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Carrubo | Ceratonia Siliqua

Il carrubo (Ceratonia siliqua L., 1753) è un albero sempreverde da frutto appartenente alla famiglia delle Caesalpiniaceae (altri autori la inseriscono nella famiglia delle Fabaceae) e al genere del Ceratonia. È prevalentemente dioico (esistono cioè piante con soli fiori maschili e alberi con fiori solo femminili, raramente presentano fiori di ambedue i sessi sulla stessa pianta). Viene chiamato anche carrubbio. Per le sue caratteristiche si può avere sullo stesso carrubo contemporaneamente fiori, frutti e foglie, essendo sempreverde e la maturazione dei frutti molto lunga. Insieme all’Olea europaea è una specie caratteristica dell’alleanza fitosociologica Oleo-ceratonion.

È pianta spontanea nel bacino del Mediterraneo, del Portogallo e Marocco atlantici, vive nelle zone aride di questa regione. In Italia è presente allo stato spontaneo nelle regioni del Sud, specie in Sicilia e Sardegna, mentre è naturalizzata in Toscana e a nord di questa, dove tuttavia è rara. In Puglia, una legge regionale (Art. 18 L. R. 04/06/2007) la fa rientrare nelle specie protette. È apprezzata nelle regioni d’origine per l’ombra delle chiome, fitte e allargate; infatti, conservando un fogliame molto fitto, produce zone d’ombra, preziose in luoghi aridi. E’ una pianta longeva, che può diventare anche pluricentenaria.

Il frutto (carruba) è un grande baccello appiattito lungo 10-20 cm. All’aspetto è cuoioso, inizialmente di colore verde chiaro tendente al marrone scuro con la maturazione. In superficie è duro e compatto, mentre la polpa interna è carnosa e zuccherina. All’interno dei frutti si trovano anche semi scuri e tondi detti “carati”. Il nome deriva dal fatto che in passato venivano utilizzati per misurare l’oro; in effetti i semi erano ritenuti particolarmente uniformi come dimensione e peso; dal loro nome arabo (qīrāṭ o “karat”) è stato derivato il nome dell’unità di misura (carato) in uso per le pietre preziose, equivalente a un quinto di grammo. In realtà la variazione del peso dei semi di carrubo, presi alla rinfusa, arriva al 25%.

La loro permanenza sulla pianta è prolungata e prosegue fino al completo disseccamento del baccello. A causa dell’elevato contenuto di tannini, la polpa può essere irritante, specie se consumata in quantità elevate.

Principi attivi: sostanze pectiche (semi), amilacee (frutti) e tanniche (corteccia e foglie). Il frutto contiene diversi carboidrati, tra i quali glucosio, saccarosio, mucillagine (3%) e pectine (2-3%).

Il carrubo è una pianta mellifera e bottinata dalle api; se ne può ricavare un miele, uniflorale ma solo nelle aree con un certo numero di piante. Assunto per via orale, il carrubo svolge una funzione regolatrice della motilità intestinale, grazie all’alto tenore di fibre. È impiegato per il trattamento di diarree croniche, disturbi gastrointestinali e stipsi. La gomma di carrube svolge un’azione benefica nel trattamento del reflusso gastroesofageo. Attenua anche i sintomi del colon irritabile.

Il carrubo è anche un ottimo alleato nelle diete dimagranti e combattere i problemi associati al sovrappeso e all’obesità inibendo, da un lato, alcuni enzimi digestivi grazie all’elevata presenza di tannini e, dall’altro, creando una sensazione di sazietà.

Parte dei succedanei del cioccolato sono ottenuti da pasta o semi di carrube. Le carrube infatti sono considerate un buon sostituto della polvere di cacao: ricche di fibre, ma povere di grassi, come il cacao sono una fonte di antiossidanti, ma non apportano caffeina. Le loro proprietà nutrizionali potrebbero inoltre renderle un alleato contro tosse, influenza e osteoporosi, dolore, allergie e virus.

Molti addensanti e gelificanti di prodotti alimentari sono ottenuti da farina di semi di carrube.

I frutti si conservano per molto tempo e possono essere consumati, comunemente, freschi o secchi o, in alternativa, passati leggermente al forno. Oggi i frutti, privati dei semi, sono utilizzati soprattutto per l’alimentazione del bestiame. Un tempo erano impiegati per la fermentazione e la produzione di alcool etilico.

Dal punto di vista alimentare, i semi possono essere consumati sia freschi che secchi o tostati al forno; ridotti in farina, possono essere usati come antidiarroici.

I semi, durissimi, sono immangiabili; possono invece essere macinati, ottenendosi così una farina dai molteplici usi, che contiene un’altissima quantità di carrubina, la quale ha la capacità di assorbire acqua in quantità pari a 100 volte il suo peso; la farina di semi di carruba è anche in grado di ridurre i gas intestinali e la formazione degli stessi che provocano il dolore tipico della colica.

Tipica è, nelle piante molto longeve, la comparsa, dopo le prime piogge d’agosto, del cosiddetto fungo del carrubo (Laetiporus sulphureus), che però è tossico.

Il legno di carrubo, per la sua durezza e resistenza, veniva impiegato per la fabbricazione di utensili e macchinari in legno soggetti a usura.

In fitoterapia l’estratto secco del frutto (carruba) è utilizzabile, anche assieme allo zenzero, nel colon irritabile ad alvo diarroico.

Le parti utilizzate per il consumo alimentare sono i frutti contenuti nei baccelli e privati dei semi che danno la farina di carrube.

Sono ricchissimi di principi dall’alto valore nutrizionale, fondamentali per salute e il benessere di tutto l’organismo.

Molto elevate sono anche le percentuali di sali minerali, quali potassio, calcio, sodio, fosforo, magnesio, zinco, selenio e ferro. Anche il contenuto vitaminico è notevole: tra le tante, quelle del gruppo B (B1, B2, B3, B5, B6 e B12), la vitamina C, la vitamina E, K e J e folati alimentari.

Rispetto al fabbisogno di un individuo adulto, si pensi che 100 gr di farina di carrube contengono:

  • il 30% della dose di ferro, vitamina B2 e vitamina B6
  • il 35% della dose di calcio
  • il 20% della dose di potassio, magnesio e manganese
  • il 10% della dose di fosforo, selenio e niacina
  • l’8% della dose di zinco
  • il 60% della dose di rame

Essendo un alimento saziante, la carruba è consigliata nelle diete ipocaloriche. Ogni 100 gr di carruba si assorbono circa 250 calorie e ben 23 gr di fibre.

Il consumo moderato interferisce con l’attività degli enzimi digestivi. Essa, infatti, stimola il senso di sazietà e favorisce la regolarità intestinale grazie al notevole apporto di fibre alimentari.

Il frutto, inoltre, è privo di glutine e può essere consumato anche da chi soffre di celiachia.

La polpa di carruba, pastosa e zuccherina, è utilizzata anche come sostituto del cioccolato e può essere consumata anche dai chi soffre di allergie alimentari al cacao. Essa, infatti, è priva di sostanze eccitanti e nervine come la caffeina e la teobromina.

La farina di carruba abbonda di galattomannano, un polisaccaride viscoso in grado di assorbire grandi quantità di acqua. Per questo motivo è molto utilizzata nelle preparazioni dolciarie come addensante naturale. La sua presenza in questi prodotti è indicata dalla sigla E410.

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