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Cimicifuga | Cimicifuga racemosa

La Cimicifuga racemosa appartiene alla famiglia delle Ranunculaceae. Nota per le proprietà antinfiammatorie e riequilibranti, è utile per la cura dei disturbi ginecologici e alleviare i disturbi legati alla menopausa e nei casi di morsi di serpente.

Pianta originaria del Nord America, introdotta in Europa intorno al 1732, predilige zone ombreggiate con terreni umidi e ricchi di humus. E’ una pianta erbacea perenne, con fusto glabro alto da 1,20, che può raggiungere i 2,60 m. a completa fioritura. Le foglie sono larghe, alternate, composte, tri-ternate, si originano da piccioli corti e sessili.

I lunghi fiori bianchi si trovano su un racemo ramificato terminale. La caratteristica più tipica dei fiori sono i numerosi stami, consistenti di sottili filamenti con antere bianche.

Quattro o cinque sepali bianchi, piccoli e concavi sono più grandi dei petali quasi insignificanti. Il pistillo bianco e solitario è glabro e sessile. Il frutto è un follicolo venato secco e ovale che si divide lungo una sutura ventrale con da 8 a 10 semi triangolari e marroni divisi in due file.

E’ una pianta molto usata a scopi ornamentali e coltivata per questo motivo in molti giardini in tutta Europa.

Il curioso nome cimicifuga, coniato da Linneo, allude proprio alla presunta attività insettifuga attribuita a questa pianta, per l’odore disgustoso e fetido che emana, che a oggi non trova nessuna dimostrazione di validità.  I cinesi classificarono la cimicifuga come una pianta amara, fredda, che riduce calore e tossicità e che viene usata per trattare gli stati infiammatori causati da eccesso di calore.

I nativi americani usavano questa pianta per problemi mestruali, di parto (per facilitarlo) e di menopausa ed il nome Squaw Root (radice della squaw) implica proprio la sua importanza come pianta femminile (“erba delle donne”). Altri usi comprendevano l’utilizzo come diaforetico in vari malesseri e febbri, l’uso del decotto esternamente per problemi reumatici e l’uso esterno della radice come antidoto ai morsi di serpenti.

La radice della cimicifuga contiene glicosidi triterpenici (acteina, cimifugoside, desossiacetilacteolo e 27-desossiacteina), alcaloidi, acidi grassi, acido salicilico, tannini, cimicifugina o macrotina (resina), racemosina, flavonoidi, oligoelementi che conferiscono alla pianta proprietà antinfiammatoria, e riequlibrante del sistema ormonale femminile, per la capacità della pianta di imitare la serotonina e alleviare così i disturbi neurovegetativi della menopausa e le vampate di calore, sudorazioni, mal di testa, vertigini, palpitazioni cardiache, ronzii alle orecchie, nervosismo e irritabilità, disturbi del sonno e stati depressivi.

I fitoestrogeni della cimicifuga infatti sono in grado di legarsi ai recettori per la serotonina posti nell’ipotalamo (un nucleo di cellule nervose situato nella parte bassa del cervello), svolgendo così un’azione simile a quella di questo neurotrasmettitore utile nel trattamento della sindrome menopausale, sindrome premestruale, dismenorrea (mestruazioni dolorose) e oligomenorrea (mestruazioni scarse).

Inoltre da questi studi è emerso che la pianta tende a ridurre i livelli di calcio e di fosforo nel sangue, e favorire l’aumento della massa ossea, giustificando così il suo utilizzo per combattere l’osteoporosi tipica della donna in menopausa. Infine, la cimicifuga è impiegata anche come rimedio antinfiammatorio e antireumatico, in particolare in pazienti con artrosi, dolori muscolari e nevralgie conseguenti a fatti reumatici, e sembra piuttosto attiva anche contro la mal di testa, particolarmente in quella di origine muscolotensiva.

La Cimicifuga racemosa è stata associata alla comparsa di disturbi epatici, per cui si sconsiglia di utilizzarla in caso di problematiche epatiche o in contemporanea a farmaci o prodotti erboristici potenzialmente epatotossici. Se usata ad alte dosi possono comparire effetti collaterali come emicrania, vertigini, nausea e diarrea.

Evitare l’assunzione in caso di sensibilità individuale alla pianta o ad alcuni suoi componenti. Evitare in caso di tumori estrogeni-dipendenti (pregressi o attuali). Non assumere in gravidanza e allattamento.

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