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Coclearia | Cochlearia officinalis

La coclearia (Cochlearia officinalis L.) è una pianta caratteristica per la forma a cucchiaio delle sue foglie, motivo per cui Linneo le diede questo nome (dal latino cochlear che significa cucchiaio). Anche nelle accezioni regionali ritorna la forma delle sue foglie: erba cocchiara, erba cuciaera, cuchiara rotunda.

Pure in inglese ha il significato di erba a cucchiaio: spoon-wort. La coclearia è una pianta erbacea glabra biennale o perenne che presenta un fusto angoloso e ramificato, ma eretto fino a circa 50 cm. Dalla sua base si dispiegano lunghi piccioli di foglie ovali, intere e incavate a cucchiaio. Quelle superiori invece sono sessili, abbracciano il caule, oblunghe e cuoriformi alla base.

Se le foglie vengono sfregate, rilasciano un odore paragonabile a quello della senape (non a caso della stessa famiglia botanica) che fa lacrimare e starnutire. Facendo parte delle Crucifere, i suoi fiori rispecchiano l’appartenenza a questa famiglia; i 4 petali ovali sono posizionati a croce e sono di colore bianco, in rari casi lilla. La corolla è avvolta da un calice, anch’esso formato tetramero, ovvero formato da quattro sepali verdi, che si inseriscono in racemi terminali. Nel mese di Marzo è tutta una fioritura bianca. La radice è fusiforme, lunga, grossa e fibrosa, attributi che le permettono di ancorarsi bene a tutti i substrati. Il frutto è una piccola siliqua ovoidale deiscente a maturità, che contiene da 2 a 6 semi, quasi cilindrici e sprovvisti di albume.

Originaria delle terre paludose costiere europee, soprattutto di quelle che si affacciano sull’oceano Atlantico, oggi è diffusa in tutta l’Europa, sia allo stato spontaneo che allo stato coltivato. Preferisce i luoghi freschi e ombrosi, come lungo i ruscelli o nei pressi delle grotte. Di questa pianta si utilizza la pianta fiorita allo stato fresco per sfruttare al massimo la concentrazione della vitamina C, che si degrada all’aria, al caldo, alla luce.

Sono presenti piccole quantità di olio essenziale, sali potassici, resine e pectine nonché iodio e isosolfocianato di butile.

Tipico di questa pianta, così come di tutte le crucifere, è l’azione dell’enzima mirosina sullo specifico glucoside della pianta (di struttura simile alla sinalbina e sinigrina, presenti nella senape), che va poi a formare molecole attive specifiche. Nel caso della coclearia, si forma la coclearina, che conferisce alla pianta l’odore distintivo che ricorda la senape.

Nel passato la pianta veniva utilizzata per curare lo scorbuto; era stivata sulle navi in fasci essiccati o estratti ed il sapore molto amaro veniva corretto con erbe e spezie. La pianta ha proprietà aperitive, disinfettanti, diuretiche e stimolanti. Il succo ottenuto dalla pianta ha un buon effetto purificante su milza, fegato e sangue. Le foglie ridotte in poltiglia sono utilizzate esteriormente per lenire contusioni. La foglia fresca ha proprietà benefiche in caso di ulcere e bruciori di stomaco.

Altre indicazioni della coclearia comprendono le sintomatologie da raffreddore, i casi di digestione lenta o ipocloridria. La pianta ha anche un leggero potere disinfettante grazie alla presenza e particolare composizione del suo olio essenziale. Sfruttabile per via topica attraverso delle applicazioni di parti della pianta sul punto interessato. Oppure per via interna, attraverso dei collutori, ottenuti pestando e lasciando macerare la pianta fresca in acqua fredda, e infine filtrando prima dell’utilizzo.

Lasciata macerare per almeno una settimana in alcool, si ottiene una tintura alcoolica; una variante molto usata è quella di lasciarla in macerazione nel vino bianco.

La pianta ha anche discrete proprietà cosmetiche: gli estratti possono trovare impiego in creme e lozioni utili a stimolare la salute dei capelli, del cuoio capelluto, creme anti-age e gel disinfettanti.

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