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Ricino | Ricinus communis

Il ricino (Ricinus communis L.), unica specie del genere Ricinus, è una pianta arbustiva appartenente alla famiglia delle Euphorbiaceae. Arbusto, erba annuale o albero perenne con foglie rosse o verdi appartiene alla famiglia delle Euphorbiaceae. Il nome generico Ricinus in latino significa “zecca”; la pianta è così chiamata per la somiglianza dei suoi semi con il noto parassita. È conosciuta anche col nome di pianta Palma Christi perché le sue foglie sono state accostate alla mano di Gesù Cristo.

La pianta di ricino arriva probabilmente dall’Africa tropicale, ma grazie alla sua capacità di riprodursi, si è presto naturalizzata nelle aree tropicali e subtropicali di tutto il mondo come un’erba infestante; essendo però molto bella viene anche coltivata a scopo ornamentale, per decorare giardini e balconi. Nella sua zona d’origine la pianta raggiunge un’altezza di 10 m e il fusto da erbaceo – legnoso diventa legnoso, mentre in media si attesta intorno ai 2-4 m di altezza.

Le sue foglie sono con picciolo, semplici, caduche e verticillate, di tipo palmato – lobato, con 7 o 11 lobi con bordo dentato, di dimensione tra i 15 cm e i 45 cm.. Nelle foglie alla base del picciolo vi sono delle ghiandole nettarifere. La specie è monoica, ossia i due sessi sono portati nello stesso individuo, con fiori raggruppati a grappolo. I fiori del Ricino occupano la parte superiore del fusto e dei rami, sono raccolti in una lunga spiga ramificata provvista di brattee membranose. I fiori maschili sono alla base della spiga o del grappolo e sono di color verde glauco, quelli femminili sono posti superiormente e sono di colore purpureo. La fioritura avviene d’estate. I frutti sono capsule ovoidali spinose, costituite da tre valve contenenti un seme per ogni loggia, che a maturazione liberano 3 semi di circa 1 cm di dimensione. Predilige un clima temperato, teme le gelate.

I coltivatori nel tempo hanno selezionato varie cultivar per scopo ornamentale e per la produzione dell’olio. Finora sono conosciute circa una ventina di differenti varietà che differiscono tra loro per forma, colore, altezza e per le spine della capsula del seme. Tra queste le più note sono:

  • Carmencita che vanta grandi foglie rosso scuro su steli di colore rosso e fiori gialli. Utilizzata per creare aiuole in giardini insieme ad altre piante ornamentali. Fiorisce in estate.
  • Carmencita pink si distingue per le sue foglie dal colore verde azzurro e per i fiori rosa.
  • Impala ha le foglie color porpora e fiorisce più tardi da luglio a ottobre.
  • Zanzibariensis ha delle grandi foglie verdi.

Nonostante le sue variabili forme, il ricino è facilmente riconoscibile dalle sue larghe foglie, con lamina palmata, a forma di stella, con 7-11 lobi, di colore verde scuro lucido e per le sue infiorescenze allungate.

Il ricino produce grandi quantità di semi che sono ricchi di proprietà ma anche molto velenosi: basti pensare che solo 4 semi, se ingeriti, potrebbero uccidere un uomo adulto. I sintomi da avvelenamento includono nausea, vomito, diarrea, gastroenterite emorragica, convulsioni, aritmie, embolia e spasmi tetanici.

Dai semi si ricava mediante estrazione a freddo l’olio, che in essi è contenuto nella misura del 40-50%. Per sicurezza dopo l’estrazione a freddo si miscela l’olio con l’acqua e si porta ad ebollizione la miscela, in modo solubilizzare ed eliminare del tutto con la denaturazione a caldo la Ricina ancora presente. Pertanto, l’olio ottenuto dalla spremitura a freddo dei semi del ricino e trattato è sicuro per il consumo umano.

L’olio di ricino è un liquido dal colore variabile tra il trasparente e il giallo, e un odore caratteristico. Il punto di ebollizione è di 313 °C e la sua densità è di 961 kg/m3. Lo si può ottenere sia per pressatura che per estrazione con solventi; la resa totale oscilla tra il 35 e il 50%. Soltanto il prodotto di prima spremitura (a freddo) viene utilizzato come medicinale, mentre il resto trova applicazione nel settore industriale.

L’olio è composto da oleina, palmitina, stearina e ricinoleina (80 – 89 %) che ne è il principio attivo. In particolare. la sua composizione è la seguente: acido ricinoleico 89.5 %, acido diidrossistearico 0.7 %, acido palmitico 1%, acido stearico 1%, acido oleico 1%, acido linoleico 4.2%, acido linolenico 0.3%, acido eicosenoico 0.3%.

La Ricinoleina è costituita da un ossiacido insaturo a 18 atomi di Carbonio (C18H34O3).

L’uso dell’olio di Ricino risale a tempi remoti, a circa il 4000 a.C. in Egitto.

L’olio non ha uso alimentare diretto ma è commestibile e non velenoso perché la Ricina e la Ricinina sono idrosolubili e non passano nell’olio, cosicché rimangono nel pannello di estrazione insieme ad altre sostanze e ad un allergene.

L’olio di ricino viene da secoli indicato come lassativo, una purga dall’odore e dal sapore piuttosto sgradevoli; oggi tale impiego è stato ridimensionato, dato che la sua azione purgante è piuttosto drastica. Tale azione è legata alla presenza di acido ricinoleico che dopo l’ingestione viene liberato dai trigliceridi per opera degli enzimi gastrici e pancreatici con il supporto della bile, stimola la peristalsi e causa un aumento del richiamo di acqua e di elettroliti nel lume intestinale, probabilmente per la stimolazione della sintesi delle prostaglandine; aumenta la massa fecale.

È pure impiegato nella terapia di numerose malattie con applicazione trans – dermica, in particolare con impacchi sull’addome con cui viene lentamente assorbito per via cutanea o dermica, esplicando in tal modo numerosi effetti positivi in quasi tutte le patologie, sulla circolazione sanguigna, linfatica e nel rafforzamento del sistema immunitario, promuovendo altresì la rigenerazione dei tessuti e l’eliminazione delle scorie dall’organismo.

Questo tipo di assorbimento dermico dell’olio di ricino si ritiene sia ideale nel ripristino della salute del corpo.

L’applicazione sul cuoio capelluto stimola la crescita dei capelli e previene il rischio di calvizie mentre sulle lunghezze aiuta a combattere le doppie punte e la disidratazione del capello. Può essere inoltre usato come siero per ciglia e sopracciglia, rinforzandole e dandogli lucentezza. Applicato sulle ferite e sulle abrasioni l’olio si dimostra antibatterico ed antifungino ed esse guariscono senza lasciare cicatrici.

L’olio di ricino e suoi derivati sono utilizzati nella produzione di saponi, lubrificanti, fluidi idraulici e per freni, nei liquidi refrigeranti per i veicoli spaziali, vernici, coloranti, rivestimenti, inchiostri, plastiche resistenti a freddo, cere e polisti, nylon, cosmetici, farmaci (come eccipiente) e profumi.

Nell’industria alimentare, l’olio di ricino viene utilizzato in vari additivi; alcuni esempi sono gli aromi dei dolciumi (ad esempio poliglicerolo polistinoleato o PGPR nel cioccolato) e gli inibitori della muffa nell’imballaggio.

In India, Pakistan e Nepal l’olio di ricino è impiegato per la conservazione dei cereali e di certi legumi.

L’impiego non è ammesso nel settore degli integratori alimentari.

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