Dal Mondo Vegetale

Carum Carvi

Il cumino dei prati (Carum carvi L., 1753), noto anche come comino, carvi e anice dei Vosgi, è una pianta biennale appartenente alla famiglia Apiaceae, nativa dell’Europa e dell’Asia centro-occidentale e conosciuta nell’Africa nord orientale, ma coltivata sia in Europa, sia negli Stati Uniti d’America. In Italia cresce spontaneo in luoghi umidi ed erbosi, tipici delle zone subalpine e dell’Appennino settentrionale (tra 800 e 2300 metri); necessita di una buona esposizione al sole.

Il Carvi è conosciuto fin dall’antichità; il medico greco Dioscoride ne decantava già allora le proprietà digestive. La “harira”, caratteristica zuppa di verdure e legumi del Marocco, viene preparata tradizionalmente durante il Ramadam e nelle feste nuziali, e il suo aroma viene esaltato dal carvi, in arabo karwîyâ.

Non va confuso con il cumino (cuminum cyminum), che presenta frutti simili ma con un aroma completamente differente.

Il Carvi è una pianta simile alla pianta della carota selvatica, ha fusto eretto che può raggiungere l’altezza di 60 cm. Le foglie sono simili a lunghe piume, i fiori sono bianchi o rosa e riuniti in infiorescenze ad ombrella, mentre i frutti sono piccoli, rigati e oblunghi e vengono chiamati, in maniera impropria, semi. La pianta fiorisce tra maggio e settembre, i frutti invece raggiungono la maturazione tra luglio e agosto. Le radici del carvi, inoltre possono essere mangiate previa cottura in acqua bollente.

Ricco di proteine e minerali, il carvi ha numerose proprietà terapeutiche tra cui quelle aperitive, carminative, antisettiche, espettoranti, digestive e regolatrici dell’intestino, diuretiche. Il carvi, inoltre, stimola l’appetito e aiuta le donne in allattamento nella produzione del latte.

Molte aziende farmaceutiche lo usano all’interno dei medicinali antidiarroici grazie alla capacità disinfettante che ha nei confronti delle pareti intestinali. Grazie alle proprietà antispastiche, è adatto anche per essere usato contro le coliche dei lattanti.

Le foglioline giovani hanno un sapore che ricorda l’anice e sono ottime in insalate e minestre e per aromatizzare il pane, in particolare quello di segale.

I frutti, normalmente usati interi, hanno un sapore pungente simile all’anice ed un aroma che proviene loro dagli oli essenziali in essi contenuti, quali il limonene ed il carvone, contenuti in percentuali variabili dal 3 al 7%, secondo la provenienza. Vengono usati come spezie, specialmente nei paesi del nord Europa, per aromatizzare il pane ed in particolare quello di segale.

Il frutto del cumino dei prati è usato anche per la produzione di liquori, come il Kümmel, e per insaporire carni in umido e altri piatti, specialmente nella cucina dell’Europa centrale e in Scandinavia. Viene anche usato per aromatizzare particolari tipi di formaggio e acquaviti.

Il tempo balsamico di raccolta, quando maggiore è la concentrazione dei principi attivi, è il momento in cui i frutti non sono ancora del tutto maturi.

Nell’industria cosmetica si utilizza generalmente l’essenza di Carvi per la sua fragranza. In campo erboristico, può essere utilizzato sotto forma di tisana, oppure come ingrediente di preparati pronti all’uso in polvere, compresse o gocce.

 

In cucina viene usato come condimento e spezia. Le radici della pianta sono commestibili e possono essere consumate bollite come le carote

In Libano è usato nel Meghli, un tipico budino con farina di riso, anice, cannella e, appunto, carum carvi. Solitamente si prepara per festeggiare la nascita di un bambino e viene offerto agli ospiti in coppette, in genere con sopra del cocco grattugiato e frutta secca.

Molto usato anche nel campo dell’erboristeria, per le sue virtù medicamentose capaci di facilitare la digestione ed eliminare il meteorismo e per il blando effetto antisettico intestinale.

Il carvi va assolutamente vietato in caso di gravi epatopatie (olio essenziale) oppure di ipersensibilità accertata verso uno o più componenti. L’olio essenziale di carvi può causare cefalee e vertigini. In alcuni pazienti può insorgere allergia, in genere con sintomi buccali quali infiammazioni alla lingua e alle gengive con prurito e bruciori. E’ da sconsigliarne l’uso in gravidanza.

Redazione amaperbene.it

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