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Mandragora | Mandragora officinalis

La mandragora (mandragora officinalis) – o mandragola, che dir si voglia – è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Solanaceae, molto simile agli spinaci e alla  borragine (con cui non va assolutamente confusa, essendo la mandragora altamente tossica); può raggiungere 5 cm di altezza. Le sue caratteristiche sono: una grossa radice nerastra a fittone, spesso biforcuta e ramificata; il fusto nullo o brevissimo, le foglie tutte in rosetta basale e picciolate, i fiori  ermafroditi e infine il frutto che è una bacca elissoide giallo-rossastra contenente numerosi piccoli semi.

La radice di questa pianta è caratterizzata da una peculiare biforcazione che ne dà una forma antropomorfa (maschile e femminile); insieme alle proprietà anestetiche della pianta, ciò ha probabilmente contribuito a far attribuire alla mandragola poteri sovrannaturali in molte tradizioni popolari. La mandragola autunnale (Mandragora autumnalis) presenta un grado maggiore di tossicità rispetto alle altre mandragole.

Il nome, probabilmente di derivazione persiana “mandrun-ghia”, le è stato assegnato dal medico greco Ippocrate. Nell’antichità le venivano accreditate virtù afrodisiache infatti era utilizzata anche per curare la sterilità. Alla mandragora venivano anche attribuite qualità  magiche e non è un caso se fosse inclusa nella preparazione di varie pozioni. In alcuni testi di alchimia è raffigurata con le sembianze di un uomo o un bambino, proprio per l’aspetto antropomorfo che assume la sua radice in primavera. Da qui sono originati diversi miti e leggende sulla mandragora (vedi Curiosità).

La mandragora ha diverse proprietà: ha potere narcotico e sedativo, favorisce quindi il sonno e aiuta anche a calmare la tosse, ha capacità analgesica e riduce il dolore. Infine ha anche benefici nella sfera sessuale: secondo gli studi antiche aumenterebbe il desiderio e aiuterebbe anche a combattere l’impotenza.

La mandragora è una pianta tossica e non commestibile dato che contiene diversi alcaloidi (scopolamina (anche nota come L-ioscina), atropina (miscela racemica composta da D-iosciamina ed L-iosciamina), mandragorina e L-iosciamina) presenti anche in Atropa belladonna e Hyoscyamus niger;  la sua assunzione in dosi massicce provoca tachicardia, pressione alta, nausea, allucinazioni, vomito, diarrea, convulsione anche la morte. A causa di queste controindicazioni non viene utilizzata in fitoterapia ma ne vengono estratti i suoi principi attivi come la scopolamina, l’atropina e la iosciamina per le loro proprietà.

Nonostante la tossicità che caratterizza questa pianta, nel corso del tempo, la mandragora ha trovato diversi impieghi nella medicina popolare. La tintura ottenuta dalla radice della pianta, infatti, veniva utilizzata come rimedio contro le coliche, le ulcere gastriche e l’asma, così come veniva impiegata per il trattamento della febbre da fieno e addirittura della pertosse.

Come accennato, la tossicità della mandragora ne ha molto limitato l’uso; essa è dovuta al suo contenuto di alcaloidi tropanici che agendo a livello dei recettori muscarinici (o colinergici, che dir si voglia) sono in grado di produrre effetti tossici a carico di diversi distretti e organi (sistema nervoso centrale, apparato gastrointestinale, sistema cardiovascolare, ecc.). Più precisamente, glii alcaloidi tropanici esercitano un’azione antimuscarinica, ossia sono in grado di bloccare i recettori dell’acetilcolina di tipo muscarinico, impedendo a questo neurotrasmettitore di svolgere le sue normali funzioni all’interno dell’organismo. È proprio a causa di questo blocco che si manifestano i sintomi tipici dell’avvelenamento da mandragora.

I sintomi dell’avvelenamento da mandragora si manifestano in diversi distretti dell’organismo, poiché i recettori muscarinici sono presenti in svariati organi e tessuti. Ad ogni modo, la sintomatologia dell’avvelenamento da mandragora si caratterizza per la comparsa di: secchezza delle fauci; visione offuscata e midriasi; aumento della temperatura corporea; difficoltà di minzione; sonnolenza; costipazione; tachicardia; vertigini; mal di testa; delirio e allucinazioni; episodi maniacali; confusione mentale; difficoltà respiratorie. Nei casi più gravi, l’ingestione di mandragora – quindi delle sostanze tossiche in essa contenute – può portare al coma e perfino alla morte.

In caso di sospetta ingestione di mandragora e/o nel caso si dovessero manifestare i suddetti sintomi dopo l’ingestione di vegetali apparentemente commestibili, è necessario contattare immediatamente i soccorsi sanitari. Se prontamente trattato, infatti, l’avvelenamento da mandragora può essere risolto senza gravi conseguenze. Tuttavia, la risoluzione completa di un simile evento dipende fortemente dalla quantità di sostanze tossiche ingerite e dalla sensibilità del singolo individuo nei confronti di queste stesse sostanze. Da tener presente che, fortunatamente, in caso di avvelenamento da alcaloidi tropanici è possibile ricorrere ad uno specifico antidoto: la fisostigmina. Questo principio attivo viene somministrato per via parenterale e – grazie al suo meccanismo d’azione – è in grado di incrementare i livelli di acetilcolina a livello delle terminazioni nervose colinergiche, favorendo così il ripristino delle condizioni normali dell’organismo. Oltre alla somministrazione dell’antidoto, i pazienti con intossicazione da mandragora devono ricevere tutte le terapie di supporto necessarie, come, ad esempio, lo svuotamento del contenuto dello stomaco mediante lavanda gastrica, l’abbassamento della temperatura corporea (ma senza l’uso di antipiretici), la somministrazione di ossigeno e/o l’eventuale intubazione per contrastare le difficoltà respiratorie e così via.

Curiosità

Fin dall’antichità, alla  mandragola, o meglio, alla sua radice dal tipico aspetto antropomorfo,  sono state attribuite proprietà magiche. Essa era ritenuta l’erba preferita dalle streghe e veniva largamente impiegata nella preparazione di pozioni e unguenti magici di diverso tipo. Inoltre, si credeva che la mandragola potesse essere impiegata per la preparazione di pozioni afrodisiache per combattere la sterilità.

Nei testi di alchimia, la radice della pianta è rappresentata come una creatura dotata di arti e di un volto, talvolta con la barba, talvolta con le sembianze di un bambino.

La leggenda più famosa che circola su questa pianta è probabilmente quella del tanto temuto “urlo della mandragora“. Secondo tale leggenda, una volta estratta dalla terra, la mandragora avrebbe emesso un urlo acuto che, se ascoltato, sarebbe stato in grado di uccidere un uomo. Per evitare ciò, la mandragola doveva essere raccolta seguendo rituali ben specifici e molto articolati che prevedevano l’uso di urina femminile e l’estrazione della pianta da parte di una vergine o, in alternativa, di un cane di colore nero.  Ricorda Machiavelli nell’omonima sua commedia, il metodo più sicuro per coglierla era legarla al guinzaglio di un cane e quindi lasciarlo libero di modo che, tirando la corda, questi avrebbe sradicato la mandragora udendone il lamento straziante e morendo all’istante, consentendo così al proprietario di coglierla.

La mandragola veniva considerata una creatura a metà tra il regno vegetale e animale, come il meno noto agnello vegetale della Tartaria. Nel 1615, in alcuni trattati sulla licantropia, tra i quali quello di Njanaud, appariva l’informazione dell’uso di un magico unguento a base di mandragola che permetteva la trasformazione in animali.

Secondo le credenze popolari, le mandragole nascevano dallo sperma emesso dagli impiccati in punto di morte. La mandragola può essere ricondotta ad alcune usanze della stregoneria, nelle quali era utilizzata come surrogato delle più famose bambole di cera. È considerata una pianta magica anche dalla Wicca moderna, in particolare nei giorni di plenilunio.

La mandragora è presente nelle novelle di Boccaccio e di Sacchetti, è citata in Shakespeare, nel Faust di Goethe, e in autori del XIX secolo quali Hoffmann e Nadier, oltre che nella citata omonima rappresentazione teatrale di Niccolò Machiavelli; è riportata fra le piante magiche del romanzo fantasy Harry Potter e la camera dei segreti e dell’omonimo film da esso tratto, nel nome di due personaggi dell’anime e manga I Cavalieri dello zodiaco, nonché nel lungometraggio Il labirinto del fauno e nel film di Stefano Bessoni Krokodyle, dove una mandragola viene utilizzata nel processo di fabbricazione di un homunculus. Viene anche trovata in vari titoli della famosa serie videoludica Castlevania, tra cui: Castlevania: Legacy of Darkness, Castlevania: Circle of the Moon, Castlevania: Aria of Sorrow, Castlevania: Dawn of Sorrow, Castlevania: Portrait of Ruin, Castlevania: Order of Ecclesia e Castlevania: Lords of Shadow. Viene inoltre descritta in Haunting Ground per le sue proprietà rivitalizzanti. Nei videogiochi Pokémon, Oddish è ispirato a questa pianta. Nel romanzo di Luigi Santucci Il mandragolo il protagonista Demo (un essere deforme, ma dotato di straordinari poteri medianici) viene paragonato alla pianta magica.

Nel film prodotto da Iginio Straffi Winx Club  Il segreto del regno perduto uno dei personaggi, ostili alle fate, si chiama Mandragola. La Bibbia stessa riporta la pianta come profumata e simbolo d’amore. Nella famosa serie anime Saint Seiya The Lost Canvas Tenma di Pegaso combatte contro uno Spectre che sfrutta l’urlo della mandragola attraverso la sua armatura. Inoltre è presente nella serie videoludica Don’t Starve prodotta da Klei Entertainment. Infine, è citata anche in Antonio e Cleopatra e nel film Shakespeare in Love.

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