Complesso B

Vitamina B17 (Amigdalina)

Complesso B

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L’amigdalina è un glicoside cianogenetico che, presente oggi in numerosi integratori alimentari, può fungere da principio attivo molto valido nella lotta contro il cancro. La sua assunzione, associata alle opportune terapie oncologiche, riduce la resistenza delle cellule maligne. Queste ultime sono ricche dell’enzima glucosidasi; per questo assumendo la Vitamina B17 o Laetrile, questa vitamina, esclusivamente in presenza di questo enzima ed in virtú dello stesso, reagisce sprigionando cianuro, il quale distrugge le cellule malate contenenti la glucosidasi mentre le cellule sane non avendo questo enzima, non vengono attaccate, in quanto non avviene nessuna reazione di scissione da laetrile a cianuro.

Gli antichi medici egizi, greci, romani ed arabi erano tutti a conoscenza delle proprietà biologiche dell’acqua di mandorla amara. Anche Paracelso, Scribonius Largus, Galeno, Plinio il Vecchio, Marcellus Empiricus ed Avicenna, usarono preparazioni contenenti amigdalina (vitamina B17) per trattare i tumori. Lo stesso è vero per la farmacopea medievale. E’ interessante notare che gli Abrasi, gli Arzebaigiani, gli Hunza, gli Eschimesi e gli abitanti del Karakorum seguono tutti un’alimentazione ricca di amigdalina o vitamina B17.

La vitamina B17 è particolarmente concentrata nelle mandorle amare (semi dell’Amygdalus communis) (quelle dolci ne contengono solo tracce), ma è presente anche nei noccioli delle pesche, delle pere, delle prugne, delle ciliegie e dei semi delle mele. E’ presente anche nei frutti rossi, fave, erba medica, rape, lattuga, germogli di legumi o di cereali, crusca di frumento, sesamo, semi di lino, avena, riso integrale, miglio, zucca, sambuco, noci di macadamia. Una porzione di mandorle amare contiene circa 250 mg di amigdalina, i semi delle mele, i noccioli delle prugne e delle susine circa 75 mg in 100 g di alimento, mentre quelli delle pesche solo 20 mg ogni 100 g.

Bisogna però fare attenzione perché l’ingestione di un numero esiguo di mandorle amare può risultare fatale: si stima che 6-10 semi siano sufficienti a provocare un avvelenamento mortale nel bambino, mentre per un adulto la dose letale si attesta intorno alle 50-60 unità.

Redazione amaperbene.it

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