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Epilobio | Epilobium angustifolium Schreb.

L’Epilobio, chiamato anche con il nome di garofanino di bosco, Garofanino minore o Epilobio a fiori piccoli, è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Oenotheraceae. Questa pianta presenta steli eretti e può raggiungere un’altezza massima di 2 metri. Le foglie sparse sono oblunghe lanceolate o ellittiche e mancano del picciolo (ovvero sono sessili); disposte a spiga, sono caratterizzate da nervature circolari che non terminano sui bordi. I fiori si presentano in grappoli che crescono, di fatto, sul baccello del seme, di un colore che va dal rosso porpora al magenta. In alto, una capsula lineare rosso scuro libera, aprendosi, rilascia centinaia di semi, favorendo così l’inseminazione. L’epilobio si riproduce anche attraverso le radici.

L’epilobio si trova molto spesso in terreni umidi e leggermente calcarei, su campi e pascoli caratterizzati dalla terra bruciata, da cui deriva il suo nome inglese “fireweed” erba di fuoco, dato che questa pianta officinale tende a crescere in boschi nei periodi successivi ad un incendio. Alle volte sono stati ritrovate crescite spontanee in città, in terreni appena puliti dai rifiuti di edifici demoliti.

Il nome epilobio deriva dalle parole greche “epi”, che significa “sopra”, e “lobos”, che significa “baccello”. Tale nome fa riferimento alla particolare conformazione dell’apparato riproduttivo femminile. Si tratta di una pianta di una certa importanza dal punto di vista storico-botanico in quanto nel 1973 il botanico Sprengel, osservandola, fu il primo a capire che l’impollinazione delle piante era effettuata dagli insetti.

L’Epilobium angustifolium è una pianta usata in diverse parti del mondo dalla medicina tradizionale per il trattamento di numerosi disturbi; le si attribuiscono proprietà antiossidante, antinfiammatoria, antiproliferativa, astringente, antibatterica.

L’epilobio contiene principalmente tannini, flavonoidi, fitosteroli, mucillagini, vitamina C, pro-vitamina A. L’analisi fitochimica ha evidenziato, in particolare, la presenza di tre classi di composti polifenolici: flavonoidi, acidi fenolici ed ellagitannini; tra questi ultimi, l’enoteina B appartiene è il maggior contributore all’attività biologica degli estratti, avendo la  capacità di inibire la proliferazione delle cellule epiteliali prostatiche, la secrezione di PSA e l’attività dell’arginasi. Inoltre, uno dei principi attivi dell’epilobio, il miricetolo-3-0-beta-D-glucuronide, ha la particolarità di inibire la liberazione di prostaglandine responsabili dell’azione infiammatoria.

L’epilobio deve le sue proprietà antinfiammatorie grazie anche alla presenza di un numero elevato di flavonoidi, soprattutto derivati di kampferolo, nella sua composizione. Sono presenti anche fitosteroli (β-sitostirolo) e derivati dell’acido gallico e dell’acido tannico; sono state rilevate anche mucillagini, pectine, sali organici e un olio etereo.

Grazie alla sua azione antiflogistica, l’epilobio interviene nel trattamento delle iperplasie benigne della prostata e, in generale, dei disturbi del sistema urinario correlati.

Estratti di radici, foglie e fiori, hanno dimostrato che tutti e tre posseggono la capacità di catturare i radicali liberi (azione scavanger) che può essere sfruttata sia internamente che esternamente (come creme e lozioni). L’estratto totale della pianta ha dimostrato di avere proprietà antibatteriche. Poiché contiene dei tannini, questa pianta può anche combattere le infezioni e ridurre le emorragie, in particolare nei casi di ciclo mestruale eccessivamente abbondante. Questi componenti consentono anche di drenare le secrezioni in eccesso, di distendere i tessuti molli e riparare quelli danneggiati, da cui l’utilità dell’epilobio in affezioni come le diarree e le irritazioni cutanee (compreso l’eczema).

In antichità, i nativi americani raccoglievano i giovani germogli dell’epilobio che venivano poi mescolati alla verdura cruda e consumati come pasto principale dato che, se prelevati durante le prime fasi della loro vita, i fiori dell’epilobio sono un’ottima fonte di vitamina C e pro-vitamina A, mentre il gambo della pianta veniva comunemente impiegata per preparare un unguento applicabile su tagli e ferite, facendo fuoriuscire il pus infetto e permettendo la rimarginazione della zona.

Nei paesi del Nord Europa si consumano i giovani germogli o il midollo dei fusti cotti o crudi. Grazie al loro gusto gradevole e zuccherino, i fiori possono essere utilizzati per preparare bevande sostitutive del tè.

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