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Santoreggia ortense | Satureja hortensis

La santoreggia annua è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Lamiaceae e del genere Satureja; ha fusti eretti alti circa 30 cm.; le foglie, opposte, sono lanceolate; i fiori compaiono da giugno a settembre, sono bianchi o rosei e riuniti in verticillastri ascellari.

Originaria dell’Asia occidentale è diffusa nell’Europa meridionale; in Italia è presente, spontanea o naturalizzata, al Nord e al Centro, nelle zone aride.

Periodo di fioritura: giugno-settembre.

L’etimologia del nome generico è molto incerta e deriverebbe da “séro, sátum” io semino, seminato, o dal greco “sátyros” satiro (in riferimento alle sue proprietà afrodisiache che le venivano attribuite) o ancora dall’arabo “s’átar” nome di molte piante. Il nome specifico deriva dal fatto che fu presto considerata un’erba da orto e da giardino e coltivata già dal IX sec. in Italia.

La pianta è ricca di olio essenziale (sino all’1,5%) ricco di carvacrolo, timolo, linalolo, carvone, borneolo; sostanze fenoliche, resine, tannini, mucillagine.

Proprietà terapeutiche: digestive, carminative, tonico-stimolanti. Per uso esterno, come antisettico nelle infiammazioni orali; viene usata contro i disturbi gastrici, come stimolante dell’appetito e digestivo; ha una benefica azione antielmintica e può essere usata come colluttorio antisettico.

Secondo la medicina popolare la pianta ha le seguenti proprietà medicamentose:

  • antireumatica (attenua i dolori dovuti all’infiammazione delle articolazioni);
  • antisettica (proprietà di impedire o rallentare lo sviluppo dei microbi);
  • carminativa (favorisce la fuoriuscita dei gas intestinali);
  • digestiva: aiuta la digestione dei cibi;
  • stomachica
  • stimolante
  • vermifuga
  • diuretica
  • espettorante (favorisce l’espulsione delle secrezioni bronchiali).

Le foglie, fortemente aromatiche, vengono usate per dare sapore a piatti di carne e pesce.

La santoreggia è perfetta su pesci al forno e alla griglia e su piatti di carni, anche molto saporite: carni alla griglia, marinate (si aggiunge direttamente alla marinatura), spezzatini e stufati; è un’erba molto affine al timo e alla salvia negli usi in cucina; ma si usa anche per aromatizzare l’impasto delle salsicce. Sui fagioli conditi con olio, aceto, sale e pepe la santoreggia dà un inconfondibile tocco in più. Sperimentatela sulle frittate, al forno o in padella, e osate sulle verdure crude, compresa l’insalata (magari, in questo caso, meglio foglie fresche). Da sola o insieme ad altre erbe si può usare per insaporire una scamorza alla piastra, teglie di verdure estive al forno, melanzane sott’olio e ripieni di torte salate, uova sode. Con la santoreggia si preparano anche liquori a base di foglie essiccate, alcol, zucchero e acqua: il sapore finale di questi digestivi è acuto, quasi piccante, e richiama sentori di limone.

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