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Palla di neve | Viburnum opulus

Viburnum opulus appartiene alla famiglia delle Caprifoliaceae (o Adoxaceae secondo la classificazione APG), molto diffuso in Europa, in America e in Asia. È un arbusto, talvolta piccolo albero alto fino a 4 m, a fogliame caduco, molto decorativo e una caratteristica e abbondante fioritura, con fiori di colore bianco, profumati e riuniti in corimbi o cime ombrelliformi, i cui fiori esterni sono più grandi, appariscenti e sterili. La fioritura inizia nel mese di maggio, e termina con la produzione di bacche, o drupe, di colore rosso acceso, che spesso durano per tutto l’inverno.

Il viburno palla di neve, chiamato anche “pallon di maggio”, per la forma globosa dei suoi fiori (dal diametro che può arrivare anche otto centimetri) che compaiono appunto intorno a maggio, è spontaneo in Europa, Asia e Africa nord-occidentale. È presente in quasi tutta l’Italia continentale, salvo che in Puglia, Calabria e forse Valle d’Aosta, ma è più diffuso nelle regioni settentrionali, dal livello del mare ai 1100 m circa. Cresce in boschi umidi alveali, pioppete, siepi.

È una pianta molto rustica e facile da coltivare, molto utilizzata per la formazione di siepi o di bordure, in interventi di rinaturalizzazione e per scopi ornamentali (realizzare siepi di recinzioni, abbellire muri, abbellire zone ombreggiate dei giardini e dei parchi pubblici); in questo caso è ampiamente coltivata la cultivar “roseum”, con infiorescenze globose costituite interamente da fiori sterili. Tutte le parti della pianta, compresi i frutti, sono tossiche.

Il nome del genere è molto antico e di etimologia incerta: potrebbe derivare dal latino “viere” (legare, intrecciare) o da “vovorna” (dei luoghi selvatici); il nome specifico era utilizzato dai Romani per indicare un acero, probabilmente l’acero campestre, localmente chiamato tuttora “opi”, ed allude alla somiglianza delle foglie lobate con quelle dell’acero.

Costituenti chimici: resine; glucosidi iridoidi; idrochinone (arbutina); cumarine (scopoletina); tannini; acidi organici (formico, valerianico, salicilico); alcaloidi.

La droga del viburno, la corteccia, è indicata nel trattamento dei dolori legati al ciclo mestruale, grazie alla sua attività spasmolitica sulla muscolatura uterina (prescrizione medica).

Al viburno sono attribuite proprietà miorilassanti e spasmolitiche. Tali azioni sembrano esplicarsi anche a livello uterino. Per tale motivo, benché l’uso del viburno non abbia ottenuto l’approvazione ufficiale per alcun tipo d’indicazione terapeutica, non è raro che la pianta venga impiegata per il trattamento della dismenorrea. In questo caso, solitamente, il viburno viene utilizzato sotto forma di estratto idroalcolico, ma necessita della prescrizione del medico.

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