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Sambuco comune | Sambucus Nigra

Il sambuco comune (Sambucus nigra L.) è una pianta angiosperma dicotiledone appartenente, secondo la Classificazione APG III, alla famiglia delle Adoxaceae e al genere Sambucus.

È una specie molto diffusa in Italia, dalla pianura fino a 1400 metri di quota, soprattutto negli ambienti ruderali (rive, strade, ferrovie…), nei boschi umidi e sulle rive dei corsi d’acqua. Per le proprietà benefiche dei suoi fiori e delle sue bacche, il sambuco trova largo impiego nella fitoterapia.

Il sambuco è un arbusto o piccolo albero, caducifoglie e latifoglie, che può superare i 4 metri di altezza.

Il tronco è eretto e molto ramificato, ha una scorza grigio-bruna e verrucosa, mentre i rami sono opposti, ricadenti e con midollo chiaro; le foglie sono picciolate, opposte, composte da 3-7 foglioline di colore verde brillante; l’infiorescenza è costituita da piccoli fiori ermafroditi con calice corto e campanulato, la corolla è costituita da 5 petali fusi alla base di colore bianco avorio ed emanano un forte odore aromatico caratteristico che attira api e altri insetti pronubi. I frutti sono piccole drupe globose, succose a maturità, di colore viola-nerastro. I semi sono 2 o 3 per ogni bacca, lucidi e di colore nero-violaceo. Fiorisce in aprile-maggio e fruttifica in luglio-agosto. Originaria del Nord Africa, Europa, Asia centrale e Occidentale, Nord America, in Italia è presente da 0 a 1400 m di altitudine, nelle radure, nei luoghi ruderali, al margine dei boschi umidi, lungo le scarpate e i fossi.

Il nome del genere Sambucus pare derivi dal greco “sambyké”, uno strumento musicale realizzato coi rami del sambuco svuotati del midollo.

La droga è costituita sia dal frutto essiccato sia dai fiori. Sono in commercio diversi integratori a base del succo ottenuto dal frutto fresco.

Al sambuco vengono attribuite proprietà medicinali-erboristiche riscontrabili nei frutti e nei fiori. Nei frutti di sambuco sono stati identificati numerosi antocianosidi: quelli maggiormente presenti sono: cianidina-3-O-glucoside; cianidina-3-O-sambudioside; rappresentano rispettivamente il 65,7% e 32,4% degli antociani totali e sono responsabili del colore scuro. È presente una bassa percentuale di olio essenziale (0,01%) nel quale sono stati identificati 34 composti, tra i quali i più rappresentati sono fenilacetaldeide, benzaldeide, etil linoleato e linalolo.

I semi e i frutti contengono alcune agglutinine, proteine appartenenti alla famiglia delle lectine, che sono in grado di riconoscere e legarsi ai polisaccaridi presenti sulle membrane cellulari. I frutti contengono inoltre vitamine (B2, C, acido folico, biotina), minerali (magnesio e potassio), acidi grassi e zuccheri (glucosio e fruttosio). È stata riscontrata anche la presenza di glicosidi cianogenici, presenti in tutte le parti della pianta ma soprattutto nelle foglie; la loro quantità sembra essere correlata al clima e all’altitudine del luogo di raccolta, aumentando ad altezze più elevate.

I fiori di sambuco contengono flavonoidi, in particolare derivati della quercetina e del kaempferolo, acidi fenolici (acido clorogenico, caffeico, ferulico), triterpeni, steroli e un olio essenziale costituito principalmente da monoterpeni (linalolo, citronellolo).

La droga costituita dai fiori di sambuco essiccati è presente nella Farmacopea europea (8a ed.), la quale specifica che dovrebbe avere un contenuto minimo dello 0.8% di flavonoidi, espressi come isoquercitroside.

L’uso del sambuco nella medicina popolare e nei sistemi di medicina tradizionale risale a tempi molto antichi; diversi testi storici riportano l’uso di fiori e frutti, a seconda della tradizione locale, principalmente per il trattamento del raffreddore e come espettorante, diaforetico in caso di febbre, diuretico, ma anche per il trattamento di coliche, sinusiti, congiuntiviti, diarrea, mal di testa, reumatismi e come lassativo.

I fiori di sambuco sono approvati dalla Food and Drug Administration statunitense, che li considera generalmente sicuri (GRAS) come agenti aromatizzanti, mentre la Commissione E tedesca ne ha approvato l’uso per il trattamento delle malattie da raffreddamento. L’Agenzia Europea del Farmaco – EMA, nella monografia “Sambuci flos” indica l’utilizzo tradizionale dei fiori come sintomatico nella fase iniziale del raffreddore comune.

Diversi studi in vitro e in vivo hanno indagato e riconosciuto nei frutti di sambuco varie proprietà: antibatteriche; antivirali; antinfiammatorie; immunomodulanti; antiossidanti. Mentre i pochi studi in vitro relativi all’estratto acquoso dei fiori hanno mostrato un’attività antinfiammatoria correlata all’inibizione delle interleuchine IL-1a, IL-1β e del TNF-a.

Estratti da sambuco vengono utilizzati in erboristeria per le proprietà diuretiche, diaforetiche, antinevralgiche, emollienti, lassative, antifibrillanti, emetiche, antireumatiche, depurative e leggermente antinfiammatorie, nonché per la secrezione bronchiale.

È consigliato anche per raffreddore comune, infezione delle vie respiratorie, tosse, faringite, bronchite, rinite, stitichezza o stipsi, emorroidi, aritmia, infezione o infiammazione delle vie urogenitali, cistite, uretrite, calcolosi delle vie urinarie, edema da ritenzione, reumatismi, gotta (aiuta ad eliminare l’acido urico), problemi della pelle, dermatosi, eruzione cutanea, nevralgia, epilessia, necessità di depurare l’organismo. Tra gli organi principali sui quali ha effetto benefico vi sono cuore, reni, cavo orale, intestino, stomaco, apparato urinario, fegato e sistema immunitario.

Controindicazioni

A parte i frutti e i fiori, che hanno in genere effetti benefici, tutto il resto della pianta (foglie e semi compresi) è velenoso poiché contiene il glicoside sambunigrina. Inoltre l’assunzione di sambuco potrebbe influire sull’attività dei corticosteroidi e dei farmaci immunosoppressori perché può aumentare l’attività del sistema immunitario (si consiglia quindi di rivolgersi al proprio medico curante per valutarne la compatibilità). L’applicazione sulla pelle di foglie e fiori freschi provoca violente irritazioni ed eritemi.

Altri impieghi del sambuco

Viene usato come aroma nel pane per fare il “pane col sambuco“.

Con i fiori è possibile fare uno sciroppo che, dopo diluizione in acqua, produce una bevanda dissetante, molto usata in Tirolo e nei paesi nordici. Essa si può anche fermentare, ottenendo una specie di spumante. Lo sciroppo entra anche nella preparazione di alcuni cocktail, come l’Hugo.

Le bacche sono commestibili solo dopo cottura e vengono impiegate per gelatine e marmellate, delle quali non si deve abusare a causa delle proprietà lassative. Le bacche vengono utilizzate anche per minestre dolci, come la Fliederbeersuppe del nord della Germania.

Le bacche e il loro succo, fresco o fermentato, sono usati per produrre inchiostri che, a seconda della specie, delle condizioni della pianta e della ricetta, possono apparire blu, blu/nero, marrone, lilla, rosso.

I fiori sono commestibili e in alcune parti d’Italia sono consumati all’interno di frittelle, oppure passati in pastella e fritti.

La pianta viene utilizzata anche a scopo ornamentale, mentre dal tronco si ricava un legno duro e compatto, utilizzato come combustibile e per lavori al tornio; il legno dei giovani rami al contrario è tenero e fragile, con l’interno costituito da una sostanza a consistenza spugnosa. Questa peculiarità ha permesso, nella tradizione popolare italiana, la realizzazione di semplici flauti.

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