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CROM.5 | Il blocco – Fino al 7 luglio 2005

Appena si cominciò a parlare dell’avvicendamento ai vertici dell’INT del prof. Barbarisi con l’ing. Sergio Florio ricevetti una telefonata da Angelo Percopo, stretto collaboratore di Florio presso la ASL di Avellino ma anche, prima, collaboratore presso la stessa ASL e molto amico del dr. Fiorentino Lo Vuolo, promotore del CROP. C’incontrammo in campo neutro, presso l’area di servizio di Nola sull’autostrada Napoli-Avellino; parlammo un po’, lui mi assicurò che Florio era una buona scelta e che avrebbe dato una grossa mano per portare il progetto del Centro Ricerche di Mercogliano di cui aveva sentito molto parlare da Fiore.

Così il 6 luglio 2001, nominato dal neo-ministro della Sanità Girolamo Sirchia, si insediava l’ing. Sergio Florio, 57 anni, “liberal di centro destra” (sostenitore dell’on.le Antonio Martusciello), proveniente dalla ASL2 di Avellino ma nato a Napoli da «padre piemontese».

Continuavano tuttavia le interpellanze parlamentari, tra cui la seguente del 21/07/2001 – Atti Parlamentari — 680 — Camera dei Deputati – XIV LEGISLATURA — ALLEGATO B AI RESOCONTI — SEDUTA DEL 2 AGOSTO 2001 – Interpellanza GAMBALE al Ministro della Sanita`.

Per sapere

premesso che:

  • l’Istituto nazionale per lo studio e la cura dei tumori Fondazione Giovanni Pascale di Napoli, principale istituto nell’Italia meridionale e unico nella Campania dedito alla ricerca e cura dei tumori, è retto, in attesa che venga approvata la legge per il riordino degli IRCCS, da un Commissario straordinario di nomina ministeriale;
  • negli ultimi quattro anni l’istituto ha raggiunto lusinghieri risultati, ben documentabili e apprezzati anche in sede internazionale, sia nel campo della ricerca che dell’assistenza e dell’amministrazione, sotto la guida del professor Alfonso Barbarisi;
  • con decreto del 6 luglio 2001 il signor Ministro ha revocato il mandato al professor Barbarisi con decorrenza immediata e ha nominato in sua vece l’ingegner Sergio Florio. Con successivi decreti, sempre il 6 luglio, ha revocato il mandato anche ai Vice Commissari dottor Andrea Pennino, dottor Gennaro Oliviero, Avvocato Francesco Delfino, senza nominare altri in loro vece;
  • da notizie di stampa si e` appreso che l’ingegner Florio e` attualmente vincolato da un contratto di lavoro con la Regione Campania in qualita` di Direttore generale dell’ASL 2 di Avellino e che detto contratto non sarebbe risolvibile «ad nutum». Sempre dagli organi di stampa si e` appreso che lo stesso ingegner Florio non gradirebbe la nomina ricevuta in quanto retribuita in misura significativamente inferiore a quella attualmente percepita in ragione del rapporto di lavoro con la Regione Campania;
  • un eventuale cumulo delle cariche, pur ipotizzato sugli organi di stampa, sarebbe non solo inopportuno e insostenibile ma anche, come affermato dallo stesso Assessore alla Sanita` della Regione Campania, incompatibile giuridicamente e moralmente;
  • allo stato risulta che l’Istituto Pascale, pur cosı` importante nel quadro dell’assistenza e della ricerca oncologica, non abbia un vertice che ne assicuri la funzionalita` amministrativa ed economica (adempimenti per acquisti e forniture di farmaci salvavita e altri strumenti indispensabili per l’assistenza con relativi pagamenti per importi di vari miliardi) con grave danno alla tutela della salute dei pazienti nonche´ alla salvaguardia dei diritti degli operatori dipendenti, con il pagamento delle retribuzioni e l’espletamento dei concorsi per la copertura dei posti vacanti;
  • in proposito tutte le organizzazioni sindacali hanno sottoscritto un allarmato documento trasmesso al Ministro in indirizzo;
  • alla vacanza dell’organo di governo appare impossibile far fronte con la nomina di vice-commissari atteso che le loro funzioni derivano immediatamente e vicariamente da quelle del Commissario:
  • se, anche alla luce di quanto sopra descritto, valuti non opportuna addirittura avventata la sostituzione del professor Barbarisi nonostante i rilevanti risultati ottenuti;
  • se sussista uno stato d’incompatibilita` giuridica tra l’incarico conferito all’ingegner Florio di Commissario straordinario del Pascale con quello attualmente ricoperto di Direttore generale dell’ASL 2 di Avellino e se vi sia un obbligo di preavviso in capo allo stesso per il recesso dal rapporto di lavoro attualmente intercorrente con la Regione Campania;
  • quali urgenti misure intenda adottare per far fronte alla grave situazione d’ingovernabilita` determinatasi nell’Istituto Pascale in conseguenza della protratta vacanza dell’organo di governo. (4-00510).

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Condizione per accettare l’incarico ai vertici del Pascale, era ricevere una bustapaga almeno pari a quella di direttore generale di Asl. L’ing. Florio non rilevava neanche incompatibilità tra i due incarichi, direttore generale della Asl Avellino 1 e commissario dell’INT.

Fin dal suo arrivo al Pascale, l’ing. Florio pensò a amici che lo potessero affiancare nella complessa gestione dell’Istituto. Nominò prima il Direttore Amministrativo, sostituendo il dr. Oreste Pennasilico con Angelo Percopo, laureato in Sociologia, e già suo collaboratore presso la ASL di Avellino ed ancor prima presso l’Azienda Sanitaria Regionale del Molise (ASREM). Chiamò quindi alla Direzione Sanitaria Ciro Amadoro, “ex sindaco di Ercolano, in passato militante nelle file del Partito Socialista e con scarsa esperienza nella direzione di strutture sanitarie, ma soprattutto non in possesso dei requisiti richiesti dalla legge (era stato anche contestato dall’Anmdo, l’associazione dei direttori sanitari)”. Questa nomina fu osteggiata dallo scrivente, Direttore Scientifico, convinto dell’assoluta carenza di titoli da parte del dr Amadoro; il Commissario Straordinario fu quindi costretto ad assumersi la piena responsabilità della nomina verbalizzando di aver personalmente verificato il possesso dei titoli. Constatai così che, a differenza mia, l’Ingegnere doveva rispondere a condizionamenti, probabilmente referenti politici che, per fortuna, io non avevo.

Un terribile errore commesso dall’ing. Florio, spaventato da inciuci e maldicenze, deliberatamente e malevolmente disinformato, fu quello di aver preso tutte le “carte” che riguardavano il Centro Ricerche Oncologiche di Mercogliano e, supponendo l’esistenza di illeciti amministrativi, portate in Procura perché indagasse. La vicenda ha gravato pesantemente sulla storia del Centro Ricerche, a cominciare dal blocco dei lavori. A mio giudizio, gli errori commessi dall’ing. Florio sono stati causati: 1) dall’aver dato ascolto a falsi amici, persone disinformate sui fatti, gente di malaffare; 2) la crassa ignoranza circa la natura ed essenza stessa degli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS).

Gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) sono ospedali di eccellenza che perseguono finalità di ricerca, prevalentemente clinica e traslazionale, nel campo biomedico ed in quello della organizzazione e gestione dei servizi sanitari ed effettuano prestazioni di ricovero e cura di alta specialità o svolgono altre attività aventi i caratteri di eccellenza di cui all’art. 13, comma 3, lett. d) del Decreto legislativo 16 ottobre 2003 n. 288 e s.m.i. L’errore madornale commesso da Florio, imputabile alla sue scarse conoscenza circa l’essenza stessa di un IRCCS, fu quello di assimilare il CROP ad un ospedale e non già ad un IRCCS così come prevedeva il progetto originario e tutti i documenti a supporto. Nell’IRCCS l’assistenza è come si dice strumentale alla ricerca.

L’intervento della Magistratura attivata dal Commissario arrecò tuttavia un grave danno al CROP, non solo all’immagine, ma, come accennato, in pratica, risultò in una gran perdita di tempo, denaro ed altro di cui nessuno ha risposto (come sempre accade in Italia).

In effetti, a seguito dell’esposto presentato dall’Ing, Florio, la Procura Regionale della Corte dei Conti per la Campania, con citazione depositata presso la stessa Sezione Giurisdizionale il 13 dicembre 2003, conveniva in giudizio i dott.ri Raffaele Iacono, Carmine Esposito, Fiorentino Lo Vuolo, Renato De Franchis, Giovanni Forte, Gennaro Niglio, Giuseppe Ferraro, Alfonso Barbarisi e Oreste Pennasilico, per condannarli al pagamento – in favore dell’Istituto Nazionale Tumori “Fondazione Pascale” – della somma complessiva di euro 2.868.166,95, oltre interessi legali e spese di giustizia da ripartire tra gli stessi, senza solidarietà passiva tra loro e nei limiti dell’importo di euro 167.818,00 ciascuno, per i dott.ri Oreste Pennasilico e Renato De Franchis.

La sentenza risultò sconvolgente per i condannati. I magistrati furono indotti in errore perché non pienamente informati (l’Istituto Pascale non aveva consegnata la documentazione completa, che per fortuna io avevo in copia e che fornii al dr. Fiorentino Lo Vuolo perché se ne servisse nell’opposizione che avrebbe presentato).

Con sentenza 1558 del 12/10/2004 la Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per la Regione Campania, assolveva i dott.ri Raffaele Iacono, Carmine Esposito, Fiorentino Lo Vuolo, Giovanni Forte, Gennaro Niglio, Giuseppe Ferraro, Renato De Franchis dalla domanda risarcitoria avanzata dalla Procura Regionale della Corte dei Conti per la Campania nei loro confronti, e condannava i dott.ri. Alfonso Barbarisi e Oreste Pennasilico al pagamento, in favore dell’Istituto Nazionale Tumori “Fondazione Giovanni Pascale” della somma complessiva di euro 382.511,70 attribuendo al Prof. Alfonso Barbarisi la quota di euro 214.693,70 e al dott. Oreste Pennasilico la quota di euro 167.818,00, più interessi e spese di giustizia.

I principali rilievi avanzati dalla Corte si basavano sulle seguenti considerazioni:

  • fin dall’avvio dell’iniziativa volta a realizzare il Centro pediatrico Oncologico in Mercogliano, e via via nel prosieguo delle attività e decisioni a ciò finalizzate, gli amministratori succedutisi nel tempo non si erano mai posti il problema dei costi di gestione della struttura di ricerca e assistenza con grave errore programmatorio e conseguentemente danno risarcibile quantizzato in euro 3.356.364,95 ridotto del 20% in euro 2.868.166;
  • non erano stati predisposti da parte dell’Amministrazione dell’INT contatti e collegamenti con il mondo medico e scientifico e della ricerca;
  • in sostanza avevano mostrato inerzia e colpevole incapacità gestionale producendo un danno da ingiustificato inutilizzo della struttura.

La Corte identificava, quali soggetti responsabili, gli amministratori e segretari generali dell’Istituto Fondazione Pascale che avevano avviato, partecipato e portato a compimento – nell’arco di poco meno di un decennio – l’iniziativa descritta senza prevedere i costi di esercizio della struttura ospedaliera. In particolare, la sentenza concludeva col ritenere che i dott.ri Alfonso Barbarisi e Oreste Pennasilico, con la loro condotta gravemente colposa avevano cagionato un danno all’Istituto di appartenenza, danno quantificato in complessivi euro 382.511,70, oltre interessi legali e spese di giustizia, nella misura di euro 214.693,70 per il Prof. Alfonso Barbarisi e di euro 167.818,00 per il dott. Oreste Pennasilico.

Eppure, nel corso del dibattimento, il dott. Giuseppe Ferraro, già Commissario dell’INT, aveva fatto rilevare come l’impianto accusatorio della Procura ricalcasse pedissequamente le considerazioni svolte dal Commissario Straordinario, Ing. Florio, nell’esposto del 4 aprile 2002 che aveva definita “scriteriata gestione” l’insieme dei comportamenti attivi ed omissivi dei responsabili succedutisi al governo dell’Istituto Pascale. Il dott. Giuseppe Ferraro faceva rilevare l’assoluta mancanza di elementi probatori e istruttori a sostegno delle censure rivolte ai convenuti, laddove il pregiudizio economico riscontrato era da addebitare piuttosto alla inversione di scelta operata dal commissario Florio, che tra l’altro aveva quantizzato costi abnormi. In effetti, l’ing. Florio aveva ospedalizzato il CROP ovvero lo aveva assimilato ad un ospedale, ovvero una struttura destinata all’assistenza e cura delle neoplasie pediatriche stavolgendo così completamente il progetto originario, che vedeva un Ente deputato essenzialmente alla Ricerca nelle patologie rare predisponenti al cancro. Di conseguenza, sempre l’ing. Florio aveva determinato costi assurdi che vennero presi a riferimento dai magistrati.

Contro la sentenza (n. 1558/04 del 22 aprile – 4 maggio 2004) presentavano appello sia il Prof. Alfonso Barbarisi che il dott. Oreste Pennasilico ottenendo l’assoluzione dagli addebiti loro contestati con atto di citazione in data 13 dicembre 2003 della Procura Regionale presso la Sezione giurisdizionale della regione Campania (sentenza 72 del 2 marzo 2007 della Sezione terza giurisdizionale centrale d’appello della Corte dei Conti per la Regione Campania).

Vedi >>> Sentenze della CORTE DEI CONTI

In conclusione, la denuncia dell’ing. Florio aveva prodotto solo un gran polverone, un ritardo di circa 4 anni nei lavori di realizzazione del Centro Ricerche, un clima di sospetti e diffidenze nei confronti dello stesso, un grande spreco di denaro pubblico di cui nessuno ha risposto, oltre a tutto il resto. Eppure ritengo che pochi strutture possano vantare primati raggiunti dal CROP. In effetti, i lavori di ristrutturazione dell’immobile ex IPAI di proprietà dell’amministrazione provinciale di Avellino, e da questa concesso in comodato all’Istituto Pascale, vennero iniziati nel novembre 1999, ultimati in data 20 giugno 2001 e collaudati il 7 dicembre 2001; con riferimento a tale documento fu adottata la delibera di ” presa d’ atto ” n. 869 del 14 dicembre 2001.

Ad onor del vero, ritengo che l’ing. Florio abbia successivamente compreso il grave errore commesso, cambiando completamente atteggiamento nei confronti del Centro di cui divenne sostenitore e promotore; purtroppo ormai il latte era stato versato ed eventuali scuse non sarebbero servite a riportare in vita quanti colpiti andarono in depressione e si ammalarono fino a perdere la vita.

Ad aprile del 2002, su input del Ministro Sirchia nasceva a Roma, presso la Direzione Generale della Ricerca Sanitaria del Ministero della Salute, “Alleanza contro il Cancro”, associazione fra gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico ad indirizzo oncologico (l’Istituto Nazionale Tumori di Milano, gli Istituti Fisioterapici Ospedalieri di Roma, l’IST di Genova, l’INT “G. Pascale” di Napoli, l’Ospedale oncologico di Bari, il Centro di riferimento oncologico di Aviano), attivata allo scopo di realizzare una rete di informazione (promuovere e agevolare lo scambio di informazioni, conoscenze, dati e risultati scientifici) tra gli associati, e tra questi e soggetti terzi; il fine ultimo era quello di elevare e uniformare il livello della ricerca italiana in campo oncologico, favorendo così il trasferimento dei suoi risultati alla pratica clinica quotidiana in tutto il Paese. Come presidente venne designato Natale Cascinelli, direttore scientifico dell’INT di Milano; vice presidente, Giuseppe Castello, direttore scientifico dell’Istituto Fondazione “G. Pascale” di Napoli; tesoriere-segretario, Francesco Cognetti, direttore scientifico del “Regina Elena” di Roma.

L’’Ing, Florio, presente con me alla riunione, mi guardò meravigliato e mi chiese come avessi fatto ad essere eletto, essendo io il più giovane direttore scientifico.

A maggio 2002 veniva adottato un provvedimento tecnico-finanziario molto auspicato e cruciale per la storia dell’Istituto che finalmente riusciva a vedere approvati dai ministeri dell’Economia e della Salute i bilanci relativi degli ultimi 12 anni, dal 1988 al 1999. E questo fu un grosso risultato per il Commissario Florio.

Quando poi l’ing. Florio mi chiese esplicitamente di rimettere l’incarico di direttore scientifico perché “voleva lavorare con la sua squadra”, non ci pensai due volte e rassegnai le mie dimissioni, tuttavia non prima di aver adempiuto ai vari adempimenti richiesti dal Ministero della Salute. La persona di fiducia per l’incarico di Direttore Scientifico conferito il 12 luglio 2002 era il prof. Lucio Palombini, amico di sport ed ex compagno di scuola, ordinario di Anatomia Patologica dell’Università Federico II. Anche questa scelta si rivelava sbagliata perché di fatto il prof. Palombini non hai mai realmente preso servizio e “dopo appena due mesi – tra l’altro, luglio ed agosto – dall’accettazione dell’incarico si dimetteva ed abbandonava il Pascale in polemica con le linee strategiche impostate dal Commissario Straordinario; ritenendo il ruolo della ricerca troppo marginale; andando via, il prof. Palombini affermava: “Credo che la figura del Direttore Scientifico abbia senso in un istituto che privilegi la ricerca; se il Pascale viene considerato un ospedale, allora basta il direttore sanitario” (del resto non aveva Florio tentato di trasformare il CROP candidato IRCCS in ospedale?).

Purtroppo anche l’ing. Florio dovette, suo malgrado, apprendere il significato della parola “rimozione”, allorché a dicembre 2003 fu rimosso dalla Direzione Generale dell’INT da un “uomo – che lui definì – piccolo piccolo”. Il riferimento era al Ministro On.le Sirchia, artefice della congiura (la foto conferma le supposizioni).

Invero, pensando di aver ben operato, l’ing. Florio mai si sarebbe aspettato un atto di rimozione, per cui rimase molto male, sorpreso e amareggiato per un atto ritenuto inaccettabile: in effetti, l’ing. Florio veniva  rimosso con un provvedimento ad horas, per giunta con una motivazione ufficiale ma insignificante di “incompatibilità” (Florio era stato appena nominato Direttore Generale della ASL molisana). Veniva sostituito da un fedelissimo (di Sirchia), ma mille volte più incompatibile, il prof. Raffaele Perrone Donnorso, Cavaliere di Gran Croce, Primario Emerito dell’Istituto Nazionale dei Tumori “Regina Elena” di Roma, Presidente nazionale dell’A.N.P.O (Associazione Nazionale Primari Ospedalieri).

La nomina destò non poche perplessità in tutti gli ambienti. Già all’epoca Rita Pennarola, su La voce della Campania, scriveva: Del Consiglio Superiore di Sanità fa parte invece Raffaele Perrone Donnorso, altro fedelissimo di Sirchia catapultato a fine dello scorso anno – con una mossa a sorpresa, che non ha mancato di provocare mal di pancia nelle stesse fila del Polo – alla guida dell’Istituto Pascale di Napoli in sostituzione del commissario straordinario Sergio Florio, anche lui di area Polo, rimosso con un provvedimento ad horas.

Origine napoletana, classe 1939, Perrone Donnorso tiene a ricordare gli studi compiuti alla Nunziatella ed i trascorsi da paracadutista, come si conviene al figlio di un ufficiale dell’esercito. La sua carriera scientifica lo vede scalare il cursus honorum nel settore dell’anatomia patologica. Divenuto ben presto primario proprio in questa branca, va ad assumere e reggere la presidenza dell’Anpo, il potente sindacato dei primari italiani. A metà anni novanta lo troviamo tra i soci della srl romana Pathology Service, 20 milioni di capitale, destinata ad “allestimento di preparati istologici e citologici”, nonché alla “gestione di case di cura medico specialistiche, centri medici, gabinetti di analisi”. Con lui ci sono altri tre anatomo patologi: Maria Enrica Martini, Alberto Fabiano, 52 anni, foggiano, amministratore della società (poi andata in liquidazione) ed iscritto al Rotary Ovest di Roma proprio come l’altro socio, Mario Alberto Dina, esperto della medesima disciplina specialistica. Presente nel team di Pathology Service insieme alla figlia Mariangela, oggi pediatra, Dina era stato consulente della commissione parlamentare d’inchiesta insediata nell’89 per stabilire la data esatta del decesso del pilota di quel Mig libico legato alla tragedia di Ustica.

Anche durante gli anni in cui era attiva la sua società privata, Perrone Donnorso – iscritto, fra l’altro, all’Arciconfraternita dei Pellegrini di Napoli insieme a migliaia di confratelli magistrati, medici, avvocati e militari – non ha mai smesso di dedicarsi alla sanità pubblica ed ai relativi incarichi. Fino ad accumulare, oggi, un numero impressionante di cariche: vicepresidente della Sezione Programmazione Sanitaria al Consiglio Superiore di Sanità (accanto al presidente Mario Condorelli, anche lui partenopeo doc); primario di Anatomia patologica agli Istituti Fisioterapici Ospedalieri di Roma, commissario straordinario sia all’Istituto Spallanzani, sempre nella capitale, che al Pascale di Napoli; direttore del Centro Speciale per il Bioterrorismo, un organismo nazionale voluto da Sirchia durante l’emergenza Sars dello scorso anno.

Dulcis in fundo, Donnorso siede anche ai vertici della Figc, la Federazione Italiana Gioco Calcio, come componente della commissione medico infortunistica. “Efficiente, decisionista, drastico”. Così lo descrivono quelli che hanno lavorato con lui per anni. Ma anche fra loro c’é qualcuno che comincia a chiedersi – specialmente dopo l’investitura al comando della “patata bollente” Pascale – se Perrone Donnorso sia già riuscito a procurarsi il dono dell’ubiquità. Staremo a vedere. Quando ebbe l’incarico da Sirchia Donnorso era alle soglie della pensione; infatti sarebbe dovuto andare in quiescenza a marzo 2005, ma grazie a una delibera, passata con la censura del collegio dei revisori dell’Ifo, venne mantenuto in servizio.

Non è qui il caso di ricordare le rimostranze avverse il dr. Perrone Donnorso, che già alla direzione dello Spallanzani era incappato in taluni “incidenti” di percorso tra cui la chiusura del reparto di Pediatria (per far posto al Centro sul Bioterrorismo), soppressione dell’asilo nido con i conseguenti tagli del personale, o l’acquisto di una nuova auto di rappresentanza (una Volkswagen Phaeton, un gioiello da 100mila euro) in sostituzione della «vecchia» automobile (dal budget di appena 26mila euro).

Le mie impressioni iniziali furono di una persona boriosa, un po’ fracassone, contenta di appartenere a lobby elitaria del potere fine a se stessa, un “uomo al servizio dello stato” nella espressione più spregevole. Ben presto ci dovemmo render conto della mission ricevuta: abbattere la vecchia palazzina cespite originario della Fondazione per ricostruire un nuovo edificio per la ricerca; dismettere il CROP appropriandosi delle attrezzature finanziate dalla Comunità Europea per trasferirle in una costituenda nuova fondazione in provincia di Napoli[1] (operazioni per trasformare il tumore in un’occasione di profitto, così furono definite, quando tentò ad esempio, con la collaborazione di Antonio Bassolino e di Pino Petrella, di trasformare l’INT in Fondazione, una politica di destra fatta in nome della sinistra); mettere le mani su appalti miliardari. Singolare il suo primo accesso all’Istituto. Si presentò armato e circondato da una duplice scorta, assegnata con eccessivo zelo per i rischi connessi alla sua carica di vertice nazionale sul bioterrorismo (?).

Personalmente ebbi modo di cominciare a conoscerlo e validare i miei sospetti quando una mattina, all’improvviso, si presentò nel mio studio, al 3° piano della Ripartizione Scientifica, dicendomi: “Dottore, che fa ancora qui?! Si faccia portare degli scatoli e metta tutto dentro perché deve trasferirsi. Questa palazzina va buttata giù quanto prima ed entro un anno avrà nuovi laboratori”. Lo guardai perplesso ed elencai una serie di motivi (in primo luogo non si poteva abbattere un immobile cespite che aveva dato origine alla Fondazione e con precisi vincoli) per cui non avrebbe potuto portare a termine quanto si proponeva. Tempo dopo però Donnorso, prendendo atto delle perplessità dei dipendenti, mise da parte il progetto di demolizione della vecchia palazzina e pensò di realizzare la nuova struttura nell’area adiacente l’edificio occupato dall’amministrazione dell’Ente. “Un’opera da realizzare con grande rapidità (in quattro mesi) – com’era stato già fatto nello Spallanzani di Roma – con il concetto di portare a compimento «chiavi in mano» una struttura moderna, più sicura ed efficiente dell’attuale, con due piani interrati adibiti a parcheggio, e funzionalmente collegata con l’edificio delle degenze”. Stanziamento 11 milioni di euro da fondi ministeriali.

Ma la tracotanza del prof. Perrone Donnorso raggiunse il massimo allorché riunì tutti i dirigenti, annunciando loro che “la pacchia era finita” e che era venuto per eliminare tutte le illegittimità a cominciare dal Centro di Ricerca oncologica di Mercogliano (cfr. non aveva letto le citate sentenze né si era ben informato). Il primo e l’unico a lamentarsi fu il povero Giovanni Pagano, che si alzò per dire che lui aveva creduto nel progetto del nuovo Centro al punto tale che si era trasferito in zona andando ad abitare nei pressi del Centro stesso. La risposta di Perrone Donnorso fu: “Sei stato un coglione a fidarti delle parole di un Commissario”. A queste parole insorsi invitando Donnorso a evitare affermazioni gratuite e soprattutto non veritiere e fatti di cui non aveva alcuna conoscenza (non mi aveva mai chiesto notizie circa il Centro eppure ne ero il responsabile scientifico); e se aveva dei rilievi da muovere, poteva portare tali rilievi in Procura, e denunciare il tutto. Anzi – affermai – se quella mattina (prima di andare in Procura) passava a prendere anche me, saremmo andati insieme: davanti al Procuratore io avrei contestato tutte le sue illazioni producendo prove e fatti a dimostrazione della bontà dell’operato circa la costituzione del Centro. Avremmo così risparmiato allo Stato ed all’Istituto un bel po’ di soldi, per non considerare la perdita di tempo da parte delle professionalità coinvolte. La mia rabbia era tanta, come poche volte nella mia vita che gridai concludendo: “Lei ha chiamato il dr. Pagano coglione; io dovrei ora essere un supercoglione se mi fidassi di Lei”. So che finita la riunione, il Commissario, meravigliato della mia foga, chiese informazioni sul mio conto, soprattutto su “chi avessi alle spalle”, e diede incarico alla Direttrice Amministrativa di trovare un motivo per licenziarmi. Gli mandai a dire che ero ben lieto se avesse messo in atto i suoi proponimenti, perché “mi sarei fatto la villa al mare con i suoi soldi”.

Al di là di questi episodi “aneddotici”, tra i primi provvedimenti posti in essere da Perrone Donnorso fu l’insediamento di un nuovo Nucleo di Valutazione della produttività del personale, costituito da esperti provenienti da fuori Napoli, tutti accuratamente scelti “in via fiduciaria” tra gli “intimi”, e tutti spesati dall’Istituto per i viaggi ed il soggiorno in alberghi di lusso, oltre il compenso annuo. Improvvisamente, cominciarono strani furti di computer, mai verificatisi prima, che indussero i nuovi vertici del Pascale a dotare l’Ente di una “polizia privata” che 24 ore su 24 potesse proteggere persone e cose nell’Istituto da ulteriori aggressioni. Contrariamente a quanto previsto dalla normativa in materia, non fu espletata alcuna gara d’appalto ma il servizio di vigilanza fu affidato ad una ditta con l’unica motivazione che la stessa svolgeva analoga prestazione all’azienda ospedaliera Cardarelli.

Nel contempo il Commissario affidava ad un pool di architetti romani il compito di progettare l’abbattimento e la ristrutturazione della palazzina scientifica, storico riferimento (cespite originario) della Fondazione (un progetto da circa 50 miliardi di vecchie lire). Nessuno ha poi mai indagato su quanto tale progettualità sia costata ai cittadini campani ed al Popolo Italiano.

A poco più di due mesi dalla nomina, il commissario straordinario apriva una serie di indagini amministrative e sulla gestione dei reparti (ndr, le ispezioni furono dichiarate illegittime e ben presto revocate), sull’attività chirurgica e clinica svolta dai professionisti fuori sede e in regime di intramoenia (e delle quali non sarebbe stata riportata una regolare fatturazione); aboliva i ticket mensa dei lavoratori ed alcuni emolumenti residui 2003; emanava deliberati senza aprire il dovuto confronto su argomenti disciplinati in maniera precisa dalla normativa che prevedevano l’obbligo di informazione preventiva e della consultazione delle organizzazioni sindacali; queste ovviamente reagivano fortemente. Per tutta risposta il Commissario provvedeva ad inoltrare denunce, incrementando enormemente il clima di conflittualità esistente nell’Ente. La misura fu colma quando il Commissario varò misure ancor meno condivisibili, dalle “ferie forzate” del personale, all’accorpamento reparti, riduzione dei posti letto e dei ricoveri, interruzione cure, producendo di fatto un ridimensionamento dell’Istituto. Tutti si ribellarono, compresa la Curia che accusò il Commissario di interruzione di pubblico servizio.

 

La situazione (girandola delle nomine ai vertici dell’INT) diventò paradossale e grottesca allorché l’Istituto, nel febbraio 2004, si trovò o corse il rischio di avere, allo stesso tempo, ben tre Commissari (davvero) Straordinari (e che dire di Pino Petrella, nominato consulente scientifico del Pascale e promotore del F.O.Med.): Ferraro, che aveva vinto il ricorso contro la Bindi e quindi aveva ottenuto il diritto ad essere reintegrato nella funzione di commissario del Pascale; Florio, che a sua volta aveva presentato ricorso avverso la propria destituzione; e Donnorso, insediato al posto di Florio. Questa era l’ennesima dimostrazione di come l’ingerenza politica riusciva a bloccare l’Istituto.

Il Corriere del Mezzogiorno del 10/02/2004, così scriveva: “La vicenda Pascale si presenta come la sommatoria di tutte le disfunzioni del sistema sanitario nazionale: gestione da sempre condizionata da ingerenze partitiche e personalistiche, al limite della degenerazione: inefficienza dei servizi, tardività nelle prestazioni, approssimazione dei trattamenti, deficitaria gestione contabile, discutibile gestione amministrativa, connotata da scandali; una babele, un concentrato dei vizi della politica….”

I ritardi ingiustificati nell’apertura del Centro Ricerche di Mercogliano divennero un caso nazionale dopo l’interessamento della redazione di “Striscia la notizia” che portarono prepotentemente alla ribalta la mancata apertura del Centro. Il Ministro della Salute, On.le Girolamo Sirchia, fu così costretto a convocare a Roma una conferenza dei servizi. Nella lettera di convocazione il Ministro spiegava di aver accolto la richiesta delle istituzioni campane dopo essersi reso conto dell’importanza che la questione rivestiva per l’Irpinia e per la Campania.

Alla riunione non potei partecipare nonostante che il Presidente della Provincia di Avellino, Francesco Maselli, in data 05/05/2004 avesse chiesto al Commissario Straordinario dell’INT, dott. Perrone Donnorso, all’Assessore alla Sanità, Prof.ssa Rosalba Tufano, all’Assessore Ricerca Scientifica, Prof. Luigi Nicolais, e p.c. al Ministro della Salute, Prof. Girolamo Sirchia, di far partecipare il dr. Castello, responsabile scientifico del Centro, alla riunione fissata per il giorno 13 maggio 2004 presso il Ministero della Salute in Roma.

Nel corso della riunione il Commissario Straordinario dell’INT manifestò al Sig. Ministro della Salute la volontà dell’Ente di defilarsi dell’iniziativa di dar vita al Centro Ricerche di Oncologia Pediatrica, così come previsto nel progetto originario a base della convenzione tra l’Ente Provincia di Avellino e l’INT Pascale di Napoli, e finanziato dalla Regione Campania in conto dell’Unione Europea. Alla presenza del Sig. Ministro della Sanità, prof. Girolamo Sirchia, dell’Assessore alla Ricerca Scientifica della Regione Campania prof. Luigi Nicolais, del Presidente della Provincia di Avellino, Ing. Francesco Maselli, del Capo di Gabinetto del Presidente della Regione Campania, Dott. Alberto Stancanelli, del Direttore generale della Ricerca Scientifica e Tecnologica del Ministero della Salute, Dott. Giovanni Zotta, del Prof. Raffaele Perrone Donnorso, Commissario straordinario dell’INT, venne avanzata l’idea di un progetto di riqualificazione del Centro di Ricerca Oncologica Pediatrica di Mercogliano (AV). L’ipotesi avanzata prevedeva di trasformare la struttura in un “Open Lab”, Centro di sviluppo e trasferimento tecnologico per sonde molecolari, farmaci e biomateriali innovativi, dove realizzare progetti di innovazione tecnologica nel settore dei materiali multifunzionali per applicazioni biomedicali e nello sviluppo di nuove tecnologie in diagnostica e farmaceutica molecolare. Si trattava quindi di realizzare un Centro di ricerca fondamentale, un laboratorio di innovazione tecnologica tra soggetti pubblici e privati unico nel suo genere nell’Italia Meridionale. Al termine della riunione il Presidente della Provincia di Avellino dopo aver approvato a titolo personale il progetto si impegnò a portarlo all’attenzione del Consiglio provinciale e a chiederne la convocazione in via di urgenza. L’Assessore Nicolais, invece, si dichiarò disponibile ad approfondire ed a sviluppare in tempi brevi la fattibilità del progetto[2].

A ulteriore dimostrazione della piena malafede in cui operava Perrone Donnorso veniva la nota 006051 del 25.06.04 con la quale il Commissario dell’INT chiedeva il trasferimento delle apparecchiature da Mercogliano all’INT di Napoli al Presidente della Giunta Regionale, che con nota 617/UDCP/Gab del 14/0//04 autorizzava. Per fortuna la reazione veemente della popolazione e di esponenti politici locali (con i Sindaci che si incatenarono ai cancelli) riuscì a bloccare la palese illegittimità.

Quello che non perdonerò mai al prof. Raffaele Perrone Donnorso quanto attuato contro il Centro Ricerche Oncologiche di Mercogliano e soprattutto l’aver sempre negato ogni confronto sull’argomento con lo scrivente che fin dall’inizio aveva preso cura del progetto in qualità di responsabile scientifico. Credo che il prof. Donnorso dovesse solo eseguire una decisione presa altrove; per me questa era una prova inconfutabile della totale malafede del Commissario manifestatasi con tutta evidenza quando non mi aveva fatto partecipare alla riunione decisiva sul futuro del Centro convocata dal Ministro a Roma.

Devo tuttavia dare atto a Donnorso che, in pubblica assemblea, nella manifestazione di saluto ai dipendenti prima di lasciare l’Istituto perché rimosso dal Ministro, mi chiese scusa perché si era sbagliato sul mio conto; inizialmente mi aveva avversato, fino a farmi “rivoltare peggio di un calzino” dagli uomini dei servizi segreti senza trovare alcunché a mio carico; poi si era ricreduto non avendo trovato a mio carico alcun possibile addebito.

In effetti la gestione Donnorso si caratterizzò per il forte impatto negativo avuto sulla struttura, sul personale, sull’utenza, nonché per averne ridotto la capacità di attrazione. “Una gestione contestata da tutti, dalla Destra, dalla Sinistra, dal Centro” che unita a squallide operazioni trasversali fino alla nomina di un super consulente scientifico (prof. Petrella, promotore del F.O.Med.) portarono alla rimozione dello stesso dopo tredici mesi di lavoro. La rassegna stampa è ampiamente esaustiva per tutte le “malefatte” perpetrate dal Commissario Donnorso, del resto pluripremiato quale servo del sistema (quale?).

Per fortuna (per l’Istituto Tumori di Napoli e per il Centro Ricerche in Mercogliano) il 7 luglio 2005 la “collaborazione” del prof. Raffaele Perrone Donnorso cessava.

[1] Angelo Giusto, presidente della Commissione Sanità della Regione e forte sostenitore del CROP, mosse un duro attacco contro Donnorso facendo rilevare come il commissario dell’INT, mentre confermava il suo totale disinteresse abbandonando il centro oncologico di Mercogliano, «stranamente contemporaneamente adottava un finanziamento per 25.000 euro per aderire alla Fondazione oncologica mediterranea di Ercolano».

[2] L’idea dell’“Open Lab” era stata da me approfondita con Marco Cinquegrani, collaboratore dell’assessore della Sanità campana, prof. Luigi Nicolais

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