Pesce, crostacei e molluschi

Dicette ‘o ceceniello: pur’io so’ pesce

Ovvero bianchetti e lattarini

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Tradizione vuole che il latterino si rivolgesse allo squalo; un pescetto minuscolo che voleva affermare il proprio diritto ad “essere”, con la propria identità e dignità, a confronto di uno più grande (come lo squalo).

A Napoli col termine “cecenielli” o “cicenielli“ ci si riferisce al novellame di pesce azzurro (ma non solo), pescato nel Mar Mediterraneo (in particolare sardine e acciughe); si tratta di pesciolini appena nati (neonati di pesce), non più lunghi di un paio di cm, semitrasparenti, in cui si distinguono a malapena gli occhi. Tradizionalmente si consumano immersi in pastella e fritti, le cosiddette “pizzelle e’ ceceniell“, oppure sugli spaghetti (olio, aglio e peperoncino),

Tale tipo di pesce viene pescato con speciali reti, chiamate nel gergo ligure sciabegottu (simili alla rete a sciabica, ma con dimensioni più piccole), nei primi mesi dell’anno.

Chiamati anche bianchetti, sono ormai vietati dal regolamento UE 1967/2006 relativo alle misure di gestione per lo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nel Mar Mediterraneo: in base all’art. 15 (taglie minime degli organismi marini) ne è vietata la pesca, la tenuta a bordo, lo sbarco, il trasferimento, l’immagazzinamento e la vendita.

L’articolo 15 prevede tuttavia la possibilità di una deroga per il novellame di sardine sbarcato ai fini del consumo umano, a condizione che tale novellame sia catturato esclusivamente con sciabiche da natante o da spiaggia e che le relative attività di pesca siano regolate nell’ambito di un Piano di gestione nazionale approvato dalla UE.

Successivamente tramite l’articolo 39 della Legge 28 luglio 2016, n. 154 (pubblicata in Gazzetta Ufficiale – Serie Generale, n.186 del 10 agosto 2016) si dispone che la pesca, commercializzazione e somministrazione del novellame sarà punita con una sanzione amministrativa pecuniaria compresa tra 1.000 e 75.000 euro, mentre, per quanto riguarda la pesca sportiva, ricreativa e subacquea, saranno più severe le sanzioni nel caso di cattura giornaliera di prodotto eccedente i 5 chilogrammi: i nuovi importi partono da un minimo di 500 fino ad arrivare a un massimo di 50.000 euro. Gli importi effettivi saranno graduati in funzione del quantitativo di pescato illecitamente catturato.

Le sanzioni sono raddoppiate nel caso in cui la violazione riguardi specie ittiche come tonno rosso e pesce spada.

È altresì prevista la confisca del pescato e degli attrezzi e strumenti di pesca vietati.

Si perde così, purtroppo, un’antica tradizione, non solo partenopea, oltre che una bontà culinaria; ma purtroppo non si può assistere senza intervenire alla distruzione della fauna marina del Mediterraneo. La normativa europea è stata infatti dettata dalla necessità di salvaguardare il futuro del Mare Nostrum attraverso uno sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nel Mediterraneo.

Nonostante sia piccolo, è innegabile che anche il ciciniello appartenga alla specie dei pesci, e come tale ha diritto al rispetto al pari di tutti i componenti della “famiglia”. Pertanto, il detto porta avanti una legittima rivendicazione: in un moto di orgoglio, il ciceniello  afferma di appartenere alla famiglia dei pesci, e ciò è innegabile. E’ una giusta rivendicazione degli ultimi verso i primi, dei piccoli verso i grandi.

Ma a Napoli spesso i proverbi nascondono un doppio significato, a seconda dell’interpretazione, positiva o negativa che si vuol dare.  E’ il caso anche delle parole del ceceniello: da un lato il proverbio afferma che non è la grandezza quello che conta esattamente come il bianchetto che ha dimensioni ridotte ma pur sempre alla specie dei pesci appartiene, e quindi porta avanti una giusta rivendicazione della pari dignità per tutti gli esseri appartenenti alla stessa specie, anche se piccoli, modesti, umili; dall’altro, e in senso completamene opposto, potrebbe indicare quelle persone che si ritengono estremamente importanti, mentre nella realtà sono delle emerite nullità, oppure, infine, potrebbe riferirsi a quei bambini che accampano pretese da adulti.

Al di là di ogni considerazione, i cicenielli o cecenielli restano una bontà culinaria. Nella cucina napoletana vengono utilizzati in primi piatti, frittate, frittelle e anche come condimento per la pizza, ma la ricetta delle “pizzelle di cecenielli” è senza dubbio il modo più comune in cui vengono preparati.

Nella cucina ligure i gianchetti si consumano prevalentemente scottati nell’acqua salata e serviti caldi conditi con olio e limone; un’altra versione prevede il confezionamento di frittelle preparate con pastella di uova e farina o in frittate insaporite dal limone (piatto, quest’ultimo, particolarmente popolare nel ponente ligure); si possono anche semplicemente infarinare e friggere o usare per insaporire un altro piatto tipico ligure: la farinata.

In Sicilia il bianchetto, che è denominato anche “neonata“, si consuma crudo, condito con olio e limone., oppure per i rinomati “spaghetti con la neonata“, o le frittelle di neonata, delle polpette schiacciate di novellame, con prezzemolo, uovo e/o un pizzico di farina per amalgamare, e quindi fritte in olio di oliva o di semi. Il novellame di acciughe viene chiamato sardella.

Nella cucina anconetana prendono il nome di paranzola.

Nella cucina maceratese prendono il nome di lattarina.

Nella cucina brindisina prendono il nome di Schuma ti mari (Letteralmente schiuma di mare, come anche nella cucina lucana e in quella barese).

Nella cucina tarantina prendono il nome di Faloppa, e si utilizzavano con le uova a mo’ di frittata.

Nella cucina crotonese prendono il nome di Bianchetto. Pestati e macerati con peperoncino e altre spezie vengono chiamati comunemente sardella.

Nella cucina reggina prendono il nome di “Neonata”, “ ‘Nnannata” o Biancomangiari, e si utilizzano per realizzare delle frittelle (Frittelli ‘i ‘Nnannata)

Nella cucina di Ajaccio, in Corsica, si fanno con i bianchetti una specie di bignè salati. La preparazione viene fatta con i bianchetti, uova sbattute, aglio e prezzemolo, un po’ di farina; il tutto è cotto nell’olio bollente.

Nella cucina romagnola prendono il nome di Uomini nudi, e si fanno fritti in pastella.

E pizzelle ‘e cicinielli rientrano a pieno diritto nello “street food”, la famosa cucina di strada che fa impazzire tutti.

Redazione amaperbene.it

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