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Edera helix | Hedera helix

L’edera comune (Hedera helix L., 1753) è una pianta arbustiva lianosa e sempreverde, rampicante o strisciante al suolo e radicante, appartenente al genere Hedera, che appartiene alla famiglia delle Araliaceae.

Il nome deriva dal latino “haerere” ovvero “essere attaccato”, proprio per la sua natura rampicante: si sviluppa attaccandosi a muri, alberi, ecc.

I suoi fusti sono volubili e aderiscono a qualsiasi elemento ne permetta lo sviluppo in verticale grazie a radici avventizie, emesse ai nodi delle ramificazioni. Dove ciò non fosse possibile, i fusti assumono allora un portamento strisciante aderendo al suolo. I fusti sono dapprima erbacei, poi semi-legnosi e villosi per la presenza delle radici avventizie. Presentano dapprima una corteccia liscia e glabra, poi scabra; in quelli più vecchi la corteccia è grigiastra e fessurata.

Può raggiungere i 20 m di lunghezza. Le foglie sono sparse, persistenti e coriacee, con margine liscio; hanno colore verde cupo con nervature biancastre, lucide nella pagina superiore, picciolate e di forma variabile. Le foglie dell’Edera comune consentono di osservare il fenomeno dell’eterofillia: le foglie dei rami giovani, striscianti sul terreno o rampicanti sulla parte bassa dei tronchi, hanno forma palmato-lobata, mentre sui rami fiorieri più alti, in pieno sole, le foglie sono ovato-romboidali. Le infiorescenze sono costituite da 2÷3 piccole ombrelle nude riunite all’apice dei rami fertili; ciascuna è composta da 8÷20 fiori giallo verdastri che compaiono in autunno e sono ricchi di nettare. Il calice è coperto da peluria biancastra e presenta 5 denti saldati all’ovario; i 5 petali lanceolati sono ripiegati verso il picciolo, 5 stami alternati ai petali con antere gialle e un solo pistillo; ovario infero pentaloculare, stigma sessile.

I frutti che compaiono nella primavera successiva, sono bacche globose prima verdi, poi rossastre e quindi nero-bluastre, del diametro di 4-6 mm. Ogni bacca contiene 2-5 semi che misurano 4,8-5,9 x 2,9-3,7 mm, reniformi, rugosi, con ornamentazioni cerebriformi, castani, neri o a volte di colore verde-scuro.

L’Hedera helix non va confusa con l’Hedera ibernica [G. Kirchn.] Bean o Edera irlandese, una specie neofita naturalizzata e prossima a divenire invasiva, che si distingue dall’Edera comune principalmente

  • per i peli stellati (i cui raggi sono disposti orizzontali, mentre si presentano eretto-patenti in Edera comune),
  • per pelosità sui rametti e sulle foglie giovani (che appare sericea o sub-sericea),
  • per le foglie mediamente maggiori (6÷10 cm) così come per il reticolo biancastro di fondo delle nervature fogliari della pagina superiore che è irrilevante.

L’Edera comune è pianta a distribuzione mediterraneo-atlantica. È presente in tutte le regioni d’Italia.

Pianta ubiquitaria, invasiva, vegeta allo stato spontaneo abbarbicandosi ai muri, alle rocce, ai tronchi, oppure aderendo al suolo divenendo tappezzante, sempre preferendo i luoghi freschi, umidi ed ombrosi. Vegeta da 0 a 1.450 m s.l.m.

L’edera è considerata erroneamente una pianta parassita in grado di succhiare la linfa delle piante tramite le radici avventizie; queste invece hanno esclusivamente una funzione di sostegno.

L’Edera invece costituisce non solo un ottimo rifugio per la sosta e la riproduzione di animali (in particolare gli uccelli) ma contribuisce anche alla selezione naturale del bosco: quando si abbarbica lungo i tronchi, con il suo peso appesantisce e fa cadere gli alberi meno resistenti e già malati, accelerando il rinnovo naturale e il completamento dei cicli biologici dell’ecosistema forestale.

La capacità di emettere radici dal fusto consente all’Edera comune di aderire con grande tenacia al substrato; per questa caratteristica è ampiamente coltivata e diffusa a scopo ornamentale, al fine di ricoprire muri e pergole in mezz’ombra.

I suoi fiori sono disponibili fra settembre e novembre, quando sono scarse o assenti altre fioriture: sono quindi di enorme importanza per le api, che in questi mesi sfavorevoli li visitano assiduamente bottinando grandi quantità di nettare e polline.

I suoi frutti, velenosi per l’uomo, sono invece un importante cibo invernale per tordi, merli e altri uccelli.

Tutte le parti della pianta, in particolare le foglie giovani e le bacche, sono tossiche.

Per uso interno possono provocare intossicazione, che si manifesta con sintomi di nausea e vomito e depressione del sistema nervoso centrale, fino a coma con depressione respiratoria.

Per contatto possono provocare gravi irritazioni e allergie cutanee.

È quindi necessario utilizzarla le diverse parti dell’Edera solo seguendo le prescrizioni e le posologie indicate da un erborista esperto.

In erboristeria e in fitoterapia viene infatti impiegata per uso interno in caso di gotta, dolori reumatici, pertosse, bronchite, per uso esterno in caso di eruzioni cutanee, gonfiore dei tessuti, varici, articolazioni dolorose, nevralgie, scottature, verruche, scabbia, impetigine.

È una delle piante più utilizzate anche nel campo della cosmesi. L’estratto ha azione tonificante su tutte le parti del corpo che tendono a rilassarsi e a perdere tono, mentre l’azione astringente favorisce il riassorbimento dei liquidi; per tali proprietà, è presente in numerosi preparati ad uso topico come creme, gel e fanghi contro la formazione della cellulite.

L’ Edera comune era uno dei simboli di Dioniso (Bacco per i romani), chiamato anche Kissós dal nome greco della pianta. Il mito racconta che l’edera comparve subito dopo la nascita di Dioniso per proteggerlo. I tebani consideravano sacra al dio una corona di rami d’edera chiamata perikiósos che significa “avvolgitore di colonne”.

Bacco era considerato anche dio del trasporto amoroso e la pianta divenne per il popolo simbolo della passione che spinge gli amanti ad unirsi, in un abbraccio che si vorrebbe perpetuare per sempre, come quello dell’Edera al tronco di un albero.

Le baccanti masticavano e mangiavano foglie e germogli per entrare in uno stato di euforia, di estasi, di furore. Anche gli antichi druidi la utilizzavano mischiata a vino e birra per stimolare le proprie capacità divinatorie.

In Europa centrale e settentrionale, l’edera veniva usata insieme all’Agrifoglio come decorazione natalizia appendendola sulle travi, sulle porte delle case e sui camini; tale usanza derivava da tradizioni più arcaiche nate per tener lontani i folletti dalle abitazioni.

I celti associavano l’Edera al culto di Arianrhod “la ruota d’argento”cioè la luna. Arianrhod presiedeva all’aurora, alle fasi lunari, alle nascite, ai matrimoni, alla fertilità, ma il compito principale, soprattutto in concomitanza dell’aurora boreale, era quello di guidare le anime dei morti nella sua dimora: Caer Arianrhod, luogo dove sostavano le anime prima di reincarnarsi o morire definitivamente. La festa di Arianrhod viene celebrata il 31 ottobre, è universalmente nota come Holloowin.

Principali componenti attive: saponine, derivati triterpenici della beta amirina, delta glicosidi, rutina, acido clorogenico, acido caffeico, scopolina, ossalato di calcio, zinco manganese e rame (tracce), sostanza estrogenica; flavonoidi (rutina, kaempferolo, acido caffeico, acido clorogenico), ederina (glucoside amaro, velenoso) che per idrolisi si scinde in ederogenina, ederosio e arabinosio; tannino, acido ederico, formico, caffeico, malico, una sostanza grassa, una gommoresina; rutina, scopolina, carotene, colesterina, tocoferolo, sali minerali. Nelle foglie sono presenti estrogeni.

La pianta non è commestibile in alcuna delle sue parti, benché i semi siano ricchi in proteine e grassi.

Alcuni dei componenti presenti nella pianta svolgono attività anticellulite ed H. helix viene usata a tale scopo sotto forma di oli, pomate, estratti ed entra come ingrediente in prodotti cosmetici.

Le sostanze estrogene contenute, soprattutto nelle foglie, favoriscono le mestruazioni e ne calmano i dolori. Recenti studi hanno, inoltre, dimostrato che le foglie contengono emetina, un alcaloide antiamebico, e saponine triterpeniche, che risultano efficaci contro la Fasciola Epatica (parassita delle vie biliari di molti animali domestici ed in particolare di bovini ed ovini), altri parassiti interni ed infezioni fungine.

I flavonoidi e le saponine naturali svolgono attività espettorante.

In fitoterapia la pianta viene usata in varie preparazioni. Per uso esterno favorisce la cicatrizzazione di piaghe e ferite ed è utile contro i funghi dello strato superficiale della pelle, come il “Piede dell’atleta”. Per uso interno si utilizza nel trattamento della gotta, di dolori reumatici, pertosse, bronchite e come parassiticida. Poiché la specie risulta alquanto tossica è necessario che l’assunzione avvenga sotto controllo medico: dosi eccessive possono causare vomito e diarrea e danneggiare i globuli rossi del sangue. L’uso per via esterna, invece, non manifesta queste controindicazioni. Ma l’uso per via esterna delle foglie fresche può causare dermatiti da contatto (di natura allergica); l’ingestione delle bacche provoca depressione respiratoria.

Dai rami si ottengono una tintura gialla ed una marrone. Il decotto di foglie restituisce il colore nero ai tessuti scoloriti e, usato per risciacquare i capelli, conferisce alla chioma una sfumatura bruna. Bollendo le foglie con l’aggiunta di soda si ottiene un buon sostituto del sapone per lavare i panni.

L’edera comune è molto apprezzata in cosmetica per le sue proprietà tonificanti e drenanti; è molto utile contro gli inestetismi della cellulite, ritenzione idrica e gonfiori, ma anche per la cura dei capelli e piccole irritazioni o scottature. Fra i prodotti cosmetici più apprezzati ricavati da questa pianta vi è l’estratto di edera.

L’edera è una pianta mellifera, il cui fiore è bottinato intensamente dalle api. Molto importante perché è l’ultima pianta a fornire quantità cospicue di nettare e polline prima dell’inverno, fiorendo a settembre-ottobre. Una peculiarità di questo miele che ne rende difficile l’estrazione è dovuto alla cristallizzazione rapida, spesso già nei favi dentro l’arnia, rendendo inutile la normale centrifugazione.

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