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Castagno | Castanea sativa Miller

Il castagno europeo (Castanea sativa Mill., 1768), in Italia più comunemente chiamato castagno, è un albero appartenente alla famiglia Fagaceae  e al genere Castanea, di cui è l’unica autoctona presente in Europa; originario dell’Europa meridionale, Nord Africa e Asia occidentale, viene abbondantemente coltivata in Cina, Giappone, Italia e Spagna; la sua altezza varia tra i trenta ed i sessanta metri; esistono oltre 100 varietà di castagno, che possono essere suddivisi in quelli che producono noci ed in quelli che danno singole castagne conosciute come le famose caldarroste disponibili durante il periodo invernale.

Negli ultimi decenni è stato sovente introdotto, per motivi fitopatologici, il castagno giapponese (Castanea crenata). Le popolazioni presenti in Europa sono perciò principalmente riconducibili a semenzali di castagno europeo o a castagni europei innestati sul giapponese o a ibridi delle due specie.

Il castagno è un albero vigoroso, robusto e di legno duro. La corteccia e il legno del castagno sono particolarmente ricchi di tannini (circa il 7%) e possono essere impiegate per la sua estrazione, destinata alle concerie. Grazie alla durevolezza e alla resistenza all’umidità, il castagno si presta per l’impiego come legno strutturale; la facilità di lavorazione lo rendono adatto ad essere impiegato per la realizzazione di vari manufatti. È inoltre un legno semiduro, adatto secondariamente anche per lavori di ebanisteria.

Le foglie sono coriacee e picciolate, con fiori di colore bianco unisessuali e odorosi; i frutti del castagno si presentano in gruppi di due o tre, e sono conosciuti come castagne, caldarroste o marroni (le castagne). Fiorisce in maggio e in giugno; fruttifica in autunno e si riproduce per semina, propaggine, e innesto.

Le foglie del castagno risultano particolarmente utili per trattare la febbre; aiutano a ridurre la tosse convulsiva ed altri disturbi al sistema respiratorio; tonificano il sistema circolatorio del sangue favorendo la sua immunità a danni e ferite causate dalle tossine di scarto del metabolismo.

I frutti hanno un involucro esterno, il riccio (o cupula), verde e spinoso, che contiene da uno a tre castagne (o acheni). La buccia dell’achenio è rigida e cuoiosa, color bruno lucente, con un ciuffetto apicale di “peli” dato dal residuo degli stili disseccati, che componevano il fiore femminile. All’interno della buccia c’è il seme, minuscolo, attorniato da due cotiledoni bianchi, magazzino di cibo per la pianticina al momento di germinare.

Le castagne non sono tutte uguali: solo in Italia si contano più di 300 varietà diverse, tra cui anche i marroni. In questo caso la castagna è ovale anziché schiacciata di lato, perché è sempre unica nel riccio. Le varietà di marroni più pregiate si coltivano nel torinese, nel cuneese e in Romagna, soprattutto per l’industria dolciaria.

I frutti del castagno sono ben noti per il buon sapore e l’alto valore nutrizionale unito al basso contenuto di grassi e l’alto apporto di amido. Le castagne sono delle ottime fonti di saponine e flavoni, che supportano l’organismo e garantiscono la salute di tutto il suo apparato cardiovascolare e dei suoi tessuti connettivi. Le castagne sono infatti ideali per prevenire il deperimento dei muscoli del corpo, dato che tonificano e nutrono i tessuti. Migliorano la salute dei denti, combattendo la piorrea.

Nei tempi passati dalle castagne si produceva una farina il cui impiego è ormai relegato alla produzione di dolci tipici, come il castagnaccio e il Panmorone (dolce tipico di Campomorone). Ancora diffusa è invece la destinazione dei frutti di buon pregio al consumo diretto, concentrato nei mesi autunnali, e alla produzione industriale di confetture e marron glacé. Interesse del tutto marginale ha il possibile impiego dei frutti come alimento per gli animali domestici.

La ricchezza in carboidrati complessi rende le castagne simili per valore nutritivo ai cereali: sono una valida alternativa in caso di intolleranza e coprono completamente la parte glucidica del pasto.

Le castagne riducono il colesterolo e riequilibrano la flora batterica. Tra le vitamine contenute nelle castagne ci sono: vitamina A, B1 (tiamina), B2 (riboflavina), B3 (niacina), B5, B6, B9 (acido folico), B12, C e D. Tra gli aminoacidi presenti nelle castagne citiamo l’acido aspartico, l’acido glutammico, arginina, serina e treonina.

Le castagne contengono inoltre potassio (antisettico, rinforza muscoli e ghiandole), fosforo (calcificante, collabora alla formazione della cellula nervosa), zolfo (antisettico, disinfettante, contribuisce all’ossificazione), sodio (utile alla digestione e all’assimilazione), magnesio (coadiuva alla formazione dello scheletro e agisce come rigeneratore dei nervi), calcio (ossa, sangue, nervi), cloro (ossa, denti e tendini).

La presenza di fibre le rende utili per equilibrare la flora intestinale, prevenire i disturbi gastrointestinali e i problemi di stipsi, accelerando il transito nell’intestino. Sono anche preziose per combattere le affezioni all’apparato digestivo, per alleviare i problemi renali, nervosi e muscolari e aiutare il sistema circolatorio.

In passato si utilizzavano come antidiarroici se consumate prima dei pasti, e come lassativo dopo: in questo caso però favoriscono il meteorismo. Infine, lo zolfo contenuto disinfetta l’apparato gastrointestinale.

Se gonfiano la pancia e irritano l’intestino, questo avviene perché le si consuma nei momenti sbagliati, per esempio a fine pasto, quando facilmente fermenteranno nello stomaco. Le castagne arrosto, invece, possono provocare bruciori di stomaco per via della cottura breve e irregolare della fiamma, che brucia l’esterno e lascia semicrudo l’interno: chi ha problemi di dispepsia le consumi lessate.

Sono poi controindicate per i diabetici, a causa dei troppi zuccheri

Componenti attivi del castagno: glucosio, saccarosio, materie grasse e pectiniche, acido castanotanico

Il castagno comune è coltivato nell’Europa meridionale e occidentale per suo legno ed i suoi frutti commestibili. Dal Medioevo fino verso la fine del XIX° secolo, il castagno costituiva la fonte principale di sostentamento delle popolazioni rurali delle regioni di montagna nel sud dell’Europa. Verso la fine del Medioevo alle castagne venivano attribuite delle proprietà curative contro la cattiva digestione, il mal di testa, le flatulenze oltre che delle virtù afrodisiache. Per questi e altri motivi le castagne sono servite da alimento sia per la popolazione, che da foraggio d’ingrasso per i maiali.

Dal XVI° al XVIII° secolo la coltivazione del castagno si è ulteriormente estesa, soprattutto nelle montagne della penisola iberica, al centro e al sud della Francia, in Corsica, al centro e al nord dell’Italia, in Ticino e nei Balcani. In questi territori la castagna era sovente la unica fonte di nutrimento. In determinate regioni, uno o due alberi servivano per alimentare un adulto durante un anno intero.

Nel XIX° secolo si è assistito ad un regresso della coltivazione dei castagni contemporaneamente all’avvento dell’industrializzazione e all’inizio dell’esodo rurale.

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