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Agrimonia | Agrimonia eupatoria

L’agrimonia comune è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia (tassonomia) delle Rosaceae e al genere Agrimonia; è chiamata anche erba di san Guglielmo. Cresce spontaneamente sotto forma di arbusto (fino a 80 cm) in zone climatiche prevalentemente temperate, in particolare lungo le strade e i sentieri di campagna. L’infiorescenza è composta da molti piccoli fiori gialli, aventi ognuno un calice di cinque pezzi attaccati ad un tubo che ha all’apice una corolla con cinque petali gialli; il frutto è composto da due acheni racchiusi nel tubo del calice, riconoscibili dal tipico anello di aculei nell’estremità superiore. Le foglie dell’agrimonia sono dentellate e caratterizzate da un colore verde vivo.

L’agrimonia è un’erba officinale e medicinale di cui si utilizzano le sommità fiorite che contengono triterpeni (acido ursolico), tannini, fitosteroli, olio essenziale, flavonoidi (apigenina, luteolina, quercitina), acidi (citrico, malico, nicotinico, ascorbico) vitamine (C, K e B1), glicoside amaro (eupatorina) che conferiscono alla pianta una generale attività stimolante la funzionalità epatica. È conosciuta per le sue proprietà già ai tempi di Plinio il Vecchio che la consigliava appunto per le affezioni al fegato. Infatti le sommità fiorite esercitano un’azione coleretica, cioè aumentano la secrezione biliare; e colagoga, cioè facilitano la produzione ed espulsione della bile, favorendo così il corretto funzionamento dell’organo emuntore. Inoltre, la pianta è in grado di ridurre la glicemia nei soggetti affetti da diabete alimentare lieve, ma non ha azione insulino-simile e non è in grado, perciò, di ridurre significativamente la glicemia nei casi più seri. La presenza di triterpeni e tannini ne giustificano l’impiego anche per uso esterno, come rimedio antinfiammatorio, cicatrizzante, in caso di lesioni cutanee, piaghe, ferite, abrasioni, screpolature; e come antisettico ed analgesico in svariate dermopatie, nelle quali manifesta anche un’azione antipruriginosa e antistaminica, dovuta alla presenza dell’acido ursolico, che ha un’attività paragonabile al cortisone. Infine l’agrimonia possiede proprietà decongestionante e astringente anche sui tessuti delle mucose, in caso di infiammazioni agli occhi, come la congiuntivite o del cavo orale, come il mal di gola, tonsillite, faringite e rinofaringite. Agisce anche sulle affezioni delle vie respiratorie come bronchite e asma perché è un broncodilatatore. Invece per uso interno, questi principi attivi aiutano a normalizzare le enteriti catarrali, colite, diarrea, infezioni gastrointestinali. Ha proprietà analgesiche efficaci per la cura di nevralgie, artriti, periartriti, ma è anche un ottimo digestivo e un decongestionante naturale.

L’agrimonia si assume principalmente sotto forma di decotto, tisana o infuso ottenuto dalle foglie.

In cosmesi gli estratti di agrimonia vengono utilizzati in formulazioni adatte al trattamento di irritazioni o pelli e capelli grassi.

Anche se l’agrimonia non trova particolari applicazioni in cucina, il suo estratto è ottimo per preparare té e tisane dal retro-gusto amarognolo.

L’assunzione prolungata di Agrimonia eupatoria può comportare interazioni con l’assorbimento di molti farmaci, in relazione all’alto contenuto in tannini della droga (possibili interazioni con gli ipoglicemizzanti orali). E’ sconsigliata a persone che assumono antivitamine K o farmaci per il trattamento di ipertensione o ipotensione.

Recenti studi hanno evidenziato come gli estratti acquosi ricavati dalle foglie posseggano un’attività insulino-simile e stimolante la secrezione insulinica, e quindi un’azione ipoglicemizzanti.

 

Cenni storici

Etimologicamente il nome deriva, secondo alcuni, dal greco àgros “campo” e monè “dimora”, cioè che dimora nei campi; secondo altri sarebbe una corruzione da Argemone, una specie di papavero usato per curare le ulcere dell’occhio (in greco argema).

Il secondo termine, eupatoria, deriva dal nome di Mitridate Eupatore, re del Ponto tra il I e il II secondo a.C. che per primo ne avrebbe testato le qualità terapeutiche. Tuttavia, non bisogna dimenticare che in greco “fegato” si dica èpar – èpatos e che in effetti, le sommità della pianta, hanno infiorescenze gialle come la bile e che per segnatura del colore, secondo la Teoria delle Segnature, sono annoverate da millenni tra i migliori rimedi depurativi del fegato.

Ildegarda di Bingen (sec. X) reputava la pianta uno dei più grandi rimedi nelle malattie mentali: «Se un uomo perde l’intelligenza e la ragione, si cominci col tagliargli i capelli, dopo si faccia bollire l’Agrimonia nell’acqua e con quest’acqua gli si lavi la testa; un panno contenente la stessa erba gli sarà applicato sul cuore fino a che egli prova un deliquio, gliela si metterà allora sulla fronte e nelle tempie: l’intelligenza e la ragione saranno purificate e il malato sarà libero dalla sua follia».

Culpeper nel 1652 scriveva: «Il fegato è il formatore del sangue, ed il sangue colui che nutre il corpo, e l’Agrimonia è quella che fortifica il fegato».

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