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L’ultimo rapporto di Lancet Countdown (Lancet Countdown on Health and Climate Change 2025) avverte che gli impatti dei cambiamenti climatici sulla salute stanno peggiorando, con milioni di morti inutili ogni anno a causa della dipendenza dai combustibili fossili, delle crescenti emissioni di gas serra e dell’incapacità di adattarsi adeguatamente ai cambiamenti climatici. I rischi per la salute e gli impatti dei cambiamenti climatici sono peggiori che mai in 13 dei 20 indicatori di impatto.
Il rapporto rappresenta il lavoro di 128 esperti provenienti da 71 istituzioni, che hanno monitorato i progressi su 57 indicatori – dai decessi legati al caldo ai prestiti bancari ai combustibili fossili – fornendo la valutazione più completa finora realizzata sui legami tra cambiamento climatico e salute.
Come i cambiamenti climatici minacciano la salute e il benessere umano
I cambiamenti climatici hanno profonde implicazioni per la salute umana, con ondate di calore ed eventi meteorologici estremi più frequenti, mutamenti nelle modalità di trasmissione delle malattie infettive, deterioramento delle risorse idriche e alimentari, impatti sulle condizioni socioeconomiche e aggravamento delle problematiche sanitarie esistenti in tutto il mondo.
L’incapacità di arginare gli effetti del riscaldamento globale dovuti ai cambiamenti climatici ha comportato un aumento del 23% dei decessi correlati al caldo dagli anni ’90, raggiungendo quota 546.000 all’anno. Pertanto il caldo che da un po’ di tempo imperversa sull’Italia e su gran parte dell’Europa è sempre più un grosso problema di sanità pubblica. A rischio in primo luogo le persone fragili, anziani, bambini e persone con patologie.
Il dato più impressionante riguarda il caldo: il tasso di mortalità associato alle alte temperature è aumentato del 23% rispetto agli anni Novanta, raggiungendo una stima di 546.000 decessi all’anno.
Inoltre, la mancata transizione verso fonti energetiche pulite continua a pesare sulla salute: l’inquinamento atmosferico esterno derivato dai combustibili fossili è associato a circa 2,52 milioni di morti. Nel 2024 il particolato fine prodotto dal fumo degli incendi è stato associato a circa 154.000 morti, il valore più alto registrato dall’indicatore del Lancet Countdown.
L’aumento delle temperature del pianeta si associa altresì ad un aumentata diffusione di alcune malattie infettive come la dengue. Secondo il Lancet Countdown, il potenziale medio globale di trasmissione è cresciuto fino al 49% rispetto agli anni Cinquanta.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che 3,6 miliardi di persone vivano già in aree altamente vulnerabili al cambiamento climatico, per cui guarda con preoccupazione crescente ai prossimi decenni: tra il 2030 e il 2050 sono attesi circa 250.000 decessi aggiuntivi ogni anno soltanto per malnutrizione, malaria, diarrea e stress da calore. Una stima prudente, perché non comprende tutti i possibili effetti del clima sulla salute.
Anche il conto per i sistemi sanitari rischia di diventare pesante. L’OMS stima 2–4 miliardi di dollari l’anno di costi diretti per la salute entro il 2030, senza includere settori strettamente collegati come agricoltura, acqua e servizi igienico-sanitari. Il punto, dunque, non è più chiedersi se il cambiamento climatico avrà conseguenze sulla salute, ma quanto saranno preparati i sistemi sanitari ad affrontarle. Servono prevenzione, sistemi di allerta, città capaci di proteggere le persone dal caldo, strutture sanitarie resilienti e una maggiore preparazione dei professionisti. Ma ridurre le emissioni significa anche fare prevenzione: aria più pulita, mobilità attiva, città più vivibili e alimentazione più sana possono diminuire contemporaneamente l’impatto climatico e il peso di numerose malattie.
Il clima, insomma, è diventato una questione sanitaria. E il caldo di questi giorni ce lo ricorda nel modo più diretto possibile.



