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Trifoglio dei prati | Trifolium pratense

Il trifoglio (Trifolium pratense), chiamato comunemente Trifoglio dei prati, Trifoglio rosso o Trifoglio violetto, è una pianta erbacea perenne, a vita breve (nonostante la denominazione, in Italia ha un ciclo di vita che rarissimamente supera i due anni); alta 10-40 cm., con rizoma strisciante, legnoso, avvolto da guaine scure e fusti cespugliosi, ascendenti o striscianti, più o meno ramificati.

Le foglie trifogliate, sono composte da foglioline ovato-ellittiche, quasi sempre con una caratteristica macchia biancastra a forma di “V” sulla pagina superiore. Alla base delle foglie sono presenti due stipole lanceolate, bianco-mambranacee, rigonfie, terminanti in una punta simile a una setola. I fiori sono rosa scuro con base più chiara, lunghi 12–15 mm, apparenti come una densa infiorescenza, e sono generalmente coperti di calabroni.

La specie è distribuita principalmente nelle regioni temperate e subtropicali dell’emisfero boreale del globo, rifuggendo solo l’eccessiva umidità o aridità del suolo.

Fiorisce da maggio a settembre. In Italia il trifoglio dei prati è molto comune e diffuso; si può trovare ovunque, dal livello del mare fino ai 2600 metri d’altezza, nei prati, lungo i sentieri, nelle radure, nei pascoli di pianura e montagna, nei coltivi. È molto resistente al freddo e predilige di norma i terreni argillosi.

Consumato come fieno fresco è talmente apprezzato dal bestiame da essersi meritato il nome di “pane del latte“. Oltre che importante pianta foraggera, il trifoglio rosso è utilizzato anche nella rotazione agraria per l’arricchimento del suolo e l’incremento delle proprietà nutritive dell’erba. I trifogli, infatti, presentano sulle radici, dei piccoli tubercoli, di forma cilindrica e lunghi qualche millimetro, contenenti batteri (Rhizobium trifali) in grado di trasformare l’abbondante azoto presente nell’aria in sali minerali essenziali alla crescita delle piante stesse.

Il trifoglio pratense è anche un’importante pianta mellifera, essendo in alcune località l’unica fonte di nettare e di polline per le api nei mesi estivi, anche se il suo più affezionato impollinatore ad ogni modo sembra essere il bombo, i cui nidi si trovano nella terra, lungo i campi, nei boschetti e nei prati incolti. Dai fiori essiccati si ottiene un olio volatile ed un colorante giallo.

Dioscoride Pedanio, è stato un botanico e medico greco antico vissuto nella Roma imperiale sotto Nerone; i suoi scritti in campo botanico e farmaceutico sono rimasti validi fino al XVIII secolo; egli riferiva di un certo trifoglio acuto, dall’odore intenso e dalle foglioline lanose, assai diffuso in Sicilia e di grande utilità contro i morsi dei serpenti, oltre ciò ne consigliava ulteriori utilizzi. Semi, foglie e radici della pianta erano indicati per “il mal caduco” (epilessia), l’idropisia e i dolori al costato, per agevolare minzioni e mestrui e per guarire febbri terzane e quartane.

Il trifoglio (Trifolium pratense) è stato utilizzato nella medicina tradizionale per il trattamento di patologie cutanee croniche, della menopausa, della tosse e di altri disturbi respiratori. I suoi estratti contengono svariati composti volatili quali alcol benzilico, salicilato di metile ed antranilato di metile; isoflavoni; glucosidi cianogenici e cumarine, ai quali è possibile attribuire alcuni degli effetti sopra citati.

Per la presenza di composti cumarinici, il trifoglio può aumentare il rischio emorragico dei FANS e del warfarin. Inoltre, studi in vitro hanno dimostrato che gli estratti della pianta possono alterare il metabolismo o l’efficacia dei farmaci metabolizzati dal CYP3A4.

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