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CROM.2 – IDEAZIONE 1991 | Il Centro Ricerche Oncologiche di Mercogliano “Fiorentino Lo Vuolo”

Il Centro Ricerche ha sede in un edificio sorto negli anni settanta come Istituto Provinciale per l’Assistenza all’Infanzia (I.P.A.I.); è situato a mezza costa, sulla collina, nel territorio di Mercogliano (AV), ridente cittadina distante solo 51 Km da Napoli (con cui è ben collegata – asse autostradale Napoli-Bari).

Il Centro è stato realizzato con l’aiuto di alcune generose famiglie irpine e con la collaborazione dell’Ente Provincia di Avellino, soprattutto per volontà dell’allora Presidente della Provincia di Avellino, Raffaele Sbrescia, che intendeva destinarlo ad orfanotrofio. «II grande edificio – ricorda l’ex prefetto Raffaele Sbrescia – fu realizzato a partire dal 1970, data della mia prima nomina quale Commissario prefettizio della provincia di Avellino. Durante quella gestione essendo uscito scioccato dalla visita fatta al vecchio brefotrofio (che allora era collocato nel fatiscente Palazzo Victor Hugo di Avellino) aprii una sottoscrizione, rivolgendo un invito alle famiglie avellinesi perché donassero il suolo per la costruzione di un moderno Istituto per l’infanzia.

Un primo contributo fu offerto dal Prof. Aristide Savignano che, con una nobile lettera, mise a disposizione un suolo che però non era sufficiente per realizzare un grande e moderno Istituto. La mia gestione durò quattro mesi e quindi non potetti portare avanti il progetto che ripresi nel 1973 allorché fui nuovamente incaricato della gestione commissariale alla Provincia». In sede di sopralluogo «notando che c’era a fianco al suolo di Savignano (che era di circa 4000 metri quadrati) un bellissimo suolo, molto più grande e quasi pianeggiante, di circa 6000 metri quadrati di proprietà del Prof. Carmine Malzoni decidemmo insieme all’illustre Direttore sanitario del Brefotrofio di Avellino, Dott. Carlo Mottola, di farne richiesta al Prof. Malzoni. Il Prof. Malzoni non solo acconsentì ma nel suo generosissimo slancio acquistò per donarlo un altro suolo, contiguo, di circa 2000 metri quadri che si incuneava tra i due fondi e che era del Dott. Carlo Maluccio, il quale acconsentì alla cessione»

L’opera costò circa cinquecento milioni, di cui trecento ottenuti con un mutuo contratto col Banco di Napoli.

In poco più di un anno l’edificio, circondato da un parco, fu completato: struttura eretta su sei livelli per complessivi 11.846 mq., di cui 1.110 coperti ed una superficie utile di mq 3271.59 (piano seminterrato 706,89 mq, piano rialzato 995,66 mq, I piano 712,74 mq, II piano 641,56 mq, III piano 480,48 mq, sottotetto 334,26 mq).

Nel 1975 l’inaugurazione; veniva confermato il vincolo di destinazione dell’opera a favore dell’infanzia. Il cespite veniva quindi donato alla Provincia di Avellino.

Pochi mesi prima del terremoto del novembre 1980, il vecchio brefotrofio, una costruzione del tardo settecento, fu evacuato ed i bambini (84) trovarono ospitalità nel nuovo edificio a Mercogliano (il vecchio edificio era in parte crollato con il sisma). Cessata la funzione di accoglienza dei bambini prima, e di personale amministrativo della Provincia subito dopo il terremoto, l’edificio è rimasto in condizioni di abbandono fino alla sottoscrizione di apposita convenzione tra l’Ente Provincia di Avellino e l’Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori (INT).

L’accordo e la stipula della convenzione fu promossa dal dr. Fiorentino Lo Vuolo (Fiore), consigliere di Amministrazione dell’INT e già dirigente amministrativo dell’ASL di Avellino, che in epoca immediatamente post-terremoto aveva temporaneamente lavorato presso il plesso di Mercogliano. Finita l’emergenza era rientrato presso la ASL per poi trasferirsi presso l’INT una volta ricevuta la nomina a consigliere del CdA. Conoscendo bene il cespite, che era rimasto completamente abbandonato pur non essendo stata toccata la struttura dagli eventi sismici, il dr. Lo Vuolo non trovò difficoltà ad offrire l’utilizzo dell’immobile alle finalità richieste dal Direttore Scientifico. Questi aveva ritenuto opportuno proporre in CTS (Comitato Tecnico Scientifico) l’attivazione di una “Sezione periferica di Ricerca pura ed applicata”, con un responsabile e due collaboratori. La proposta apparve immediatamente incongrua, a dir poco, alla luce delle dimensioni della struttura offerta in Mercogliano; allora il dr. Fiorentino Lo Vuolo avanzò la sua proposta di dare vita ad un Centro di Ricerca in Oncologia Pediatrica, ben più ambizioso e che rispettava pienamente i vincoli di destinazione della struttura. La proposta fu approvata dal Consiglio di Amministrazione dell’INT con deliberazione n° 466 del 2 ottobre 1991. A dire il vero, con questa deliberazione il CdA dell’Istituto Nazionale Tumori “Fondazione Pascale” decideva di avviare un programma per la realizzazione di due sezioni periferiche, di cui una “Sezione periferica di Ricerca pura ed applicata in oncologia pediatrica” da situare nella città di Mercogliano (AV).

La proposta era nata da una richiesta specifica avanzata dal Fiore che mi aveva avvicinato perché “irpino eccellente” e mi aveva chiesto: Beppe, cosa possiamo per promuovere la Ricerca Scientifica e nel contempo rendere grande l’Irpinia, un grosso progetto, che stimoli i nostri cervelli a rientrare …”.

Il progetto di dare vita ad un Centro di Ricerca in Oncologia Pediatrica incontrava i favori di tutti anche perché:

  1. rispettava il vincolo di destinazione dell’edificio ex-I.P.A.I., Istituto provinciale per l’infanzia abbandonata, destinato all’accoglienza di gestanti, madri e bambini di età compresa tra 0-3 anni, che si trovano in difficoltà personali, familiari e sociali ovvero in una situazione di bisogno. L’obiettivo principale era la tutela dei minori, la promozione e il sostegno della genitorialità e lo sviluppo delle competenze genitoriali;
  2. rispettava i fini istituzionali dell’IRCCS Pascale che aveva il riconoscimento del carattere scientifico dal Ministero della Sanità per la disciplina oncologica.

Conseguentemente, veniva inoltrata istanza dall’INT al Sindaco del Comune di Mercogliano per l’Istituzione del Centro di Ricerca in Oncologia Pediatrica nel Comune di Mercogliano (nota 19840/Prot. Pres/487).

La realizzazione del Centro di Ricerca in Oncologia Pediatrica (acronimo CROP) prendeva avvio concreto con la deliberazione n. 215 del 23/04/1992, regolarmente approvata dal Ministero della Sanità, cui venivano allegati:

  • Progetto per la istituzione di un Centro di Ricerca in Oncologia Pediatrica, a‐ rticolazione dei lavori, ‐ elenco delle apparecchiature necessarie, p‐   iano finanziario
  • Proposta di convenzione con l’Amministrazione Provinciale di Avellino per la concessione in uso dell’immobile (ex-IPAI di Mercogliano).

Intento dei promotori era quella di avviare una sorte di sperimentazione gestionale – come prevista dall’art. 9-bis del D.L.vo 30 dicembre 1992, n. 502, in seguito modificata dall’art. 3, comma 6, della Legge 16 novembre 2001, n. 405 (in GU 17 novembre 2001, n. 268) nonché dalla normativa regionale; lo scopo era quello di dar vita ad un centro di ricerca traslazionale a gestione pubblico-privata.

La missione del CROP veniva così definita:

  • affermare la preminenza delle attività di studio e ricerca nel settore sanitario, rispetto alle quali assumeva carattere strumentale l’attività di assistenza sanitaria;
  • produrre conoscenze utili per tutto il S.S.N. e trasferire le stesse alla pratica clinica, ovvero coniugare la ricerca con l’attività clinica per la produzione di “cose vere”;
  • promuovere la “ricerca traslazionale”, sviluppata da ricercatori particolarmente attenti, capaci di individuare gli aspetti applicativi dei loro studi e curare il trasferimento dei risultati alla ricerca pre-clinica e, successivamente, alla clinica;
  • formare giovani ricercatori costantemente informati e partecipi del progresso.

In questo modo il CROP veniva a costituire

  • un nuovo modello operativo gestionale pubblico-privato per contribuire allo sviluppo culturale, sociale ed economico che dalle zone interne della Campania si estenda a tutto il Mediterraneo (Macroregione Europea 13);
  • un “incubatore di tecnologie”, struttura di ospitalità temporanea (open space) di laboratori, attrezzature e servizi idonei alle esigenze di nuove imprenditorialità, progettata in modo da offrire la massima flessibilità nella distribuzione degli spazi di laboratorio.

Il Centro pertanto veniva a costituire un’entità unica nel panorama scientifico nazionale, non si contrapponeva a strutture similari esistenti, con le quali tuttavia intendeva mantenere stretti raccordi offrendo servizi ed alte tecnologie non reperibili sul territorio.

A quest’ultimo il Centro intendeva dare risposte concrete, fungendo, tra l’altro, da centro di coordinamento con strutture operanti sul territorio nazionale ed extra allo scopo di diventare Centro di riferimento per i   e condizioni predisponenti al cancro (cancer prone diseases).

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