Dal Mondo Vegetale

Edera terrestre | Glechoma hederacea L.

L’edera terrestre (nome scientifico Glechoma hederacea L., 1753) è una piccola pianta rampicante perenne erbacea dai delicati fiori labiati appartenente alla famiglia delle Lamiaceae (Labiate) che conta circa 250 generi e quasi 7000 specie; è originaria dell’Europa e dell’Asia settentrionale; è una pianta officinale adatta alla coltivazione nei giardini ombrosi, come tappezzante dei muri di recinzione e come pianta ricadente nei panieri sospesi; si sviluppa su qualsiasi superficie ed in tutte le direzioni aderendo perfettamente a qualsiasi tipo di parete e diramandosi in una forma cespugliosa ricca di fogliame dal colore verde intenso, con fiori a gruppi di piccoli ombrellini giallastri.

L’edera terrestre è una piccola piantina erbacea perenne alta circa 30-40 centimetri a portamento strisciante. E’ provvista di una robusta radice stolonifera che in poco tempo emette numerose radichette secondarie ricoprendo vasti superfici di terreno. Gli steli, pubescenti eretti o prostrati, sono erbacei e a sezione quadrangolare.

Le foglie, reniformi o cuoriformi e a margini dentati, sono inserite sugli steli mediante dei sottili peduncoli cilindrici. La pagina fogliare è rugosa ed è ricoperta da una corta peluria biancastra. Nel tempo la chioma della Glechoma tende ad allargarsi formando tappeti erbosi molto decorativi. I fiori, solitari o riuniti in mazzetti penduli sulle estremità dei rametti all’altezza delle ultime foglie superiori, sono simili a piccole bocche di leone. Sono pelosi, ermafroditi e hanno la forma di piccoli calici sostenuti alla base da piccole brattee; sono caratterizzati da 5 petali il cui profumo non è particolarmente percettibile, ma che risultano abbondanti di nettare prelibato per le api, che lo utilizzano come cibo durante il periodo avanzato dell’autunno. Il colore dei petali varia dal rosa al blu e talvolta al violaceo. L’impollinazione avviene tramite gli insetti specialmente ad opera dei ditteri (mosche).

I frutti sono racchiusi nei calici dei fiori e sono tetracheni ovvero particolari capsule legnose dette nucule simili a piccolissime noci. Sono di forma ovale e di colore bruno con superficie liscia. I semi, sprovvisti di endosperma (tessuto cellulare di riserva che avvolge l’embrione all’interno dei semi), sono molto fertili e vengono dispersi dal vento anche a notevole distanza dal luogo di produzione.

La glechoma fiorisce dalla primavera fino all’inizio dell’estate, da marzo fino alla fine di maggio e talvolta anche fino giugno inoltrato.

L’edera è molto resistente e riesce a vivere tranquillamente al gelo ed a diretto contatto con l’inquinamento atmosferico presente nelle città: l’edera può vivere moltissimi anni e man mano che invecchia le sue radici diventano più grosse e rigide, mentre la sua chioma diventa il riparo ideale per animali di piccola taglia ed uccelli di varia natura.

In Italia questa specie è spontanea nei boschi e nei prati del centro e del nord; sull’arco alpino in particolare si trova ovunque (per la sua invasività viene a volte considerata una pianta infestante).

Il nome generico della pianta (Glechoma), che si trova per la prima volta negli scritti di Dioscoride (Anazarbe, 40 circa – 90 circa), medico, botanico e farmacista greco antico che esercitò a Roma ai tempi dell’imperatore Nerone, può essere tradotto dal greco (glechon) con “puleggio” col quale normalmente si indica una varietà di pianta aromatica simile alla menta, forse il “penny-royal”, Mentha pulegium. L’epiteto specifico (hederacea) potrebbe derivare da “aderire” (in questo caso si fa riferimento al caratteristico portamento invadente della comune edera). Il nome scientifico della specie è stato definito da Linneo (1707 – 1778) nel 1753.

L’edera terrestre viene coltivata soprattutto a scopo ornamentale, ma le sono talvolta attribuiti anche valori culinari o terapeutici.

I principi attivi presenti nella pianta sono costituiti da un olio essenziale, da una sostanza amara e resinosa (marrubina) oltre che da tannino, saponine varie e colina.

Usi in cucina

Tutte le parti della pianta steli, fiori e foglie sono commestibili e ricche di proprietà benefiche per la salute. Le sommità fiorite generalmente vengono raccolte in mazzetti, fatte essiccare all’aria in un luogo ombroso ma areato e poi conservate in barattoli o in sacchetti di carta.

Le foglie possono essere usate in cucina per la preparazione di minestre, frittate e pizze rustiche e come ripieno di tortellini e ravioli.

In Svizzera, le foglie vengono utilizzate per la preparazione di un ottimo tè, particolarmente indicato per la cura di traumi e contusioni da caduta; è in effetti una delle erbe del “Tè svizzero”.

Nel passato in Inghilterra veniva usata nella fermentazione della birra per chiarificarla.

Per il contenuto di glechomina la pianta risulta leggermente tossica per gli animali.

Usi in fitoterapia

Nella medicina tradizionale omeopatica l’edera veniva, e viene tutt’ora, impiegata per diversi scopi di salute, sfruttando i principi attivi contenuti nelle sue foglie e nelle sue bacche, costituiti da: un olio essenziale, una sostanza amara e resinosa (marrubina) oltre che da tannino, saponine varie e colina. Le parti usate sono le foglie e le sommità fiorite raccolte durante i periodi soleggiati e poi lasciate seccare.

Sotto forma di infuso o decotto viene usato come espettorante (favorisce l’espulsione delle secrezioni bronchiali), contro la tosse grassa, il raffreddore bronchiale e la sinusite; stimolante (rinvigorisce e attiva il sistema nervoso e vascolare); digestivo, facilita la digestione se consumata fresca o assunta sotto forma di infuso aromatico e molto gradevole al palato; frenante la secrezione lattea (galattofughe); diuretico, combatte la ritenzione idrica e contrasta la cellulite; cicatrizzante, favorisce la cicatrizzazione di piccole ferite; antinevralgiche.

Controindicazioni

La glechoma non ha effetti collaterali ma se assunta sotto forma di infuso per periodi molto lunghi potrebbe provocare diarrea. L’utilizzo è comunque sconsigliato in gravidanza, durante il periodo dell’allattamento e ai bambini.

Redazione amaperbene.it

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