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Salvia officinale | Salvia officinalis

La salvia comune (Salvia officinalis L.) è una piccola pianta perenne erbacea aromatica dai delicati fiori labiati appartenente alla famiglia delle Lamiaceae. Il nome generico (Salvia) deriva dal latino “salvus”; l’epiteto specifico (officinalis) indica una pianta con proprietà medicinali reali o supposte.

Componenti: olio essenziale; acidi triterpenici, aromatici ed organici; saponine; flavonoidi; sostanze amare; vitamine B, C; minerali.

La Salvia trova impiego in cucina fin dai tempi antichi, come pianta aromatica. Nonostante la sua origine mediterranea, la presenza della salvia per aromatizzare carni di vario genere è consolidata da secoli in quasi tutte le tradizioni culinarie d’Europa. Meno comune ma non raro è il suo impiego per cibi di tipo diverso: pasta (notissimi in Italia i tortelloni burro e salvia), formaggi alle erbe, zuppe e le foglie di salvia fritte in pastella. In Medio Oriente la salvia viene usata per aromatizzare l’arrosto di montone. In genere la salvia non si impiega in combinazione con altre aromatiche, perché il suo aroma molto intenso annullerebbe quello delle altre spezie.

La Salvia viene anche utilizzata nell’aromatizzazione dei vini, liquori e bevande rendendoli più digestivi; per proteggere gli indumenti dalle tarme, per profumare gli armadi ed in cosmetica nella preparazione di bagnoschiuma, schampoo e dentifrici.

Anche le virtù terapeutiche sono conosciute dai tempi antichi. Alla salvia vengono attribuite proprietà antinfiammatorie, antisettiche, digestive, calmanti. antibatteriche, antifungine, virustatiche, balsamiche, spasmolitiche, coleretiche, astringenti e antisudorifere (sarebbe capace di contrastare l’eccessiva sudorazione). Gran parte di queste proprietà sono ascritte principalmente all’olio essenziale contenuto nella pianta stessa. Occorre però fare una distinzione in base alla forma farmaceutica utilizzata: estratti idroalcolici e decotto esibiscono attività disinfettante, ma devono essere assunti solo per via esterna, dato che l’olio essenziale, in cui è presente tujone, può avere effetti neurotossici (necessaria la prescrizione medica).

L’acido rosmarinico contenuto nella salvia sembra in grado di esercitare un’azione antidiabetica attraverso la diminuzione dei livelli elevati di glicemia e l’inibizione della perossidazione lipidica; al tempo stesso, sembra in grado di esercitare un’azione antiossidante, favorendo l’attività di enzimi quali la superossido dismutasi e la catalasi.

Grazie all’azione antinfiammatoria e antibatterica di cui è dotata, la salvia ha ottenuto l’approvazione ufficiale per essere impiegata nel trattamento delle infiammazioni della mucosa orale e della mucosa faringea.

La salvia inoltre è in grado di alleviare le sindromi mestruali dolorose e alcuni disturbi della menopausa (per cui viene chiamata “estrogeno naturale”); dà buoni risultati nelle ritenzioni idriche, reumatismi, emicranie, gengiviti ed ascessi (per cui è presente in alcuni dentifrici, avendo anche azione sbiancante sui denti).

La salvia è controindicata nelle patologie nervose, nelle donne in gravidanza e durante l’allattamento.

Recentemente, l’attenzione è stata posta sul legame tra specifici composti bioattivi presenti nella salvia e particolari effetti sulla salute. I componenti fenolici sono molto abbondanti nella salvia e possono essere divisi in due gruppi: acidi fenolici, tra cui acido caffeico, vanillico, ferulico e rosmarinico, e flavonoidi, tra cui luteolina, apigenina e quercetina. I monoterpeni più comuni includono: α e β-tujone, 1,8-cineolo e canfora.

La composizione bioattiva dei derivati della salvia dipende sia dalla tecnica di estrazione, che dalla parte della pianta utilizzata, che dal tipo di salvia, infatti, ne esistono molte specie diverse, ma anche dal luogo e dal momento della raccolta.

Per esempio, gli estratti di foglie di salvia hanno il più alto contenuto di polifenoli, mentre le parti del fiore contengono una percentuale più piccola di tujone rispetto alle foglie.

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