L’assunzione abituale di caffè modella il microbiota intestinale
Pillole di conoscenza

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Il caffè è una bevanda di origine vegetale ottenuta dalla lavorazione dei chicchi di caffè. Il suo sapore e la sua composizione variano in base al tipo di chicco, alla maturazione, alla lavorazione, alla tostatura e ai metodi di preparazione. I principali fitochimici presenti nel caffè includono alcaloidi (come la caffeina), (poli)fenoli (come gli acidi fenolici), diterpeni e melanoidine che si formano durante la tostatura. Un consumo moderato di caffè è associato a diversi benefici per la salute, tra cui la riduzione del rischio di diabete di tipo 2, malattie del fegato, malattie cardiovascolari e cancro.
In un ampio studio trasversale condotto su 468.629 individui senza malattie cardiovascolari clinicamente manifeste, un consumo di caffè da leggero a moderato è stato collegato a tassi inferiori di mortalità per tutte le cause, mortalità cardiovascolare e incidenza di ictus. Inoltre, l’assunzione di caffè è costantemente associata a un ridotto rischio di malattia di Parkinson in modo dose-dipendente, in diverse coorti umane. Le meta-analisi hanno anche rilevato che i consumatori di caffè corrono un rischio inferiore di depressione e una meta-analisi di studi di coorte che esaminavano il declino cognitivo ha mostrato che il consumo di caffè ha comportato una riduzione del 27% nell’incidenza della malattia di Alzheimer.
Questi benefici sistemici sono affiancati da evidenze che dimostrano come il caffè influenzi direttamente il cervello, modellando sia l’attività neurale che le prestazioni cognitive.
Il caffè favorisce la digestione e aiuta a tenere alto il tono dell’umore, facilitando anche la concentrazione: queste qualità, tra le altre, sono note da tempo. Finora, tuttavia, non era molto chiaro in che modo la bevanda esercitasse questi effetti, che chiamavano in causa tanto il cervello quanto l’apparato digerente e quindi, presumibilmente, l’asse intestino-cervello, cioè la via di comunicazione biochimica diretta e attiva nelle due direzioni che sfrutta il nervo vago.
Per chiarirne i meccanismi, i ricercatori dell’università di Parma insieme a quelli di un istituto dell’Università di Cork, in Irlanda, specializzato nello studio del microbiota e chiamato APC Microbiome Ireland hanno condotto uno studio piuttosto accurato su una sessantina di volontari, e hanno poi pubblicato i risultati delle loro osservazioni su Nature Communications. La ricerca è stata sponsorizzata dall’Institute for Scientific Information on Coffee, un’organizzazione no profit sostenuta da alcuni dei principali produttori internazionali di caffè, tra i quali Lavazza e Illycaffè.
Lo studio
Per capire le relazioni tra gli effetti psicologici, le azioni fisiologiche del caffè e l’asse intestino-cervello, i ricercatori hanno selezionato una trentina di bevitori abituali della bevanda, definiti – secondo l’EFSA – come persone che consumano ogni giorno dalle tre alle cinque tazze di caffè, e altrettanti non bevitori abituali, e durante la durata della sperimentazione li hanno sottoposti tutti sia a indagini psicologiche e neurologiche sia a esami delle urine e delle feci, chiedendo contemporaneamente loro di tenere un diario quotidiano dei consumi di caffeina.
Per quanto riguarda l’assunzione, inizialmente sono stati tutti sottoposti alla cosiddetta fase di wash out, cioè si sono tutti astenuti dall’assumere caffè di qualunque tipo per due settimane. In quella situazione si sono visti cambiamenti evidenti nella composizione del microbiota intestinale dei bevitori, ma non in quella dei non bevitori, segno che gli effetti del caffè sono specifici, si manifestano in tempi brevi, e sono in gran parte reversibili non appena l’assunzione cessa.
Si confermano gli effetti benefici sulle facoltà intellettive e sull’umore della caffeina e del caffè
Dopo l’astensione, i ricercatori hanno invitato i bevitori di caffè (e non gli altri) a riprendere il consumo per 21 giorni; in metà dei casi hanno somministrato caffè con caffeina, nell’altra metà decaffeinato, senza che i partecipanti sapessero cosa stessero bevendo. Lo scopo, in questa parte, era verificare il ruolo specifico della caffeina. Subito i bevitori abituali hanno riferito un chiaro miglioramento dell’umore, con un abbassamento dei livelli di stress e depressione percepiti, a prescindere dal fatto che il caffè fosse o meno decaffeinato: evidentemente, oltre a placare i sintomi dell’astinenza, il caffè contiene sostanze diverse dalla caffeina, benefiche per la regolazione dell’umore e subito attive.
Caffè e microbiota
Analizzando poi la composizione del microbiota, i ricercatori hanno osservato che nei bevitori, ma non nei non bevitori, erano aumentate alcune specie batteriche specifiche come le Eggertelle e il Cryptobacterium curtum, associate alla produzione di bile e ad altri fenomeni specifici della digestione, oltre ai Firmicutes, collegati a effetti positivi sull’umore, soprattutto nelle donne.
Inoltre il caffè con caffeina è risultato associato a un significativo miglioramento dei livelli di ansia e della capacità di concentrazione, così come a un abbassamento generale dei livelli di infiammazione, mentre quello decaffeinato a punteggi migliori nei test della memoria e delle funzioni di apprendimento, fatto che attribuisce un ruolo specifico per i numerosi antiossidanti presenti nella bevanda, e non per la caffeina.
In generale, quindi, oltre a confermare gli effetti benefici sulle facoltà intellettive e sull’umore della caffeina e del caffè in generale, fornisce anche prove convincenti del fatto che tutto ciò sia una conseguenza indiretta di azioni sul microbiota intestinale e, in particolare, su alcune delle specie che intervengono nei rapporti tra cervello e intestino lungo l’asse omonimo.
La riabilitazione del caffè, bevanda fino a pochi anni fa citata soprattutto per il possibile rischio per chi soffre di malattie cardiovascolari (associazione poi smentita, per dosaggi normali), oggi valorizzata per gli antiossidanti e per la caffeina, procede. I miliardi di persone che ogni giorno lo assumono e ne traggono benefici e godimento possono continuare a farlo con tranquillità.
Boscaini S, Bastiaanssen TFS, Moloney GM, Bergamo F, Zeraik L, O'Leary C, Ferri A, Irfan M, van der Rhee M, Lindemann TIF, Schneider E, Meyyappan AC, Harold KB, Long-Smith CM, Carbia C, O'Riordan KJ, de Alvarenga JFR, Tosi N, Del Rio D, Rosi A, Bresciani L, Mena P, Clarke G, Cryan JF. Habitual coffee intake shapes the gut microbiome and modifies host physiology and cognition. Nat Commun. 2026 Apr 21;17(1):3439. doi: 10.1038/s41467-026-71264-8. PMID: 42014402.



