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Timo serpillo | Thymus Serpyllum

Il serpillo, anche detto pepolino, pipernia o timo selvatico, è una pianta appartenente alla famiglia delle Lamiaceae. utilizzata da secoli per scopi culinari, ornamentali e medicinali.

È una pianta erbacea strisciante, molto variabile, alta da 10 a 30 cm. Ha fusti prostrati striscianti o ascendenti, sottili, radicanti, ramosi; foglie piccole da lineari ad ellittiche, cigliate alla base, piane; fiori piccoli, a corolla bilabiata, in spicastri corti apicali; colore variabile dal bianco al rosa al violetto. La fioritura dura un mese circa, in un periodo variabile tra aprile e settembre.

Per quanto affine al timo comune, il timo serpillo  è ben diverso, per l’aspetto, il colore dei fiori,  il gusto più amarognolo, il contenuto dei componenti.

Molto diffusa in Europa, anche al Nord (si trova anche in Islanda), come in tutto il Mediterraneo e in Asia. Cresce in terreni ben drenati, sabbiosi, su pendii soleggiati, nella boscaglia, fino a 2600 metri di altitudine.

Si conoscono molte varietà, che differiscono per periodo di fioritura, profumo e colorazione delle foglie.

Questa varietà di timo è una buona pianta mellifera, molto bottinata dalle api che ne ricavano anche un miele monoflora.

Il serpillo è un piacevolissimo compagno di piccoli giardini, per la robustezza, il profumo e la fioritura. Vi sono alcune varietà nane che si possono usare come tappeto erboso.

È molto usato in cucina, come molte altre specie di timo. In particolare, per le sue proprietà antibatteriche, è molto utile per aiutare la digestione e ridurre la fermentazione intestinale, ad esempio, accompagnando un piatto di fagioli. Nelle valli Valdesi sopra Pinerolo (provincia di Torino) viene prodotto il sërpoul o serpùl, come viene chiamato questo timo nella locale parlata occitana: liquore tradizionale della zona, ottenuto per macerazione alcolica del fiore della pianta e successiva aggiunta di sciroppo di zucchero. I fiori sono raccolti ad alta quota nelle zone di Pellice, Chisone e Germanasca.

Ad Ischia è utilizzato per produrre la pipernella, caratteristico liquore ottenuto per infusione della pipernia nell’alcool.

Nella Valdaso, nella zona di Monte Rinaldo, è prodotto un particolare tipo di formaggio pecorino utilizzando caglio aromatizzato da varie erbe aromatiche tra cui il timo serpillo.

Al serpillo sono attribuite  numerose proprietà terapeutiche ed aromatiche. Le sue foglie e i suoi fiori sono ricchi di vitamina A e vitamina C, stimolano l’appetito e, in generale, costituiscono un ottimo integratore. I principali costituenti delle virtù sono rappresentanti dai fenoli, soprattutto il timolo ed il carvacloro, presenti nella pianta in percentuali differenti. Altri principi attivi molto utili sono  cimolo,  cineolo, tannini, saponina, resine, flavoni,  linalolo e luteolina.

Le parti utilizzate dalla pianta sono le sommità fiorite. Gli utilizzi che ne possono derivare sono i più svariati. Molto famosi sono gli infusi di timo, dall’azione calmante per la tosse e riequilibrativa dell’apparato digerente. In conclusione, la medicina gli riconosce le seguenti proprietà: antisettiche, stimolanti, antispasmodiche, diuretiche, emmenagoghe. Il timo serpillo è una pianta che, da sempre, viene impiegata per scopi medicinali, oltre che per insaporire le pietanze. Si tratta infatti di un potente antisettico, antispasmodico,  espettorante e vermifugo, utile per combattere le malattie dell’apparato respiratorio e per favorire i processi digestivi. Sotto forma di sciroppo è un ottimo calmante per la tosse convulsa dei bambini e per ogni forma di bronchiti catarrali. Per le sue proprietà antisettiche il timo è indicato per lavaggi e sciacqui in caso di infiammazioni delle mucose. L’essenza applicata localmente è indicata contro i dolori della sciatica e quelli reumatici.

Ogni anno in Valle d’Aosta nel comune di Verrayes si tiene la Sagra della Sarieula, dedicata al timo serpillo.

Il nome del genere thymus deriva dal greco thymòs che ha anche il significato di anima, soffio vitale e come altre piante dall’aroma gradevole il timo è un simbolo di morte: in passato si credeva che l’anima dei defunti riposasse nei suoi fiori e che il suo profumo aleggiasse nei luoghi infestati dai fantasmi.

Curiosità

Descritto dagli autori più antichi, tra cui il filosofo greco Teofrasto, il timo era conosciuto e ampiamente utilizzato in tutto il Mediterraneo sin dall’epoca degli Egizi che lo impiegavano in particolare per l’imbalsamazione delle mummie. I romani ne ricavavano un vino medicinale che usavano nei sacrifici per gli dei e bruciavano la pianta credendo che i fumi avrebbero tenuto lontano gli scorpioni, i soldati si bagnavano nell’acqua di timo per infondersi coraggio e vigore. I cartaginesi ne sfruttavano invece le sue proprietà antisettiche e cicatrizzanti per ottenere, mischiandolo al grasso di capra, una crema per arrestare il sangue delle ferite in battaglia.

Nel Medio Evo le dame ricamavano spighe di timo nelle insegne dei loro cavalieri affinché le virtù eroiche della pianta li accompagnassero in battaglia rendendoli forti e invincibili. I crociati lo portavano addosso come simbolo di forza e coraggio. In Gran Bretagna si credeva che il timo fosse la pianta preferita dalle fate. L’erborista Nicholas Culpaper nel XVII° sec. consigliava l’uso del timo selvatico per trattare il sanguinamento interno, la tosse e il vomito. Linneo, naturalista svedese usava il timo per curare le cefalee e i postumi dell’ubriachezza. Il timo assieme alla lavanda, al rosmarino, e la salvia entrava nel famoso aceto dei quattro ladroni, panacea universale usata soprattutto durante le pestilenze.

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