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Fico d´India | Opuntia ficus-indica

ll fico d’India o ficodindia (Opuntia ficus-indica ((L.) Mill., 1768), è una pianta succulenta appartenente alla famiglia delle Cactacee e al genere Opuntia, originaria del centroamerica (Messico) e oggi diffusa in tutti i Paesi tropicali e con clima mite, incluso il Bacino del mediterraneo e le altre aree con clima analogo presenti in Africa (Regione del Capo), nelle Americhe (California e Cile) e in Australia (Western Australia e South Australia). In Italia è presente anche in tutte le località del territorio dove il clima temperato o continentale viene mitigato dalla vicinanza del mare, come Calabria, Puglia, Sardegna, Sicilia.

Il nome botanico del fico d’india Opuntia ficus-indica fu dato da Miller nel 1768, ma il nome probabilmente deriva da Cristoforo Colombo, che nel 1493 credette di essere approdato proprio in India. Il fico d’India è una pianta nativa del Messico: l’importanza di questa pianta per i messicani è tale da incarnare il simbolo del Paese, tanto che appare persino nella bandiera della Repubblica Messicana.

Il fico d’India è una pianta di facile coltivazione e poco esigente di cure. Alta circa 2-3 metri, presenta radici superficiali dalle quali si dipartono dei particolari fusti appiattiti, i cladodi, chiamati comunemente pale, di forma ovale e di colore verde brillante, costituiti da gruppi di spine lunghe circa 5 cm. I fiori a forma di coppa spuntano numerosi sui margini delle foglie in bellissime tonalità di colore giallo-arancio. I frutti racchiusi all’interno di un guscio carnoso e spinoso differiscono per forma e colore a seconda delle varietà: giallo-arancione nella varietà sulfarina, rosso porpora nella varietà sanguigna e bianco nella muscaredda.

Sono disponibili varietà con spine molto lunghe (usate in Paesi tropicali e subtropicali per recinzioni verdi che impediscono il passaggio del bestiame), oppure prive di spine e pochi “peli” (i “peli” sono detti glochidi) usate per foraggio, e infine quasi prive di peli usate anche a scopo alimentare e medicinale.

La forma varia in rapporto all’epoca di formazione: i primi frutti hanno forma sferica, quelli che maturano tardivamente in seguito alla scozzolatura, hanno forma ovale allungata. Ogni frutto contiene numerosissimi semi. Il fico d’India ama i luoghi soleggiati e riparati dal vento e fiorisce in primavera da maggio in poi.

Il fico d’India può essere coltivato a scopo ornamentale anche in vaso e negli angoli rocciosi del giardino.

L’Opuntia ficus-indica, per la sua capacità di svilupparsi anche in presenza di poca acqua, si rivela una pianta di enormi potenzialità per l’agricoltura e l’alimentazione dei paesi aridi. Ha un notevole valore nutrizionale essendo ricca di minerali, soprattutto calcio e fosforo, oltreché di vitamina C. La composizione nutrizionale delle foglie del fico d’India è molto diversa da quella del frutto e dei semi; in questi ultimi sovrabbondano zuccheri semplici come glucosio e fruttosio. Nel frutto ci sono anche sostanze anti-ossidanti come l’indicaxantina e la betanina, che contrastano i processi ossidativi.

Il principale costituente del fico d’india è l’acqua, sebbene la sua percentuale possa variare molto a seconda delle condizioni climatiche stagionali variando dal 80-90% con abbondante piovosità, a meno del 60% in condizioni di aridità. Seguono i carboidrati (5-10%), fibra (1-2%), proteine (0,5-1%), (lipidi 0,1) e varie componenti biochimiche molte delle quali ancora poco studiate (Zhao et Al., 2007). Fra gli elementi minerali maggiormente presenti, in ordine decrescente, abbiamo calcio, magnesio, potassio, fosforo, sodio. Fra le vitamine vi sono in ordine decrescente vit. C, vit. A, niacina, riboflavina, tiamina. I contenuti delle singole sostanze variano con l’età del cladodo (Retamal et Al., 1987; Pimienta, 1997; Hernández-Urbiola, 2011) ma le varie parti della pianta vengono normalmente consumate solo quando sono giovani e ancora non lignificate e dunque con il massimo contenuto di sostanze utili, dopo di che al massimo possono essere utili come foraggio.

Il fico d’India è un frutto dalle molteplici proprietà benefiche ed è indicato per le diete ipocaloriche per l’alto apporto di fibre che aiutano a calmare il senso di fame e perché apporta 50-60 Calorie per 100 g, tra cui 5 g di fibre, solo 0,10 g di grassi, 13 g di carboidrati e 0,80 di proteine.

Del fico d’India si utilizzano tutte le sue parti ed è un frutto commestibile: i frutti oltre ad essere consumati freschi possono essere utilizzati per la produzione liquori, marmellate, gelatine (in Sicilia p.es. detta mostarda), succhi, canditi, farine, ecc; le pale o cladodi, possono essere mangiati freschi, conservati in salamoia, sott’aceto oppure canditi, usate come mangime per i suini. Hanno un sapore che va dal fagiolino all’asparago selvatico. Dai semi si estrae un olio commestibile.

In Messico viene usata la mucillagine contenuta nelle pale per fare il gelato e un liquore di nome “Conche”.

In cosmetologia, l’estratto dei fiori viene usato come emolliente, idratante ed elasticizzante della pelle. Il frutto viene utilizzato per la produzione di creme umettanti, saponi, shampoo, lozioni astringenti e per il corpo. Sempre il frutto, polverizzato, entra nella composizione di talco profumato.

Il colore della polpa dell’Opunzia dipende dalla presenza di composti betalainici; in particolare, la betanina conferisce una tonalità rosso-porpora mentre l’indicazantina la colora di giallo. Al suo interno sono presenti biotioli, taurina, flavonoli, tocoferoli e carotenoidi. La buccia contiene invece calcio, ferro, potassio, magnese, magnesio, sodio e selenio, i semi sono ricchi di fosforo e zinco e gli oli ottenuti da buccia e semi sono buone fonti di acidi grassi polinsaturi. Ha proprietà: astringenti, ipoglicemizzanti, ipocolesterolemizzante, drenanti, diuretiche, toniche, antiossidanti; i giovani cladodi, riscaldati al forno, vengono utilizzati come emollienti, applicati in forma di cataplasma; l’applicazione diretta della “polpa” dei cladodi su ferite e piaghe costituisce un ottimo rimedio antiflogistico, riepitelizzante e cicatrizzante su ferite e ulcere cutanee; è un vecchio rimedio della tradizione siciliana, utilizzato ancor oggi nella cultura contadina isolana; il decotto di fiori ha proprietà diuretiche.

Il fusto ha trovato impiego a scopo medicinale, in particolare nel controllo della pressione e contro: acidità gastrica, ulcera, affaticamento, dispnea, glaucoma, problemi del fegato e per curare ferite. Alle pale sono state inoltre attribuite proprietà antinfiammatorie utili in caso di edema, artrosi, pertosse e per prevenire l’infezione di ferite.

Proprietà del fico d’India

Sindromi dismetaboliche

  • Riduzione del contenuto glicemico e del diabete (Alarcon-Aguilar et al., 2003; Luo et al., 2010; Becerra-Jiménez e Andrade-Cetto A., 2012).
  • Riduzione del colesterolo (Oh e Lim, 2006).
  • Aumento di enzimi antiossidanti (Perfumi e Tacconi, 1996).
  • Problemi renali
  • Diuretico e antiuricemico (Park et al., 2001).
  • Aumento della escrezione di sodio e potassio nelle urine (Galati et al., 2002).

Malattie infiammatorie

  • Azione anti-infiammatoria in sindromi croniche (Palevitch, 1993; Park et al., 2001).

Malattie neoplastiche

  • Effetti antiproliferativi, chemiopreventivi, apoptosi delle cellule tumorali (Sreekanth et al., 2007; Chavez-Santoscoy et al., 2009; Lee et al., 2011).

Malattie neurologiche

  • Protezione da danni neurologici (Wie, 2000; Dok-Go et al., 2003).
  • Miglioramento post-ischemico (Kim et al., 2006)
  • Aumento della memoria a lungo termine (Kim et al., 2010).
  • Funzione antidepressiva (Park et al., 2010).
  • Stress ossidativo
  • Vari effetti antiossidativi (Fernández-López et al., 2010; Kuti, 2004; Brahmi et al., 2011; 2012)
  • Danni da alcool
  • Prevenzione dell’ubriachezza e riduzione dei sintomi successivi (Wiese et al., 2004; Pittleret al., 2005).

Se consumato in quantità eccessive può causare occlusione intestinale meccanica dovuta alla formazione di boli di semi nell’intestino crasso. Pertanto questo frutto va mangiato in quantità moderata e accompagnato da pane per impedire ai semi, durante l’assorbimento della parte polpacea, di conglobarsi e formare i “tappi” occlusivi. Per analogo motivo è sconsigliato questo frutto alle persone affette da diverticolosi intestinale.

In Sicilia si produce tradizionalmente uno sciroppo, ottenuto concentrando la polpa privata dei semi, del tutto simile come consistenza e gusto allo sciroppo d’acero, ed utilizzato nella preparazione di dolci rustici. È utilizzato anche come infuso per un liquore digestivo.

La diffusione capillare in Sicilia, lo storico e ampio uso che se ne fa nella cucina siciliana hanno portato il ficodindia generico (Opuntia ficus-indica) ad essere inserito nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (P.A.T) del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf) come prodotto tipico siciliano. Su proposta della Regione Siciliana sono stati riconosciuti anche i seguenti prodotti tradizionali come eccellenze specifiche del territorio:

  • Ficodindia della valle del Belice
  • Ficodindia della valle del Torto
  • Ficodindia di San Cono
  • Bastarduna di Calatafimi

 

Il fico d’India è molto considerato perché ospita la cocciniglia, un insetto che utilizzato come colorante alimentare molto pregiato per bevande (il Campari ad esempio) e dolci, oltre che anticamente per i tessuti.

Nella cucina messicana ad esempio si utilizzano tutte le sue parti, sia i frutti che le foglie, che vengono chiamate nopal, e sono mangiate dopo essere state arrostite su piastre molto calde opportunamente ripulite dalle spine. Nonostante quanto si possa pensare a prima vista, le foglie sono molto tenere e gustose.

Attenzione perché il fico d’India potrebbe potenziare l’effetto ipoglicemizzante esercitato da farmaci come la metformina, la gliburide, il rosiglitazone e l’acarbosio. Inoltre si ritiene che potrebbe aumentare la diuresi nei pazienti in trattamento con diuretici come la furosemide e l’idroclorotiazide. Non esistono però molte prove di queste interazioni. Va anche evitata l’assunzione durante la gravidanza e l’allattamento.

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