Italiani sotto la media, un italiano su tre comprende soltanto testi molto brevi e semplici
Pillole di conoscenza
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Il rapporto Education at a Glance 2025 dell’OCSE evidenzia una crescente diffusione dell’istruzione terziaria nei paesi membri, con il 48% dei giovani in possesso di una qualifica accademica, il livello di istruzione conseguita è il più alto di sempre, sebbene permangano sfide legate all’equità e al divario di competenze. Per l’Italia, il documento segnala una spesa per l’istruzione inferiore alla media OCSE (4% del PIL) ma un successo significativo nella riduzione della dispersione scolastica, stimata all’8,3% nel 2025.
Tuttavia, un italiano su 3, pari al 37% degli adulti, comprende solo testi molto brevi, con informazioni minime che non distraggano l’attenzione, ha in sostanza quello che gli studiosi definiscono un “basso livello di alfabetizzazione” (livello 1 o inferiore su una scala di 5), che nel resto dei paesi Ocse riguarda il 27% della popolazione adulta, ovvero 1 su 4. Si tratta di cifre e percentuali contenute sempre nell’ultimo rapporto sull’istruzione nei paesi Ocse, “Education at a glance 2025”.
Il rapporto OCSE 2025 evidenzia che questa difficoltà tocca anche il 16-17% dei laureati, con serie ripercussioni sulle competenze di lettura strutturate.
Il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ha sottolineato come in Italia vi sia stata una significativa riduzione del tasso di dispersione scolastica, scesa al 9,8%, il che permette al nostro Paese di raggiungere il target Pnrr (10,2%) fissato dalla Commissione europea con due anni di anticipo. Sempre Valditara ha disposto ulteriori 500 milioni di euro per Agenda Sud e Agenda Nord, risorse che serviranno per continuare a ridurre i divari educativi. Il report Ocse mostra come sia difficile la situazione dei docenti italiani, i cui stipendi, nella scuola primaria, sono inferiori del 33% rispetto a quelli dei lavoratori a tempo pieno con una laurea, e registrano una media del 17% in meno rispetto ai colleghi della zona Ocse.
Le reazioni: “Si investe meno per scuola e istruzione”
La radice del problema affonda nel sistema educativo italiano. Secondo l’Ocse, l’Italia è tra i fanalini di coda per tasso di laureati: solo il 22% degli adulti possiede un titolo universitario contro una media del 42%, e tra i 25-34enni la quota si ferma al 32% rispetto al 48% Ocse. Una bassa partecipazione agli studi superiori si riflette anche sulle competenze di base: persino chi consegue la laurea non sempre raggiunge un livello adeguato di alfabetizzazione.
A peggiorare il quadro contribuiscono investimenti pubblici inferiori alla media europea e salari poco incentivanti per i laureati, fattori che scoraggiano molti giovani dal proseguire gli studi. Inoltre, l’abbandono precoce dei percorsi formativi abbassa ulteriormente il livello medio di competenza nel Paese.
Dal 2015, gli stipendi medi degli insegnanti della scuola primaria sono aumentati in termini reali del 14,6% in media in tutti i Paesi dell’Ocse, mentre in Italia, nel 2024, sono diminuiti del 4,4 %. “E’ la conferma di quello che la Gilda (Associazione Professionale dei docenti italiani) denuncia da tempo”, commenta il coordinatore del sindacato, Vito Carlo Castellana, il quale si sofferma anche sul fatto che il nostro Paese investe meno per la Scuola e l’Istruzione, spendendo circa il 4% del Pil, contro una media Ocse quasi del 5%. “Alla luce di questi numeri – osserva Elisabetta Piccolotti (Avs) – è ridicolo il trionfalismo del ministro Valditara nell’annunciare aumenti che non coprono nemmeno l’aumento dell’inflazione”. Sulle stesse posizioni anche la Flc Cgil con la segretaria Gianna Fracassi.
https://www.oecd.org/en/publications/education-at-a-glance-2025_1c0d9c79-en.html



