0

Cipollotto | Leopoldia Comosa

Il lampascione o lampagione, detto anche muscari chiomato, aglio di biscia, aglio delle vigne, bulboide lampocomoro, cipolla canina, cipolletta calabrese, cipollaccia turchina, cervellino, cipollaccio col fiocco o giacinto dal pennacchio (Leopoldia comosa (L.) Parl.) è una pianta erbacea della famiglia delle Asparagacee, diffusa nelle regioni mediterranee.

Il nome generico potrebbe derivare dal sanscrito ‘mushka‘ (testicolo), per la forma dei bulbi o dell’odore muschiato dei fiori (il termine ‘odore muschiato’ non ha nulla a che vedere con i muschi: significa simile a quello delle ghiandole paratesticolari di alcuni mammiferi, usate per produrre profumi sin da tempi antichissimi); il nome specifico deriva dal latino ‘coma‘ (chioma) e si riferisce al ciuffo di fiori sterili che sormonta l’infiorescenza.

I fiori della pianta sbocciano a fine inverno e sono persistenti fino all’estate. Il bulbo globuloso, ricco di sali minerali e che cresce a 12-20 cm circa nel sottosuolo, è simile a una piccola cipolla di sapore amarognolo ed è consumato specialmente nell’Italia meridionale, particolarmente in Basilicata e Puglia.

I lampascioni sono considerati i “re dei bulbi” e sono una vera e propria prelibatezza gastronomica. Sono più di 50 le varietà di lampascioni, di cui solo alcune vengono coltivate in Italia. Si tratta di un ortaggio conosciuto sin dall’antichità, al punto che il medico Galeno lo utilizzava abbondantemente nelle sue cure per sfruttarne le proprietà diuretiche, lassative e depurative. Questo bulbo era una vera e propria fonte di sostentamento per le famiglie più povere e rappresentava un alimento essenziale nella dieta semplice ma nutriente delle famiglie contadine. Gli antichi Greci e Romani poi attribuivano ai lampascioni proprietà afrodisiache e stimolanti, diuretiche e lassative.

Nella forma assomiglia ad un piccolo cipollotto e appartiene alla stessa famiglia delle Liliacee, ma il sapore è ben diverso dalla cipolla, decisamente più amaro. Tale caratteristica lo rende graditissimo a chi ama il gusto amaro, ma decisamente inviso a chi invece non lo sopporta.

I lampascioni sono riconosciuti come uno dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani. Nella cucina tradizionale calabra, lucana e pugliese, i bulbi lampascione, dopo essere stati ripuliti di ogni traccia di terra e di radici, e dopo essere stati tenuti in acqua per circa un’ora (per scaricare il liquido – amaro – che trasudano dopo essere stati “sbucciati”), vengono cucinati interi, ma dopo averli intaccati nella parte inferiore (quella più larga) con un coltello, in maniera diversa a seconda della preparazione, che può essere in padella semplice, in padella con le uova o sott’olio. Nei primi due casi andranno incisi con numerosi tagli perpendicolari a formare una stella dalle molte punte, di modo che durante la cottura possano aprirsi come piccoli fiori. In tal modo possono essere stufati in padella con un coperchio, aggiungendo solo olio e poco sale, e schiacciandoli leggermente col dorso di una forchetta, oppure soffritti (poco), poi schiacciati leggermente con la forchetta e infine uniti alle uova sbattute con la sola aggiunta di un pizzico di sale.

Incisi invece con una semplice croce, i lampascioni possono essere bolliti in acqua e aceto (una parte di acqua e una di aceto) con l’aggiunta di circa due pugni di sale grosso per 5 litri d’acqua. Una volta raffreddati potranno essere posti in olio di oliva senza altri aromi, o con l’aggiunta di aromi quali timo, origano e peperoncino.

Si tratta di un prodotto che in tutte le preparazioni va cucinato con molta semplicità, poiché il già forte sentore di amaro è sufficiente a dargli il tipico carattere. I lampascioni hanno un profumo dolciastro e aromatico, e un sapore che coniuga una decisa nota amara con un retrogusto dolce molto rotondo e delicato.

Vi sono due varietà di lampascioni che differiscono fra loro per grandezza, sapore, colore ma anche per i fiori:

  • Rosa o lampasciulo rosa, che è il vero lampasciulo appartenente al genere Muscari. Ha una forma ovale, un colore roseo ed è piuttosto profumato anche se dal sapore leggermente amaro.
  • Bianca o lampasciuoli bianchi, non sono i veri e caratteristici lampasciuli e corrispondono al genere Hjaciuthus, specie Ciliatus. Sono bulbi più grandi dalla forma globulosa, con tuniche bianche o incolori; hanno sapore dolciastro e solitamente non si usano a scopo alimentare.

I lampascioni sono poco calorici, consigliatissimo in una dieta ipocalorica; infatti contano appena 40 kcal per 100 grammi. Di queste 40 kcal circa il 60% sono carboidrati, 20% grassi e 10% proteine.

Sono poi ricchi di fibre, soprattutto mucillagini, sostanze in grado di trattenere l’acqua e quindi ottime alleate per l’intestino poiché ammorbidiscono le feci (ma, allo stesso tempo, possono provocare effetti aerofagici).  Contengono poi sali minerali come ferro, potassio, fosforo, calcio, magnesio, manganese, flavonoidi e antiossidanti.

Articoli correlati