Pillole di Conoscenza

Il decalogo anti-bufale in nutrizione dell’ISS (Istituto Superiore Sanità)

Pillole di conoscenza

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  1. Diffida delle soluzioni semplici a problemi complessi
    Se qualcosa promette risultati rapidi e universali (ad esempio, “detox”, “cura miracolosa”, “Perdi 5 kg in una settimana senza dieta né attività fisica”), è molto probabile che non sia supportato da evidenze solide
  2. Chiediti: da dove viene l’informazione?
    Fonte, autore e competenza contano: sui mezzi di informazione e sui social in particolare, chiunque può diffondere contenuti senza qualifiche, con qualità molto variabile (ad esempio qualcuno che promuove una dieta o un integratore senza dichiarare eventuali interessi commerciali)
  3. Attenzione al linguaggio emotivo
    Le fake news funzionano perché fanno leva su paura, speranza o indignazione: contenuti emotivi (ad esempio “Questo alimento ti sta avvelenando ogni giorno!”, “Scoperta sconvolgente che i nutrizionisti non vogliono farti sapere”) si diffondono più velocemente e sono più creduti
  4. Non confondere esperienza personale con evidenza scientifica
    Testimonianze (“a me ha funzionato”, “Io ho eliminato il glutine e mi sento meglio”,) non equivalgono a prove: la scienza si basa su studi controllati e replicabili
  5. Fai attenzione alle informazioni parziali
    Molte informazioni non sono completamente false, ma incomplete o decontestualizzate, presentando solo i benefici (ad esempio, “Questo integratore rafforza il sistema immunitario” → senza indicare per chi, in quali condizioni o con quali evidenze). Anche questo è cattiva informazione.
  6. Diffida dei “consensi sociali” (like, condivisioni, follower)
    La popolarità non è sinonima di verità: i meccanismi di approvazione o popolarità         sui social fanno sembrare affidabili anche contenuti falsi (ad esempio “un post con migliaia di like che promuove una dieta “miracolosa” senza basi scientifiche; “Un video virale che diffonde informazioni errate ma viene condiviso perché “tutti ne parlano”)
  7. Non rimanere nella tua “bolla” cercando conferma di quello in cui credi
    Riconosci i tuoi bias cognitivi, ossia la conferma di quello in cui credi Tendiamo a credere a ciò che conferma le nostre idee (confirmation bias): le fake news sfruttano proprio questo meccanismo. Ad esempio, se pensi che “lo zucchero sia il principale responsabile di tutte le malattie”, crederai più facilmente a messaggi che lo demonizzano, anche senza basi scientifiche solide.

  8. Controlla se esiste consenso scientifico
    Un singolo studio non basta: le raccomandazioni affidabili derivano dalla valutazione complessiva delle evidenze, non da risultati isolati. “Uno studio dimostra che il caffè fa male”, viene citato un solo studio, ignorando tutte le altre evidenze (cherry picking)
  9. Fermati prima di condividere
    Un semplice “pausa e verifica” riduce significativamente la diffusione di fake news: condividere d’impulso è uno dei principali motori della disinformazione. Ad esempio, quando condividi sui social un articolo dal titolo sensazionalistico senza leggere il contenuto completo oppure condividi un post solo perché ti colpisce o conferma ciò che pensi.
  10. Allena il pensiero critico (prebunking)
    Imparare a riconoscere tecniche, spesso manipolative, usate nella disinformazione (es. generalizzazioni, cherry picking) aiuta a diventare più resistenti alle fake news (ed esempio, “Scoperta rivoluzionaria che i medici non vogliono farvi sapere” è un esempio di uso di linguaggio sensazionalistico per attirare attenzione e creare sfiducia

Redazione amaperbene.it

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