e peso di ben 232 milioni di persone dal 1980 al 2024 in 200 Paesi. Un maxi-studio che rivela dinamiche inattese: in Italia e in Europa occidentale si registrano i primi segnali di inversione di tendenza tra i più giovani, nella maggior parte dei Paesi a basso e medio reddito (Africa, Asia e America Latina) la crescita annuale dell’obesità è aumentata.
La mappa globale del fenomeno a due velocità
I risultati mostrano quindi un quadro sempre più differenziato. Nei Paesi ad alto reddito – come Italia, Francia, Portogallo, Stati Uniti e Giappone – l’obesità infantile ha iniziato a rallentare o a stabilizzarsi già dagli anni 2000, con i primi segnali di diminuzione osservati proprio in Italia, Portogallo e Francia. Negli adulti, invece, questo fenomeno è emerso più tardi, ma in alcuni Paesi come Italia e Spagna iniziano a comparire possibili inversioni di tendenza.
La frenata nei Paesi ad alto reddito: il caso Italia
Il dato più sorprendente riguarda i Paesi industrializzati. Nei bambini in età scolare e negli adolescenti di molte nazioni ad alto reddito, la crescita dell’obesità ha subito una decelerazione già nel corso degli anni ’90. Successivamente, il fenomeno si è stabilizzato su un “plateau” (un livello costante), pur mantenendo ampie differenze: si va da una prevalenza standardizzata per età del 3-4% tra le ragazze in Giappone, Danimarca e Francia, fino al picco del 23% registrato tra i ragazzi negli Stati Uniti.
In questo contesto, l’Europa continentale mostra segnali incoraggianti. A partire dagli anni 2000, in alcuni Paesi occidentali – tra cui figurano Italia, Portogallo e Francia – si sono registrati i primi indizi di un lieve calo dell’obesità tra bambini e adolescenti. Tendenze simili sono state osservate anche in diverse nazioni dell’Europa centrale e orientale. Per quanto riguarda la popolazione adulta, la frenata è arrivata con circa un decennio di ritardo rispetto a quella dei più giovani, stabilizzandosi o mostrando, in rari casi come la Spagna, una possibile e iniziale inversione di tendenza.
A questa importante collaborazione internazionale hanno contribuito anche i professori Antonio Paoli e Francesco Campa del dipartimento di Scienze biomediche dell’Università di Padova fornendo oltre 2.000 record di dati raccolti secondo rigorosi standard metodologici.
Il divario con i Paesi in via di sviluppo
Lo scenario cambia radicalmente se si volge lo sguardo alle economie in via di sviluppo. Nella maggior parte dei Paesi a basso e medio reddito (Africa, Asia e America Latina) la crescita annuale dell’obesità è aumentata nel tempo, superando, nei numeri, i dati storici delle nazioni più ricche.
Dinamiche così diversificate suggeriscono che i trend sociali, economici e tecnologici – capaci di influenzare la disponibilità, il prezzo e il consumo dei diversi alimenti – possono aver contribuito a contenere l’obesità nei Paesi ricchi. Urbanizzazione, marketing alimentare, disuguaglianze, riduzione dell’attività fisica e difficoltà di accesso a cibi sani giocano cioè un ruolo determinante. Per invertire la rotta nei Paesi a basso e medio reddito, la ricerca evidenzia come siano ormai urgenti e indispensabili interventi mirati di politica sanitaria.
NCD Risk Factor Collaboration (NCD-RisC). Obesity rise plateaus in developed nations and accelerates in developing nations. Nature. 2026 May;653(8114):510-518. doi: 10.1038/s41586-026-10383-0. Epub 2026 May 13. PMID: 42129527; PMCID: PMC13171639.



