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CROM.4 – Una vita travagliata – Fino al 6 luglio 2001

Il prof. Marco Salvatore (Primario del Servizio di Medicina Nucleare della Fondazione Pascale dal 1981 al 1995, a partire dal 1987 in regime di convenzione con l’Università di Napoli Federico II) era appena andato via, inaspettatamente e repentinamente, dal Pascale per rientrare all’Università. Due giorni dopo, era un sabato come tanti ed ero al lavoro al pc in segreteria al 3° piano della Ripartizione Scientifica, quando, fatto insolito, vidi entrare Marco che venne a sedersi vicino; lo guardai perplesso; cominciammo a parlare. All’inizio lo rimproverai cortesemente (ma che hai fatto?! – riferendomi alla sua andata via -, ci hai lasciato nei guai) ben sapendo che non avrei ricevuto risposta.

Eravamo molto amici; fra noi, un tono confidenziale: per me era un fratello maggiore da cui apprendere; Marco si disse preoccupato per il futuro dell’Istituto e che era venuto a trovarmi e parlare con me che lui riteneva unico possibile candidato (fra i dipendenti dell’Istituto) a succedergli.

Quando però fece un velato accenno, attribuendomi un qualche mio soddisfacimento (quasi fossi rimasto contento della sua decisione ovvero a Napoli si dice gli avessi tirato i piedi), reagii replicando: Marco, ora mi offendi! Prima mi hai dotato di intelligenza e fatto tanti elogi rappresentando tutta la tua stima per me, ora mi ritieni così stupido da avventurarmi in uno scontro con la tua corazzata Potëmkin. E’ vero, io spero di arrivare un giorno alla posizione di Direttore Scientifico, ma non oggi. Ho bisogno ancora di crescere! Gli dissi che ero ben consapevole della realtà, e che nella mia vita mi ero sempre peritato di evitare qualsiasi scontro, tant’è che se mi accorgevo che lui stava percorrendo una strada, io ne prendevo un’altra; ma spesso, mio malgrado, me lo ritrovavo sulla mia, per cui ero costretto di nuovo a cambiare strada. Gli interessi di Marco spaziavano infatti nei campi più disparati. Parlammo così a lungo e lui mi chiese, tra l’altro, di assicuragli di poter tutelare i suoi interessi ancora ben presenti nel reparto di Medicina Nucleare dell’Ente. Poi, considerato che per il conferimento dell’incarico di Direttore Scientifico sarebbe stato espletato un pubblico concorso, mi consigliò, per opportunità, di farmi momentaneamente da parte, in attesa del concorso; lui aveva intenzione di proporre per il periodo di vacatio, che garantiva sarebbe stato breve, il dr. Ciro Manzo, che lui aveva nominato responsabile dell’Oncologia Sperimentale C – Immunologia. Io mi fidai, e feci un grave errore. Dopo qualche giorno, infatti Marco si prodigò per convincere il prof. Silvio Monfardini, direttore scientifico del Centro Oncologico di Aviano, a partecipare al concorso per l’INT e a trasferirsi a Napoli, convincendolo del fatto che era un passaggio doloroso ma obbligato per poter rientrare in Milano (SF era stato indotto a trasferirsi ad Aviano per evitare la forte competizione in loco). Promessa poi non mantenuta (quando infatti il prof. Monfardini inizio settembre 1998 abbandonò il Pascale, si trasferì a Padova e non già a Milano a lui interdetta).

Un antichissimo proverbio, probabilmente il più longevo proverbio sulla fiducia della storia umana, afferma che “fidarsi è bene, non fidarsi è meglio?”. Purtroppo non lo feci, e questa fu una gran colpa perché mi sarei dovuto ricordare che quando a fine ’89 rientrai dagli Stati Uniti e mi presentai al nuovo Direttore Scientifico (vi era appena stato l’avvicendamento del prof. Giordano col prof. Salvatore), quest’ultimo mi precisò, senza mezzi termini, che tutti i patti presi col vecchio direttore non avevano alcun valore e che avrei dovuto ricominciare da zero.

Negli States vi ero stato dal 29/04/1988 al 19/12/1989 come post-doctoral fellowshiper presso il Dipartimento di Microbiologia ed Immunologia del New York Medical College, Valhalla, diretto da Soldano Ferrone. All’epoca mi occupavo di AIDS e altre immunodeficienze (come quelle correlate ai tumori), per cui avrei voluto espletare il mio periodo di perfezionamento presso il National Institute of Allergy and Infectious Diseases, diretto da Anthony Stephen Fauci. Ma fu inutile. Mi fu imposto di espletare il mio praticantato presso il NYMC in una sorta di staffetta con Antonio Giordano (figlio del Direttore Scientifico del Pascale), che così poteva trasferirsi presso il Cold Spring Harbor Laboratory nei laboratori di Ed Harlow dove avrebbe fatto la sua fortuna. A nulla valse appellarmi al mio primario, dr. Zarrilli, che non seppe far altro che invitarmi ad assecondare i voleri del Direttore Scientifico. Varammo così un programma di lavoro che avrebbe dovuto portare alla acquisizione per l’Istituto delle tecniche per la produzione di anticorpi monoclonali anti-idiotipo, immagine interna di antigeni tumorali. In particolare, mi fu affidata la produzione di anticorpi monoclonali anti-idiotipo anti-beta2microglobulina, impresa difficilissima (per non dire impossibile per una serie di ragioni).

Feci centinaia di fusioni, ottenendo sempre anticorpi non specifici, ma “sticky”, cioè che si attaccavano alle strutture più disparate. Era questo un modo per tenermi impegnato in un lavoro estremamente frustrante perché non consentiva di raggiungere l’obiettivo. Quando poco prima di rientrare in Italia ebbi un incontro-scontro chiarificatore, Ferrone mi confessò di aver ricevuto varie sollecitazioni (tra cui quella del mio ex maestro, prof. Serafino Zappacosta) per vanificare la mia formazione facendomi pubblicare il meno possibile.

Di questa sorte di “incompatibilità ambientale” mi ero reso conto ben presto e ne avevo informato sia il dr. Zarrilli che il prof. Giordano. Quest’ultimo venne anche un paio di volte a trovarmi a Valhalla; io speravo parlasse con Ferrone e sostenesse le mie rimostranze; invece si chiudeva in biblioteca a studiare e non disse nulla delle mie lagnanze. Decisi così di abbreviare il mio periodo di tirocinio e quindi la mia permanenza negli States.

Il programma di collaborazione tra il Dipartimento di Microbiologia ed Immunologia del New York Medical College e l’INT prevedeva l’affiancamento allo scrivente del tecnico di laboratorio Pasquale Ippolito e, in un secondo tempo, di un biologo, la dott.ssa Valeria D’Alessio. Per Pasquale si trattava di un’ottima occasione per ampliare le sue conoscenze extra-laboratorio e trascorrere una vacanza remunerata; a lui, il programma di lavoro non interessava, ma svolgeva dignitosamente il suo lavoro per cui ad una certa ora, il primo pomeriggio, lasciava i laboratori per andare a vivere a New York, nel Bronx. Pasquale non ha mai lavorato con me bensì, furbescamente, si mise a totale disposizione di Ferrone per il quale curava lo stabulario, l’espansione dei cloni in ascite e la produzione degli anticorpi. Questo avallava i miei sospetti, sopra accennati.

Il Concorso a Direttore Scientifico espletato per colmare la vacatio causata dal trasferimento del prof. Salvatore portò ovviamente a conferire l’incarico al prof. Silvio Monfardini, all’epoca

Direttore Scientifico del Centro Oncologico di Aviano

Silvio Monfardini è stato Direttore Scientifico dell’INT dal marzo 1996 ad agosto 1998. Eminente oncologo dirigente prima all’Istituto Tumori di Milano negli anni Settanta, poi Direttore Scientifico del Centro Oncologico di Aviano, accettò l’esperienza napoletana credo suo malgrado, consapevole delle mille difficoltà che avrebbe dovuto affrontare. La realtà con cui venne ad impattare era infatti completamente diversa da quella vissuta fino ad allora, a cominciare dalla lingua (comprensione del dialetto napoletano e di talune espressioni). Era una persona profondamente schiva, che non riusciva a tenere, anche perché per niente avvezzo al confronto sindacale; non poche volte, pressato dai sindacalisti, chiese il mio intervento risolutivo. Del resto mi aveva affidato l’incarico di vice direttore. Quando però un giorno, nel corso di uno degli “scontri”, un sindacalista, al fine di ottenere un intervento deciso del professore nei confronti dell’Amministrazione, lo apostrofò con la frase “professò, nui ve secutammo[1] fino a Milano”, lui presentò alla Procura un esposto per intimidazioni di tipo camorristico. Purtroppo capitò, per quelle strane coincidenze della vita, che pochi giorni dopo venisse rapinato davanti all’uscio di casa; le due cose non erano in collegamento, ma sono convinto che il professore la pensasse diversamente.

Ma quello che gli “inimicò” l’ambiente napoletano fu un errore piuttosto grossolano: dimenticò che egli era venuto a Napoli quale vincitore di un pubblico concorso per Direttore Scientifico; la legge prevedeva che se questi fosse stato già (pre concorso) Direttore di un reparto dell’Ente, avrebbe potuto continuare ad esercitare l’attività medica, altrimenti avrebbe dovuto dedicarsi esclusivamente alle funzioni pertinenti alla direzione scientifica. Il prof. Monfardini mise invece un lettino nella segreteria della Direzione (oltre ad aprire uno studio all’esterno) ove eseguiva visite; il fatto non fu ben digerito dai clinici dell’Ente. Un imperdonabile misunderstanding.

Eppure, quando Monfardini arrivò a Napoli, io (che avevo partecipato allo stesso concorso) mi misi immediatamente a sua disposizione, ed il prof. Monfardini mi conferì l’incarico di vice direttore, ritenendomi un profondo conoscitore della realtà locale. La mia vice-direzione durò però solo sei mesi per un increscioso episodio di incomprensione sorto tra il prof. Monfardini e lo scrivente. Era maturato il tempo per rinnovare il protocollo d’intesa tra la Regione Campania e l’Istituto Pascale. Un giorno mi chiamò il Commissario Straordinario, prof. Alfonso Barbarisi, che, essendosi insediato da poco e quindi non a piena conoscenza di attività e dati (flussi, etc.) dell’Istituto, mi delegò a trattare con la Regione per stipulare il protocollo d’intesa, dicendomi altresì che il Direttore Scientifico si era dichiarato indisponibile. Mi recai in Regione a capo della delegazione dell’Ente; dopo ore di trattativa, grazie anche ad un grande favore personale riconosciuto, riuscii a sottoscrivere un favorevolissimo per l’INT protocollo d’intesa. Tornai allora lieto e baldanzoso in Istituto per il brillante risultato conseguito (tra l’altro avevo ottenuto un notevole incremento del finanziamento regionale da 72 a 96 miliardi) per riferire tutto al Direttore Scientifico. Anziché un encomio, ebbi un severo rimprovero: chi mi aveva autorizzato? Alla mia risposta (mi ha chiamato il Commissario), Monfardini ribatté: “ma tu sei il mio vice, non il vice del Commissario”. Quando il Direttore Scientifico mi intimò di non permettermi di fare alcunché senza una sua preventiva autorizzazione, rimisi il mandato di vice, non più compatibile perché a mio giudizio era venuta meno quell’indispensabile fiducia che deve caratterizzare un rapporto tra delegante e delegato.

Sinceramente, ancor oggi non riesco a comprendere le motivazioni di quel comportamento, essendo per me il risultato positivo conseguito al di sopra di tutte le altre considerazioni.

Il 26 marzo 1998, nel quadro del settore di indagine sul funzionamento degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS), una delegazione della Commissione parlamentare di Indagine sul sistema sanitario del Senato della Repubblica (predisposta dal relatore, sen. Antonio Tomassini, e approvata dalla Commissione nella seduta n. 36 del 3 dicembre 1998) effettuò un sopralluogo presso l’Istituto nazionale per lo studio e la cura dei tumori «Fondazione Giovanni Pascale» di Napoli, per verificarne il livello di funzionamento. La Commissione lamentò innanzitutto come l’accertamento dei fatti fosse stato ostacolato da una linea di condotta riscontrata nell’ambito della dirigenza dell’Istituto «Pascale» volta a dare corso ad un palleggiamento di responsabilità sia rispetto all’operato delle pregresse dirigenze sia anche tra settori attualmente operanti all’interno della struttura. La Commissione rilevò inoltre un consistente degrado della struttura; evidenti carenze di ordine strutturale sulle quali pesava un’insufficiente programma di manutenzione ordinaria e straordinaria; carenze di pulizia e di igiene; carenze organizzative; mancato adeguamento alle norme del decreto legislativo n. 626 del 1994; attrezzature di molti ambulatori obsolete e non più a norma; presenza di camere con muri ed arredi spesso fatiscenti; mancata presentazione dei bilanci (bilanci consuntivi fermi all’esercizio 1992; parziale impegno dei fondi per la ricerca e loro destinazione distorta, ovvero «dirottamenti» degli stanziamenti previsti per la ricerca corrente per l’acquisto di attrezzature; assenza dei carichi di lavoro; basso indice di attrazione extraregionale (dall’analisi dei finanziamenti erogati dal Ministero della Sanità agli IRCCS emerse che negli anni considerati (triennio 1998/1999), per il Pascale si era verificata una flessione del finanziamento del 14.9%); incapacità di attrarre fonti di finanziamento al di fuori di quelle ministeriali; mancata copertura di alcuni posti organici; scarso numero di ore su cui era organizzata l’attività del «Pascale»; numerose altre inadempienze (per quanto riguarda l’acquisto degli acceleratori lineari, l’imputazione del costo sul capitolo degli accantonamenti apparve assolutamente improprio).

La Commissione peraltro evidenziò come, malgrado gravi insufficienze gestionali e di direzione, l’istituto conservava buone professionalità di assistenza e di ricerca.

Nel corso dell’audizione, il professor Monfardini denunziò la pessima direzione amministrativa dell’Istituto, consegnando alla delegazione della Commissione d’inchiesta un documento sul «disordine» e sugli «annosi disservizi amministrativi di ostacolo alla ricerca».

La crescente aspra conflittualità interna finì però per coinvolgere pienamente la Direzione scientifica (con addirittura volantinaggio in strada, blocco della circolazione intorno all’Istituto, manifestazioni); a tale pressione, il prof. Monfardini non resse per cui, a fine agosto 1998, lamentando l’impossibilità operativa, abbandonò il Pascale senza aver neppure adempiuto ai propri impegni istituzionali (come la presentazione al Ministero della relazione clinico-scientifica).

Come accennato, la relazione Di Dato ha gravato per anni sulla vita dell’Istituto, come un grosso macigno pronto a cadere sulla testa dell’ultimo malcapitato. Sicché, la mancata rimozione degli addebiti mossi ha costituito per anni un forte deterrente alla presa in carico della gestione dell’Ente. E’ indubbio che il prolungato grave disordine amministrativo-contabile sia andato strettamente a braccetto col continuo turnover di funzionari (in gran parte con scarse conoscenze sulla realtà IRCCS) posti alla guida del più grande IRCCS del Mezzogiorno. Per superare l’empasse che si era venuto a determinare in Istituto ed attivare un intervento risolutore, in data 1° marzo 1996, il Ministro della Sanità, Elio Guzzanti, nominava commissario straordinario dell’Istituto Tumori «Fondazione Senatore Pascale» il Dott. Giuseppe Ferraro (sponsorizzato dall’ex assessore alla Sanità della Regione, Raffaele Calabrò). Il risultato fu controproducente.

Subentrato al dr. Gennaro Niglio, Commissario Straordinario dal 03/01/95 al 28/02/96, il dr. Ferraro si rese artefice di uno dei periodi più conflittuali e confusi (anche suo malgrado) nella vita dell’Ente, anche a causa di una paradossale alternanza al vertice dell’Istituto.

Il dr. Ferraro l’01/12/96 presentò alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli querela a carico delle rappresentanze aziendali del Pascale perché “su molte attività dell’Istituto si è realizzato un impegno concentrico del segretario generale, Oreste Pennasilico, di alcuni deputati e di certa stampa cittadina, volto a determinare non solo un clima di intimidazione nell’azione amministrativa, ma soprattutto suscitare un ingiusto provvedimento ministeriale di rimozione dello scrivente dalla funzione esercitata”. Tale denuncia veniva ribadita al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma in data 11 febbraio 1997;con essa il Ferraro faceva rilevare, tra l’altro, come alla pagina 6 del verbale ispettivo Di Dato venivano evidenziate chiaramente le cause del dissesto dell’Ente, dovute ad una enfatizzazione della funzione dei sindacati interni, i quali avrebbero avuto il potere di condizionare le decisioni degli organi di amministrazione e della dirigenza dell’Ente verso soluzioni illegali a danno dell’organizzazione dell’Istituto. Nello specifico, a circa 70 ricercatori laureati venivano erogati da tempo emolumenti accessori a quelli stipendiali (c.d. equiparazione al personale medico). Il tema dell’equiparazione è stato per molti anni uno dei moventi principali della conflittualità; non a caso, i contrasti esplosi portarono ad un lungo braccio di ferro tra lo stesso Ferraro ed il Ministro della Sanità.

Ferraro cercò di revocare tali provvedimenti suscitando vigorose rimostranze degli interessati, tant’è che in data 09/01/97 l’On.le Bindi, Ministro alla Sanità, con un decreto ministeriale, rimuoveva il Ferraro per “incompatibilità ambientale” – una motivazione molto debole – e contestualmente nominava Commissario il prof. Alfonso Barbarisi.

Contro tale provvedimento, il dr. Giuseppe Ferraro ricorreva al Tar Campania che in data 28/01/97 dava ragione al Ferraro reinsediandolo alla guida del Pascale. I Ricercatori dell’Ente entrarono allora in agitazione accusando il Ferraro di “indisturbata demolizione della ricerca dell’Istituto”; per onestà bisogna ricordare che altri 23 dipendenti sottoscrivevano una nota a favore del Commissario, tanto per avallare l’atavica spaccatura esistente tra le due figure (medici vs non medici). Circa ventimila volantini di protesta vennero lanciati da un aereo sulle piazze ed il lungomare di Napoli.

La Bindi si appellava, il 04/02/97, al Consiglio di Stato che confermava la decisione del Tar.

A questo punto la Bindi, in data 05/02/97, emanava un nuovo decreto, rimuoveva Ferraro e rinominava Barbarisi (nel periodo di vacatio. la funzione era stata svolta dal dr. Giuseppe Vittorio Bonagura, vice Commissario).

In data 25/02/97 Ferraro ricorreva nuovamente al Tar che gli dava di nuovo ragione per cui si reinsediava al Pascale. Il Ministro della Sanità quindi si appellava (03/03/97) ancora al Consiglio di Stato che, questa volta, rigettava la decisione del Tar per cui Barbarisi veniva riconfermato Commissario straordinario. L’11/03/97 Giuseppe Ferraro otteneva il rigetto da parte del Consiglio di Stato dell’appello proposto dal Ministro della sanità avverso l’ordinanza del TAR Campania.

Il 16/06/97, entrato nel merito della vicenda, il Tar dava ragione a Ferraro su entrambi i ricorsi, ma la decisione del Consiglio di Stato era inappellabile per cui Barbarisi restava al suo posto.

L’1/07/97 con un altro decreto ministeriale la Bindi riconfermava la nomina di Barbarisi.

Ad ogni modo il lungo braccio di ferro tra l’On.le Rosy Bindi, Ministro della Sanità, e il Dott. Giuseppe Ferraro, Commissario ora sì ora no dell’Istituto Pascale, si concluse con la richiesta avanzata alla Camera dei Deputati, in data 21 febbraio 1998, di autorizzazione a procedere nei confronti del Ministro On. Rosaria Bindi per abuso d’ufficio in violazione dei principi di buon andamento ed imparzialità nell’azione amministrativa sanciti dall’articolo 97 della Costituzione della Repubblica.

Indubbiamente tutta la vicenda fu mal gestita dallo staff legale del Ministro, che avrebbe potuto trovare motivi ben più consistenti (della banale “incompatibilità ambientale” difficile da sostenere) per rimuovere il Ferraro (questi aveva collezionato oltre 56 denunce penali; i sindacati avevano sporto varie denunce, fra cui quelle per le transazioni miliardarie per circa 6 miliardi, l’affidamento del servizio di pulizia delle aree interne ed esterne, scarsa trasparenza in atti amministrativi, etc.). Purtroppo, proprio a causa della tenuità delle accuse alla base della rimozione del Ferraro, la decisione della Bindi apparve oggettivamente ingiustificata e illegittima, connotata da una evidente falsità ideologica e carenza di motivazione, per cui il ministro fu condannato.

La Bindi o, più propriamente, i suoi collaboratori avevano sottovalutato il Ferraro, personaggio scaltro quanto ambiguo, molto abile a districarsi tra i meandri giuridico-amministrativi, i cavilli, gli usi e (mal)costume; proprio tale abilità, unita alla mancanza di scrupoli etici, mi avevano colpito. Era capace di costruire delibere tecnicamente perfette ed ineccepibili: nella consapevolezza che il lettore avrebbe guardato il vestito ma non verificato gli allegati o i documenti citati, lui costruiva le delibere seguendo una flow chart con tutti i passaggi dovuti per legge prima di adottare il provvedimento; la citazione e l’oggetto menzionato però non trovavano rispondenza col vero contenuto del documento citato.

Questi ed altri illeciti furono denunciati dallo scrivente, ma non ebbero riscontro da parte degli Organi competenti. Al contrario, ebbe seguito una denuncia presentata pochi giorni prima del Natale dal Ferraro nei confronti di alcuni operatori dell’Istituto, fra cui lo scrivente. Grazie ad alcuni “solerti” amministrativi interni, il Commissario Ferraro era venuto in possesso di una lettera firmata ma non datata dai suddetti ricercatori ma non datata; nella lettera questi ultimi, ricercatori responsabili di progetti di ricerca finanziati dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (era il primo Progetto Finalizzato Nazionale di Oncologia[2]), autorizzavano l’amministrazione dell’Ente a prelevare dal finanziamento ricevuto un’aliquota per compensare l’impegno extra assunto per gestire le pratiche amministrative. I primi ad essere convocati furono il primario di radioterapia e la responsabile del Servizio di Immunologia di base; alla notifica dell’accusa, il primo si sentì male, per cui fu chiamata l’ambulanza. Il giorno dopo toccò al sottoscritto. Appena il Procuratore pronunciò l’accusa, sul mio volto apparve un sorrisetto tanto che il Procuratore mi redarguì bonariamente dicendomi: “Dottore non rida; l’accusa è grave, perché configura un reato di concussione, un reato punito dalla legge con la reclusione da sei a dodici anni”. Risposi: “No, dottore! Sorrido per l’idiozia di chi ha presentato la denuncia. Ora che so l’accusa, Le chiedo un giorno per recuperare tutte le carte e domani sarò qui, a dimostrare la totale infondatezza dell’accusa”. Il giorno dopo mi presentai con tutte le carte (questa cosa, ovvero conservare sempre la documentazione di tutto mi ha salvato varie volte) dimostrando chiaramente che:

  1. la proposta era stata avanzata diversi anni prima (come dimostrato dall’originale ancora in mio possesso; probabilmente il Ferraro era convinto che tutta la documentazione del progetto non sarebbe stata più rinvenibile)
  2. la proposta era pienamente legittima perché prevista nello stesso disciplinare del bando del progetto (approvato dal CNR e dal Ministero);
  3. il reato non si era mai concretizzato, in quanto il Direttore Amministrativo ed il Segretario generale, a causa dei forti contrasti interni (altri dipendenti amministrativi che accampavano pretese) circa le modalità di ripartizione dei fondi, avevano rifiutato la proposta.

Seguì uno scambio verbale abbastanza articolato, quasi familiare tant’è che mi permisi di fare una domanda: “Questo signore è stato denunciato più volte per vari possibili reati su cui indagare (vedi rassegna stampa) e la Procura non è mai intervenuta; la stessa persona ha fatto un esposto durante le feste natalizie e dopo la Befana c’è stata immediatamente la convocazione dei denunciati. Come mai? …….”. Ebbi la risposta, ma non posso riportarla perché estremamente confidenziale.

Ad ogni modo, il Ferraro, pur rimosso dal Pascale, ha continuato ad occupare vertici nella PA[3] e la vicenda Ferraro-Barbarisi è una delle tante che dimostra quanto l’Istituto Pascale sia stato al centro dell’attenzione di politici, quasi mai ben pensanti, che hanno finito per condizionare la vita dell’Ente in quegli anni. La comprensione degli eventi è facilitata da una attenta lettura dell’abbondante rassegna stampa dell’epoca.

Ad ogni modo anche sotto l’amministrazione Ferraro, si erano accentuati i conflitti interni, con conseguenti interrogazioni parlamentari – a conferma dell’attenzione riservata all’Istituto oltre ogni lecita aspettativa – come l’ interrogazione a risposta orale 3/03345 presentata da Gambale Giuseppe (Democratici di sinistra – L’ulivo) in data 1999.01.29 (http://dati.camera.it/ocd/aic.rdf/aic3_03345_13):

Ai Ministri di grazia e giustizia e della sanita’. – Per sapere – premesso che: il 3 dicembre 1998 il Gip Raffaele Marino ha assolto dall’accusa di abuso d’ufficio il commissario straordinario dell’Istituto per lo studio e la lotta ai tumori Fondazione Pascale di Napoli, Alfonso Barbarisi, e il segretario Oreste Pennasilico ma contro la sentenza e’ stato proposto appello; sorprende che un ben individuato settore della magistratura dedichi tanta precisa e puntuale attenzione ad un breve periodo della gestione dell’Istituto (Barbarisi e’ commissario da appena 24 mesi) dopo anni di inerzia di fronte ad abusi, sprechi e malversazioni ripetutamente e da piu’ parti inutilmente denunciati; altrettanto forte e’ lo sconcerto di fronte al corrispondente atteggiamento di settori della stampa napoletana che hanno fatto del Pascale il bersaglio di una vera e propria campagna denigratoria, dando grande risalto alla notizia dell’udienza davanti al Gip e liquidando in poche righe la notizia dell’assoluzione; il 3 dicembre 1998 sono state di particolare interesse le arringhe degli avvocati difensori di Barbarisi e Pennasilico: Riccardo Ferone, difensore di Pennasilico, ha parlato di “lotta fra consorterie“, mentre Giuseppe Fusco, legale di Barbarisi, ha denunciato “l’inaccettabile stravolgimento operato dalla Procura della Repubblica di Napoli con un’ingerenza nell’attivita’ amministrativa degli enti”, con un intervento, quindi, non giudiziario ma politico; le indagini sono state condotte dal dottor Arcibaldo Miller che, nella richiesta di sospendere dal servizio Barbarisi e Pennasilico, scrive che nella relazione dell’ispettore del ministero del tesoro, dottor Di Dato, erano evidenziati “una serie rilevatissima di illeciti e di irregolarita’, anche riconducibili a pervicaci comportamenti abnormi, se non abusivi, ascrivibili a funzioni apicali dell’ente”, illeciti e irregolarita’ commesse – evidentemente – prima del 1995, dal momento che la relazione Di Dato si riferiva a quel periodo; un’indagine che ha per oggetto “una serie rilevantissima di illeciti e irregolarita’” sfocia, dunque, soltanto nella richiesta di sospendere dal servizio l’ultimo commissario straordinario, Alfonso Barbarisi, per una vicenda di ambito limitato, in ordine alla quale il Gip, nel rigettare la richiesta del Pm, evidenzia come il carattere di illecito di essa appaia assai “dubbio”; il professor Barbarisi e’ stato nominato commissario straordinario solo il 9 gennaio 1997, mentre fino all’ottobre 1995 e’ stato direttore scientifico dell’Istituto Pascale il professor Marco Salvatore; nessuna iniziativa il pubblico ministero Miller ha avanzato nei confronti di Marco Salvatore, nonostante le gravi disfunzioni segnalate riguardino fatti rientranti nel periodo in cui Salvatore era direttore scientifico dell’ente; della singolare gestione dei fascicoli d’indagine relativi all’Istituto Pascale si e’ gia’ occupato il senatore di AN Filippo Reccia che, in un’interrogazione presentata il 22 marzo 1996 (la n. 4-08476), denuncia che il professor Marco Salvatore in data 26 ottobre 1995 presento’ le proprie dimissioni dall’incarico di direttore scientifico dell’istituto dei tumori di Napoli Fondazione Pascale, gia’ il Pascale era stato oggetto di accurata verifica ispettiva dell’ispettore di finanza dottor Di Dato, con conseguente denuncia di 126 rilievi contenuti in ben sei volumi, alla Procura generale della Corte dei Conti, alla Procura generale della Repubblica e ai Ministeri della sanita’, del tesoro e dell’interno; che numerosi rilievi ispettivi concernenti gli anni di gestione dal 1990 al 1994 vedono implicato il professor Salvatore, da venti anni primario prima e direttore scientifico dopo al Pascale: il detto professor Salvatore vero e proprio uomo-ombra del Pascale, ancora nel 1996 ne gestiva dall’esterno le sorti influendo sul ministro della sanita’ con scelte di personaggi alla guida dello stesso istituto; che il professor Salvatore riusci’, ad esempio, a portare il dottor Giuseppe Ferraro a capo della commissione di verifica dei rilievi ispettivi nel novembre 1995; che il citato dottor Ferraro, da direttore amministrativo del Monaldi passo’ in data 2 marzo 1996 a ricoprire l’incarico di commissario del Pascale dopo le concordate dimissioni del dottor Niglio e che anche tale designazione parti’ dal “grande vecchio professor Salvatore” mentre la commissione ispettiva a distanza di ben sette mesi non vedeva partorire alcun esito in ordine alle gravi responsabilita’ in testa ai vecchi burosauri del Pascale; che, nel frattempo nessun intervento della magistratura si era avuto grazie, forse, al fatto che il professor Salvatore nel suo “cenacolo” napoletano annoverava magistrati che avrebbero potuto avere “un ruolo di accertamento nelle vicende amministrative del Pascale (Arcibaldo Miller)”; il dottor Arcibaldo Miller sia amico personale di Marco Salvatore emerge infatti con evidenza dalle agende dello stesso magistrato sequestrate dalla Procura di Salerno nel corso di uno dei procedimenti penali che lo hanno interessato e che sono agli atti del processo in corso presso il tribunale di Salerno. Dalle agende si ricava che nel 1985 Miller disponeva dei numeri telefonici di studio e di casa del professor Salvatore, un appuntamento tra i due e’ annotato il 22 settembre 1986, una cena a casa del professor Salvatore fissata per il 10 novembre 1988 e un appuntamento con lo stesso per le ore 8.30 del 6 dicembre 1988; sin dal 1992 l’interrogante, attraverso numerosi atti ispettivi ha denunciato illegalita’, cattiva gestione in un istituto da sempre in mano ad amici dell’ex Ministro De Lorenzo e a chi ha avuto interesse a boicottare la sanita’ pubblica a vantaggio delle cliniche private; gli intrecci descritti autorizzano ad affermare che non di singole persone si tratti, ma di un coacervo di interessi e di affari consolidato a Napoli, con legami trasversali ai partiti e, forse, di tipo massonico, che in ogni momento puo’ decidere di intervenire su qualsiasi questione esercitando pressioni giudiziarie e mass-mediologiche in molti casi insostenibili, e che, in questo periodo potrebbe avere come obiettivo il Commissario straordinario Barbarisi -: se, a seguito dell’allarmante relazione Di Dato, siano state intraprese azioni giudiziarie degne di tale nome in caso negativo se il Ministro di grazia e giustizia non ritenga di dover accertare l’esistenza di eventuali comportamenti omissivi considerato che le indagini sul lungo periodo di gestione Salvatore del Pascale potrebbero non essere mai partite anche per i legami esistenti tra l’ex direttore scientifico e alcuni magistrati; quale seguito abbiano avuto i rilievi ispettivi concernenti gli anni dal 1990 al 1994. (3-03345)

Proprio in quell’epoca, estremamente difficile e complessa, in cui il Direttore Scientifico “fuggiva” da Napoli e da tutte le problematiche che attenevano l’Ente, sottraendosi anche ai suoi doveri istituzionali (come accennato, non produceva neppure la dovuta relazione clinico-scientifica sull’attività svolta da inviare obbligatoriamente al Ministero), ed era difficile trovare un sostituto, mi fu conferito l’incarico di Direttore Scientifico “reggente” dell’Istituto. Credo di essere stato l’unico Direttore Scientifico “reggente” nella storia degli IRCCS.

E’ difficile immaginare quanto la situazione fosse precaria. Non per niente, come su accennato, la Commissione di Indagine sul Sistema Sanitario del Senato della Repubblica, nella relazione conclusiva sugli IRCCS, a proposito dell’Istituto Nazionale per lo Studio e per la Cura dei Tumori Fondazione Pascale di Napoli (visitato il 26 marzo 1998), aveva rilevato: “Si erano rilevate gravi carenze strutturali, anche per quanto riguarda la sicurezza. Da molti anni non si presentavano i bilanci. Parte rilevante dei fondi per la ricerca corrente non erano utilizzati e venivano distorti per comperare attrezzature, che poi erano poco o nulla utilizzate. Il direttore scientifico denunciava irregolarità burocratiche e amministrative. Permanevano, malgrado gravi insufficienze gestionali e di direzione, buone professionalità di assistenza e di ricerca”.

L’incarico fu dato in un primo momento per tutto il mese di agosto 1998 (del. n. 632 del 3.08.98), dovendosi bandire il concorso, e poi rinnovato dal 1° settembre 1998 (del. n. 700 del 28.09.98); l’incarico è durato fino al 31 luglio 2002[4]. A dire il vero, per l’incarico fu interpellato anche il prof. Giancarlo Vecchio (professore ordinario di Virologia Oncologica nonché di Oncologia) che aveva partecipato (insieme allo scrivente) allo stesso concorso vinto da Monfardini; il prof. Vecchio però non accettò la tremenda sfida.

Ricevuto l’incarico, come primo compito ritenni opportuno cercare di assicurare all’Istituto correntezza e correttezza amministrativa, presupposto indispensabile per avviare una corretta e trasparente gestione.

Era in discussione al Ministero della Sanità la conferma del carattere scientifico dell’Istituto come previsto dalla legge istitutiva degli IRCCS (Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, art.  15, comma  1,  del  decreto legislativo n. 288 del 2003) ed il Pascale correva il rischio di perdere tale riconoscimento per inadempienze: in effetti, non trasmetteva i dati relativi ai flussi informativi dell’attività clinica. Insieme al Direttore Sanitario venni convocato dal Ministro, On.le Rosy Bindi, presso il Ministero a Roma per ricevere una ramanzina di quelle con minaccia conclusiva di revocare ad horas il carattere scientifico dell’Istituto; particolarmente severa la strapazzata ricevuta dal Direttore Sanitario (che lamentava di non avere computers, che invece giacevano inutilizzati nei suoi uffici ma non installati per un rimpallo di responsabilità con la direzione amministrativa); la Bindi mi mise all’angolo e mi disse: A me tutte le altre figure dell’Istituto non interessano. Tu rappresenti me nell’IRCCS ed a me rispondi. Ti dò 2 settimane per mettere a posto tutti i dati ed inviarmeli, se no revoco il carattere scientifico e sarai tu responsabile! Tornai in Istituto con la coda tra le gambe e riferii tutto al Commissario, che, fortunatamente, mi diede ampia delega. Costituii una piccola task force con Egidio Celentano, recuperammo tutte le cartelle cliniche misteriosamente “scomparse”, elaborammo tutti i dati e trasmettemmo i flussi al Ministero. Ebbi il plauso dal Commissario, e la denunzia da parte del Direttore Sanitario per “invasione di campo” (i flussi sanitari non rientravano tra le competenze del Direttore Scientifico); ma il riconoscimento e l’Istituto erano salvi. Anzi, la Bindi, vista la mia competenza amministrativa e legislativa, mi pregò di istruire l’On.le Fioroni, relatore in Parlamento della legge di riordino degli IRCCS, circa la storia e le norme che regolavano la vita di detti Enti.

Dopo aver provveduto a mettere in ordine e trasmettere al Ministero della Sanità anche i dati contabili dei finanziamenti per Ricerca Corrente (anni 1985-1997), Ricerca Finalizzata (anni 1983-1998) e finanziamenti in conto capitale, con proposta di utilizzo dei fondi della ricerca non utilizzati, elaborai una serie articolata di proposte (Programma per il consolidamento del processo di aziendalizzazione dell’INT, Piano triennale di sviluppo, Ipotesi di decentramento dei poteri e deregulation dei processi decisionali dell’Azienda) purtroppo non recepite da un’Amministrazione poco coraggiosa e poco aperta alle innovazioni (il Decreto Legislativo 16 ottobre 2003, n. 288 – Riordino della disciplina degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, a norma dell’articolo 42, comma 1, della legge 16 gennaio 2003, n. 3, abilitava gli IRCCS a sperimentazioni gestionali).

Al Ministero inviai altresì le Relazioni clinico-scientifica (compresa quella di competenza del prof. Monfardini), stipulai il nuovo Protocollo d’intesa con la Regione avvalendomi di competenze sia amministrative, su delega, che scientifiche. Avviai il “PIANO DI RIEQUILIBRIO E SVILUPPO per il potenziamento e la riqualificazione dell’attività di ricerca e del trasferimento dei risultati della ricerca all’assistenza” espressamente richiesto dal Ministero della Sanità, collegandolo alla Riorganizzazione dell’Istituto, della Direzione Scientifica, della Ripartizione Scientifica e della biblioteca, delle attività connesse all’uso della PET-Ciclotrone[5]. Istituii l’Ufficio Ricerca, l’Ufficio Sperimentazioni cliniche, l’Ufficio Brevetti. Istituii i Centri costo, il Telefono Verde Oncologico. Ricostituii lo Scientific Advisory Board, e provvidi a regolamentare le sperimentazioni cliniche, le frequenze, le missioni e la partecipazione a manifestazioni scientifiche.

Proposi una nuova Organizzazione funzionale dell’Area Ricerca Sperimentale, con precisi criteri di valutazione della produttività e assegnazione budget.

Stipulai convenzioni con: Consiglio Nazionale delle Ricerche, Lega Italiana per la Lotta Contro i Tumori, l’ALTS – Associazione per la Lotta ai Tumori del Seno – ONLUS, della Stazione Zoologica “Anton Dohrn” di Napoli. Promossi l’adesione dell’Istituto all’European Economic Interest Grouping: Liaison Network for Cancer (EEIG LINC – ECCC), all’O.E.C.I. (Organization of European Cancer Institutes), all’U.I.C.C. (Union International Contre le Cancer), ai Centri Regionali di Competenza, alla Rete Formativa della Regione Campania con costituzione di un Polo Didattico. Di assoluto prestigio quanto attuato nell’ambito del programma di investimento per la lotta all’AIDS – L. 135/90.

Promossi l’attività assistenziale, quella di prevenzione, quella di assistenza domiciliare.

I risultati non si fecero attendere: aumento quali-quantitativo della produzione scientifica; costituzione di diversi gruppi di eccellenza (vedi GOI Melanoma, GOI T. Epatobiliari, Centro per le Sperimentazioni Cliniche controllate, ecc.); maggiore integrazione tra ricerca sperimentale, ricerca clinica e ricerca traslazionale; ottenimento del riconoscimento dell’Istituto quale Centro di Eccellenza. Migliorata la qualità dell’assistenza; completata, con finanziamenti dell’unione Europea, la ristrutturazione dell’edificio ex-IPAI di Mercogliano (AV), prima sede periferica dell’Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori “Fondazione Giovanni Pascale” di Napoli (INT), destinata ad ospitare il Centro Ricerche in Oncologia.

Promossi la collaborazione dell’Istituto con le maggiori istituzioni scientifiche nazionali ed internazionali, la costituzione dei Centri di Competenza/Eccellenza della Regione Campania, facendo aumentare la capacità di attrazione di “commesse” scientifiche sia da Enti privati (es. AIRC) che pubblici e Regione; coinvolsi le Associazioni di Volontariato alle quali diedi riconoscimento.

Il Prof. Barbarisi, su Il Denaro del 15-21 luglio 2000, tracciava un bilancio dei primi tre anni (travagliati) di attività, sottolineando i grossi progressi conseguiti tra cui riduzione del disavanzo di gestione (oltre il 65% rispetto al ’98), riduzione del deficit da 21 miliardi a meno di 7,3; dall’incremento della attività clinica (ricoveri passati da 8.459 del ’98 a 10.800 nel 1999) e produzione scientifica e internazionalizzazione della struttura con costituzione di un Advisory Board di assoluto prestigio internazionale presieduto da Paul Calabresi, oncologo medico della Brown University di Providence (USA) e consigliere scientifico del Presidente americano Bill Clinton nonché direttore editoriale della rivista “Cancer”, e composto da Antonio Giordano, della Jefferson University di Philadelphia, Riccardo Della Favera, della Columnbia University di New York, Nicholas Petrelli, chirurgo oncologo del Roswell Park Cancer Center, Joseph De Simone, oncologo pediatra della Utah University, Lilli Talarico, capo dipartimento della Federal Drug Administration, Andrew Turrisi, radioterapista del South Carolina. Pianta organica passata da circa 750 a 1127 dipendenti.

L’enorme lavoro svolto riscontrò ampi consensi, prima fra tutti la conferma del riconoscimento del carattere scientifico per l’Istituto, i complimenti della Commissione Ministeriale inviata dall’allora Ministro della Sanità, prof. Umberto Veronesi, a seguito della site-visit dell’INT avvenuta il 2 marzo 2001 per procedere (con particolare riferimento ai quesiti posti dal Ministero per l’assegnazione dei finanziamenti per la ricerca corrente) ad una verifica dello stato di attuazione del Piano di cui sopra, e quindi ad un approfondito esame dell’attività scientifica e clinica ed un’attenta valutazione delle risorse strutturali (laboratori, apparecchiature), scientifiche (competenze, integrazioni professionali) e gestionali (reperimento e utilizzazione di fondi). Tale documento portò all’assegnazione di 37 punti (sui 40 disponibili) per una valutazione quantitativa delle attività. La Commissione espresse le seguenti conclusioni puntualmente trasmesse al Sig. Ministro: “La Commissione conclude i suoi lavori riassumendo i numerosi aspetti positivi constatati. Anzitutto, riafferma la buona aderenza generale dei progetti di ricerca al PSN e alle tematiche istituzionali dell’Istituto. Esprime anche il più vivo compiacimento per il piano di ristrutturazione finalizzato alla realizzazione di moderne ed efficienti soluzioni organizzative e gestionali e ne auspica un rapido completamento. Infine, evidenzia la validità, originalità e produttività della ricerca scientifica. La Commissione suggerisce quindi di proseguire nella rapida attuazione del programma di ristrutturazione incentivando in particolare la focalizzazione delle tematiche di ricerca e gli investimenti su scelte strategiche di sviluppo.

La Commissione si complimenta, infine, con la Dirigenza dell’Istituto per l’impegno profuso”.

La mia abilità fu quella di aver aperto il vaso di Pandora, esplosivo quanto nauseabondo, e di aver portato avanti il lavoro con grossa sensibilità ed equilibrio, evitando clamori e proclami inutili, riuscendo a risanare un’amministrazione inesistente, far riacquistare fiducia negli operatori ed ancor più esternamente all’Istituto. E tutto ciò con un clima decisamente insopportabile; inoltre, per tutto il periodo del mio mandato, dovetti lavorare non solo circondato da un ambiente estremamente conflittuale, ma soprattutto in condizioni di precarietà e non pienezza di poteri (nel giuridicamente inesistente ruolo di “reggente”), con gran parte dei colleghi inconsapevoli della gravità della situazione.

 

All’inizio il prof. Barbarisi (all’epoca non ancora titolare di cattedra), ignaro dell’ambiente e del significato di istituto a carattere scientifico, si affidò ai miei consigli; ben presto però realizzò quale fosse il potere ed il valore premiale insito nella carica commissariale, soprattutto considerando i molti vuoti nella pianta organica. Intraprese così una strada autonoma, spesso in contrasto con lo scrivente e con molti colleghi che così cominciarono a contrastarlo. Commise vari errori, tra cui quello di aver “ospedalizzato” l’Istituto, nel momento in cui escluse il Direttore Scientifico dalla presidenza delle Commissioni per l’arruolamento del personale dirigente (con la compiacenza del dr. Giovanni Zotta, direttore Generale della Ricerca Sanitarie e della Vigilanza sugli enti del Ministero della Sanità: questi, compulsato dal Barbarisi su chi dovesse presiedere le commissioni concorsuali aveva risposto in maniera ambigua che per i concorsi per dirigenti della Ripartizione Clinica fosse il Direttore Sanitario mentre per quelli della Ripartizione Scientifica fosse il Direttore Scientifico: questo creava una dicotomia unica negli IRCCS – non presente in tutti gli altri IRCCS –  ed una peculiarità sconveniente per il Pascale).

Nel frattempo il Commissario provvedeva a ridurre sempre più l’autonomia del Direttore Scientifico, riduceva via via l’organico degli uffici della Direzione Scientifica a soli tre assistenti amministrativi, e lasciava dei sei Servizi di Oncologia Sperimentale solo uno affidato ad un direttore.

Sempre il Commissario chiamò alla direzione della Oncologia Sperimentale B – Biologia Molecolare l’amico dr. Gianfranco Peluso dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (concorso in seguito annullato). Su consiglio di quest’ultimo, il prof. Barbarisi cercò addirittura di cambiare la mission del nascente Centro Ricerche in Oncologia Pediatrica di Mercogliano (CROP); in effetti, con nota n. CS/3734 del 23 aprile 2001, chiese all’Assessorato alla Sanità della Regione Campania un “finanziamento aggiuntivo” di 1,7 miliardi di lire onde attivare parte della “potenzialità assistenziale del CROP” e, cioè, 15 posti letto in day hospital e gli ambulatori (con apertura 8-14 per cinque giorni alla settimana), iniziative sufficienti per l’avvio dell’attività clinica del Centro per la BioImmunoterapia dei Tumori (CEBIT); il tutto all’insaputa dello scrivente, Direttore scientifico dell’INT,  Direttore e responsabile scientifico del Centro, Direttore dell’UOC di Immunologia dell’INT. Per fortuna, molte di queste manovre fallirono.

Le proteste ed i rumors avevano ormai generato un clima invivibile, incompatibile con la persistenza del prof. Barbarisi alla direzione dell’INT.

[1] “Vi secutammo” voleva dire “vi inseguiremo” fino a Milano, ovvero non daremo tregua fino a soluzione della vertenza

[2] Prospettive di controllo della crescita neoplastica sulla base di un “corretto” monitoraggio immunologico” (contratto C.N.R. 79.00612.96 del 13.12.79 e 80.01507.96 del 18.06.80, pos. 115.12047, nell’ambito del Progetto Finalizzato CONTROLLO DELLA CRESCITA NEOPLASTICA)

[3] Tuttavia, nel settembre 2015 l’ex direttore generale dell’Asl Napoli 2 Nord ha ricevuto una condanna a 6 mesi poiché ritenuto responsabile del reato di falso ideologico e di atti, abuso d’ufficio e calunnia (https://www.isolaverdetv.com/falso-ideologico-condannato-lex-dg-asl-giuseppe-ferraro/).

[4] All’epoca lo scrivente era Direttore a tempo pieno dell’UOSC di Immunologia Oncologica (del. 774 del 29.12.95; del. 160 del 13.05.06) e Direttore del Dipartimento di Terapia Medica dell’INT dal 15 dicembre 1997 (del. 778 del 15/12/97). Inoltre, su proposta del Direttore Scientifico, prof. Silvio Monfardini, (nota del 15.5.97 prot. Ente n. 5355 del 16.5.97), lo scrivente aveva già ricoperto l’incarico di Vice Direttore Scientifico dell’INT dal maggio al novembre 1997 presso l’INT (del. n. 383 del 23.05.97); il dr. Castello aveva altresì partecipato all’avviso pubblico per Direttore Scientifico vinto poco più di due anni prima dal prof. Monfardini.

[5] Lo strumento era stato installato in Istituto, che da anni sosteneva tutte le spese, ma era di proprietà del CNR; stipulai un protocollo d’intesa col Presidente del CNR prof. Lucio Bianco grazie al quale il Pascale divenne proprietario della preziosa strumentazione.

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