Pillole di Conoscenza

Report GIMBE – Migrazione sanitaria, nel 2023 record di 5,15 miliardi, oltre metà delle risorse al privato. Nord e Sud sempre più divisi.

Pillole di conoscenza

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Nel 2023 la mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto la cifra record di € 5,15 miliardi, il livello più alto di sempre, in aumento del 2,3% rispetto al 2022 (€ 5,04 miliardi), confermando un progressivo ampliamento del divario tra Nord e Sud e un massiccio trasferimento di risorse dal Mezzogiorno verso le regioni settentrionali più attrattive, in particolare Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. Secondo il report redatto dalla Fondazione GIMBE, la mobilità è sempre meno una scelta e sempre più una necessità: il differenziale di qualità e disponibilità dei servizi costringe centinaia di migliaia di pazienti a spostarsi, con impatti rilevanti non solo sui bilanci regionali, ma anche su quelli delle famiglie, in aperta contraddizione con il principio costituzionale di un diritto alla salute garantito in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, richiamato di recente anche dal Presidente della Repubblica. Nel Report sulla mobilità sanitaria, il Presidente Nino Cartabellotta ha rilanciato l’allarme sull’equità di accesso alle cure, le diseguaglianze territoriali, i ritardi della digitalizzazione e del Pnrr e, più in generale, la sostenibilità del Ssn e la disinformazione scientifica.

Il Report Gimbe sulla mobilità sanitaria 2023 si basa su tre fonti ufficiali: i dati economici aggregati dal Riparto 2025; i flussi dei Modelli M trasmessi dalle Regioni al Ministero della Salute; i dati del Report Agenas sulla mobilità sanitaria.

Quali le conclusioni. Le analisi della Fondazione Gimbe confermano il progressivo ampliamento dello squilibrio tra Nord e Sud, con un enorme flusso di risorse economiche in uscita dal Mezzogiorno verso il Nord, in particolare verso Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, che si confermano le Regioni più attrattive, concentrando oltre il 95,1% del saldo attivo complessivo, ossia dell’eccedenza tra quanto incassano per curare pazienti di altre regioni e quanto pagano per i propri assistiti curati altrove, mentre il 78,2% del saldo passivo si addensa su Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Lazio e Sardegna, configurando una vera e propria frattura sistemica tra Nord e Sud. “Non siamo più di fronte a semplici differenze regionali – avverte il Presidente – ma a un divario strutturale che nel tempo si è consolidato. In questo scenario, l’autonomia differenziata, con il via libera alle pre-intese per Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, amplierà inevitabilmente le disuguaglianze”.

La mobilità attiva si concentra per oltre la metà in Lombardia (23,2%), Emilia-Romagna (17,6%) e Veneto (11,1%), seguite da Lazio (8,9%), Toscana (6,4%) e Piemonte (5,8%) (figura 1). Sul fronte opposto, i maggiori esborsi per cure ricevute dai propri residenti in altre Regioni sono a carico di Lazio (12,1%), Campania (9,4%) e Lombardia (9,2%), che da sole rappresentano quasi un terzo del totale, con oltre € 400 milioni ciascuna (figura 2). “La mobilità passiva – spiega Cartabellotta – non coincide esclusivamente con la fuga di pazienti da Sud a Nord. Esiste anche una mobilità di prossimità tra Regioni del Nord confinanti dotate di servizi di elevata qualità. Regioni come Lombardia, Veneto e Piemonte registrano livelli rilevanti di mobilità passiva”.

Saldi regionali, i dati in dettaglio:

  • Saldo positivo rilevante: Lombardia (€ 645,8 milioni), Emilia-Romagna (€ 564,9 milioni) e Veneto (€ 212,1 milioni)
  • Saldo positivo moderato: Toscana (€ 47,2 milioni)
  • Saldo positivo minimo: Molise (€ 18,6 milioni), Provincia autonoma di Trento (€ 8 milioni)
  • Saldo negativo minimo: Provincia autonoma di Bolzano (-€ 3,9 milioni), Friuli Venezia Giulia (-€ 10 milioni), Valle d’Aosta (-€ 12,8 milioni), Piemonte (-€ 20,7 milioni)
  • Saldo negativo moderato: Marche (-€ 54,7 milioni), Umbria (-€ 55,8 milioni), Liguria (-€ 74,4 milioni), Basilicata (-€ 77,9 milioni), Abruzzo (-€ 86,9 milioni)
  • Saldo negativo rilevante: Sardegna (-€ 101,9 milioni), Lazio (-€ 191,7 milioni), Sicilia (-€ 246,7 milioni), Puglia (-€ 253,2 milioni), Campania (-€ 306,3 milioni), Calabria (-€ 326,9 milioni)

“I saldi regionali – commenta il Presidente – evidenziano un’enorme frattura strutturale tra Nord e Sud. Le sole Regioni con un saldo positivo superiore a € 100 milioni si trovano tutte al Nord, mentre quelle con un saldo negativo otre € 100 milioni appartengono tutte al Mezzogiorno, con l’eccezione del Lazio. Infine, la mobilità sanitaria riguarda prevalentemente i ricoveri ospedalieri e non restituisce le diseguaglianze nell’assistenza territoriale e socio-sanitaria. Ovvero, il divario reale tra le Regioni è ancora più marcato”.

A livello di saldi regionali spiccano i forti attivi di Lombardia (circa 646 milioni), Emilia-Romagna (circa 565 milioni) e Veneto (poco più di 212 milioni), a fronte di passivi molto pesanti per Calabria (circa 327 milioni), Campania (oltre 306 milioni), Puglia (circa 253 milioni), Sicilia (circa 247 milioni), Lazio (circa 192 milioni) e Sardegna (circa 102 milioni).

Un elemento chiave del report riguarda il ruolo del privato convenzionato: oltre 1 euro su 2 speso per ricoveri e prestazioni specialistiche effettuati fuori regione confluisce a strutture private accreditate (circa 1,966 miliardi, pari al 54,5%), mentre il restante 45,5% va al pubblico, con quote particolarmente elevate di mobilità intercettata dal privato in Molise (oltre il 90% della mobilità attiva), Lombardia (oltre il 70%), Puglia e Lazio (oltre il 60%). In altre regioni, come Valle d’Aosta, Umbria, Liguria, Provincia autonoma di Bolzano e Basilicata, la capacità attrattiva del privato rimane invece marginale (meno del 20%), a conferma di una geografia molto disomogenea del mix pubblico‑privato nelle traiettorie di mobilità.

Per quanto riguarda le tipologie di prestazioni, la mobilità si concentra soprattutto sui ricoveri ospedalieri e sulla specialistica ambulatoriale. Secondo i dati Agenas, l’80,4% della mobilità per ricoveri è classificato come effettiva (€ 2.311 milioni), ovvero dipende dalla scelta del paziente. Il 16,7% (€ 480 milioni) è invece legato a prestazioni urgenti (mobilità casuale) e il 3% (€ 85 milioni) riguarda casi in cui il domicilio del paziente non coincide con la Regione di residenza (mobilità apparente). Della mobilità effettiva, solo il 6,5% riguarda ricoveri ordinari a rischio di inappropriatezza (figura 5). Della specialistica ambulatoriale erogata in mobilità, quasi il 93% si concentra in tre categorie: prestazioni terapeutiche (33,1%), diagnostica strumentale (31,5%) e prestazioni di laboratorio (28%)

“I dati sulla mobilità sanitaria – prosegue il Presidente – ci ricordano che il diritto alla tutela della salute non può dipendere dal codice di avviamento postale. Il nostro impegno per il futuro è di continuare a monitorare con rigore le diseguaglianze e a condurre analisi indipendenti per ricostruire un Ssn equo e universalistico. E da attività come questa prende forma il nuovo percorso avviato con il trentennale: trasformare il monitoraggio Gimbe in strumento di consapevolezza pubblica e advocacy istituzionale”.

GIMBE - La mobilità sanitaria interregionale nel 2023 https://salviamo-ssn.it/attivita/osservatorio/mobilita-sanitaria-2023.it-IT.html

Redazione amaperbene.it

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