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Considerazioni sugli integratori a base di mirtillo rosso nelle infezioni urinarie

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Da anni gli integratori a base di mirtillo rosso figurano tra le opzioni non antibiotiche più apprezzate per la prevenzione delle infezioni ricorrenti delle vie urinarie. Che si tratti di succo, capsule o estratti standardizzati, vengono spesso pubblicizzati come “protezione naturale della vescica”. Per distinguere tra il meccanismo d’azione plausibile dei principi attivi e l’effettiva efficacia clinica comprovata abbiamo dato uno sguardo alla letteratura.

Non tutti i mirtilli rossi sono uguali: a seconda del prodotto, il contenuto di acqua, zuccheri, acidi e, soprattutto, sostanze fitochimiche bioattive varia notevolmente. Dal punto di vista clinico, sono particolarmente rilevanti le proantocianidine (PAC), in particolare i composti di tipo A. A questi viene attribuito un ruolo fondamentale nel possibile effetto protettivo sulle vie urinarie. Inoltre, il frutto contiene una grande varietà di altre sostanze fitochimiche.

E proprio qui inizia il problema: la dicitura “mirtillo rosso” sulla confezione non dice molto sulla quantità effettiva di principio attivo contenuta nel prodotto. Da anni, le analisi dei prodotti in commercio evidenziano notevoli differenze in termini di composizione, qualità e attività biologica. Secondo uno studio condotto su 24 integratori alimentari, solo una piccola parte conteneva effettivamente ciò che era dichiarato, mentre molte indicazioni relative ai PAC si sono rivelate imprecise.

Per gli studi viene quindi solitamente utilizzato il metodo DMAC (la sigla sta per p-dimetilaminocinnamaldeide, un reagente che reagisce con i PAC) standardizzato per determinare il contenuto di PAC. La reazione forma un colorante che viene misurato fotometricamente. Più intensa è la colorazione, maggiore è il contenuto di PAC. Solo in questo modo è possibile confrontare e classificare i risultati.

Quando negli studi si parla di circa 36 mg di PAC al giorno, ci si riferisce a questa determinazione standardizzata. Secondo gli studi, tale quantità è considerata la dose minima necessaria per ottenere un effetto. Dosaggi più elevati, fino a circa 72 mg al giorno, possono potenziare l’effetto. In assenza di indicazioni relative al PAC, per molti prodotti in libera vendita non è chiaro se si verifichino effetti: questo è uno dei motivi alla base dei risultati contraddittori degli studi condotti negli ultimi anni.

Sono davvero efficaci?

La fonte più attendibile attualmente disponibile è una revisione Cochrane del 2023. I ricercatori hanno analizzato i dati relativi a un totale di 50 studi e 8.857 partecipanti. Hanno scoperto che i prodotti a base di mirtillo rosso riducono complessivamente di circa il 30% il rischio di infezioni delle vie urinarie sintomatiche e confermate microbiologicamente.

L’analisi dei sottogruppi è determinante: i benefici sono stati dimostrati in modo più evidente nelle donne con infezioni delle vie urinarie ricorrenti non complicate. Nella revisione Cochrane, il rischio relativo in questo gruppo era pari a 0,74 (IC al 95% 0,55–0,99). Non si tratta di un effetto spettacolare, ma è clinicamente rilevante, soprattutto se si considera l’importanza di una strategia volta a ridurre l’uso di antibiotici.

Una revisione sistematica del 2024 dimostra che il mirtillo rosso riduce significativamente il rischio quando i prodotti forniscono almeno 36 mg di PAC al giorno e vengono assunti per un periodo compreso tra 12 e 24 settimane; in questo caso, il beneficio era particolarmente evidente nelle donne.

Anche in ambito pediatrico, l’evidenza scientifica è migliore di quanto molti credano. La revisione Cochrane ha evidenziato nei bambini una significativa riduzione del rischio di infezioni delle vie urinarie sintomatiche e confermate microbiologicamente (RR 0,46; IC al 95% 0,32–0,68).

Pertanto, i prodotti a base di mirtillo rosso rappresentano soprattutto un’opzione per la profilassi delle infezioni ricorrenti delle vie urinarie senza complicanze, ma non per il trattamento delle infezioni acute né come misura preventiva. Una revisione sistematica tedesca del 2024 classifica il mirtillo rosso come possibile misura preventiva non antibiotica con un rischio di effetti collaterali relativamente basso.

L’effetto è quindi più profilattico che fortemente terapeutico. In caso di cistite acuta, il mirtillo rosso non sostituisce né la diagnosi né la terapia antibiotica, ove indicata. Anche nelle popolazioni a basso rischio, l’effetto è moderato.

Ciò risulta chiaramente da uno studio randomizzato con estratto standardizzato di PAC: nelle donne con infezioni ricorrenti delle vie urinarie, una dose più elevata di PAC rispetto a una dose di controllo molto bassa ha comportato, nel complesso, solo una riduzione non significativa delle infezioni sintomatiche. In un’analisi post hoc, tuttavia, è stato osservato un beneficio nelle donne con meno di 5 infezioni all’anno. Ciò suggerisce che l’effetto possa essere reale, ma non abbastanza grande da essere ugualmente visibile in ogni situazione ad alto rischio.

Tutto sommato, il mirtillo rosso è probabilmente di maggiore interesse per i pazienti che soffrono di infezioni ricorrenti non complicate, in genere associate all’Escherichia coli, che desiderano una strategia che riduca l’uso di antibiotici e sono disposti ad assumere regolarmente una preparazione standardizzata per diversi mesi.

Le prove relative ai pazienti anziani ospitati in strutture assistenziali risultano poco convincenti. In questo gruppo, l’ampia revisione non ha rilevato alcun beneficio significativo. Ciò è plausibile, poiché in questi casi spesso prevalgono fattori di rischio complessi: residuo urinario, incontinenza, limitazioni funzionali, cateteri, multimorbilità e un diverso spettro di agenti patogeni. Un effetto antiadesivo contro l’E. coli da solo rischia spesso di non essere sufficiente in tali contesti.

Al momento non esistono prove convincenti dell’efficacia del mirtillo rosso nemmeno per le donne in gravidanza. Lo stesso vale per i pazienti con disturbi neuromuscolari della funzione vescicale e svuotamento vescicale incompleto. Proprio questo gruppo è un chiaro esempio del fatto che il mirtillo rosso non ha quasi alcun senso quando il meccanismo patologico è un disturbo meccanico o funzionale dello svuotamento.

Le prove attualmente disponibili non indicano alcun vantaggio chiaramente dimostrato a favore di una specifica forma farmaceutica. Nella revisione Cochrane non era chiaro se il succo, le compresse o le capsule presentassero differenze significative in termini di efficacia. La standardizzazione sembra essere più importante della forma. Un succo molto diluito con molto zucchero e una quantità di PAC non chiara è meno utile di un estratto standardizzato con una dose definita di PAC. Al contrario, non tutte le capsule sono automaticamente di alta qualità se manca la standardizzazione.

Dal punto di vista della medicina basata sull’evidenza, vi sono quindi molte ragioni per non limitarsi a raccomandare semplicemente il “mirtillo rosso”, ma per optare in modo mirato per preparati con una standardizzazione verificabile. La dose spesso citata di almeno 36 mg di PAC al giorno è più un valore indicativo pragmatico che un dogma, ma è comunque più sensata rispetto alle indicazioni generiche riportate sui prodotti.

Negli studi clinici sono stati frequentemente riportati lievi disturbi gastrointestinali quali nausea, dispepsia, disturbi addominali o diarrea. La revisione Cochrane non ha riscontrato una differenza significativa rispetto al placebo o all’assenza di trattamento specifico: se presente, la differenza sembra essere minima. Nel complesso, sono stati descritti raramente effetti indesiderati gravi. Anche altre revisioni sistematiche giungono alla conclusione che il mirtillo rosso, se assunto correttamente, è generalmente ben tollerato.

Tuttavia, “naturale” non è sinonimo di “privo di rischi”. I succhi acidi possono causare disturbi gastrointestinali, problemi di reflusso o una scarsa accettazione a causa del sapore e del contenuto di zucchero. Nel caso degli integratori alimentari si aggiunge un secondo problema: la qualità talvolta carente del prodotto.

È necessaria cautela anche nei pazienti sottoposti a terapia farmacologica. Dal punto di vista clinico, la più rilevante è la possibile interazione con i cumarinici come il warfarin. Sebbene i dati disponibili non si basino su ampi studi randomizzati, diverse revisioni sistematiche indicano ripetutamente il mirtillo rosso come potenziale fonte di interazione, con il rischio di un aumento dell’effetto anticoagulante e di una maggiore tendenza al sanguinamento. Anche la Farmacopea degli Stati Uniti classifica espressamente questa interazione come un possibile rischio. Il mirtillo rosso potrebbe quindi non essere privo di rischi nei pazienti in terapia con antagonisti della vitamina K; in caso di assunzione regolare, è opportuno effettuare controlli più frequenti dell’INR.

Per quanto riguarda gli anticoagulanti orali diretti (DOAC), l’evidenza è nettamente più debole. Tuttavia, recenti revisioni sistematiche sulle interazioni con alimenti e piante invitano in generale alla cautela. Sebbene da esse non sia possibile dedurre un chiaro avvertimento clinico come nel caso del warfarin, è comunque consigliabile effettuare un’anamnesi accurata e una valutazione individuale dei rischi, in particolare nei pazienti con comorbidità sottoposti a politerapia.

Un altro argomento riguarda gli ossalati e il rischio di calcoli. Alcuni studi precedenti hanno riscontrato cambiamenti positivi in determinati parametri urinari in relazione a specifici succhi. Altri studi hanno tuttavia evidenziato un aumento dell’escrezione di ossalati o un effetto misto sul rischio di calcoli.

È stato descritto un aumento dell’escrezione di ossalato soprattutto in relazione al succo di mirtillo rosso; per le compresse o gli estratti standardizzati, invece, i dati disponibili sono contrastanti. Per questo motivo gli esperti raccomandano cautela nei pazienti con un rischio più elevato di urolitiasi.

Conclusione

Gli effetti del mirtillo rosso non sono un mito, ma i preparati a base di questa bacca non sono nemmeno un rimedio miracoloso. Oggi i benefici sono scientificamente provati in misura maggiore rispetto a qualche anno fa, ma riguardano soprattutto gruppi ben definiti: ne traggono maggior beneficio le donne con infezioni ricorrenti delle vie urinarie non complicate, e forse anche i bambini.

Sono fondamentali una corretta indicazione, una formulazione standardizzata contenente PAC e un’informazione realistica. Si tratta di una profilassi dall’effetto moderato, non di una terapia e tanto meno di una soluzione universale contro le infezioni del tratto urinario. Chi consiglia il mirtillo rosso dovrebbe quindi valutare con maggiore attenzione il preparato specifico, il contenuto di PAC, le possibili interazioni e il profilo di rischio individuale.

Michael van den Heuvel. Gli integratori a base di mirtillo rosso nelle infezioni urinarie: efficacia o marketing?  -  Univadis  -  17/04/2026. Xiong Z, Gao Y, Yuan C, Jian Z, Wei X. Preventive effect of cranberries with high dose of proanthocyanidins on urinary tract infections: a meta-analysis and systematic review. Front Nutr. 2024 Nov 28;11:1422121. doi: 10.3389/fnut.2024.1422121. PMID: 39668896; PMCID: PMC11635990.

Redazione amaperbene.it

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