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Campania ai primi posti per mortalità «evitabili» per cancro e cuore

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La pandemia da SARS-CoV-2, è stato uno spartiacque decisivo per il sistema sanitario, in particolare per quello campano, che dopo tanti anni di commissariamento non è ancora riuscito a riqualificare il livello di prestazioni e dell’assistenza, a mettere in sicurezza i cittadini (che continuano ad ammalarsi, tra i primi in Italia, ed a morire di cancro e di patologie cardiovascolari) ed a garantire una aspettativa di vita più lunga.

La Relazione sullo stato sanitario del Paese, pubblicata dal Ministero della Salute, continua ad evidenziare una sanità campana che arranca. Per quanto attiene la «mortalità evitabile», se al Nord e al Centro si presentano i tassi più bassi della media nazionale, al Sud e nelle Isole si confermano quelli più alti., con la situazione più critica in Campania, quella più favorevole

nella Provincia Autonoma di Trento.

Se la mortalità per tumore per 10 mila abitanti vede gli uomini campani al secondo posto, le malattie del sistema circolatorio indicano al primo posto i cittadini campani maschi e femmine. Anche quelle del sistema respiratorio registrano che gli uomini campani sono i più colpiti in Italia e le donne al quarto posto.

Nel biennio 2020/2021, in Campania vi sono il 67,2 dei maggiorenni ed il 30,3 degli ultra 65 anni in buona salute (il primato spetta a Bolzano: 77,6% e 56%). Mentre gli ultra 18enni multicronici campani sono il 14,3% e gli ultra 65enni il 43,3 (nessun’altra regione va peggio, solo la Calabria ha un indice di ultra 18enni lievemente superiore di malati cronici: al 14,7). Gli accessi al Pronto soccorso campani sono aumentati esponenzialmente negli ultimi anni, passando dal 1.969.2320 del 2017 ai 5.624.260 del 2020. Così le chiamate al 118: sono state 422.388 nel 2017, ma nel 2020 sono aumentate fino a toccare la soglia di 833.258 (secondi dopo la Lombardia con 1.208.423). Resta ridotto il volume di ricoveri per intervento chirurgico alla mammella (3.850 nel 2020 a fronte degli 11.811 della Lombardia) con una produttività del 6,9% sul nazionale. Così per i ricoveri per interventi alla prostata (722 nel 2020 a fronte dei 3103 della Lombardia) con una produttività del 4,2%.

L’altro dato che ricalca le differenze territoriali riguarda il numero di medici di medicina generale per 100mila abitanti: in Campania ve ne sono meno di 70.

Ma è l’assistenza residenziale e semiresidenziale a tracciare una netta separazione: la Campania conta meno di 100 posti letto per 100 mila abitanti ed ancora meno nelle strutture semiresidenziali, a fronte dei 900 del Trentino e degli oltre 800 del Piemonte e della Lombardia. Infine, la Campania presenta la maggiore incidenza (7,4) della spesa convenzionata sul fondo sanitario nazionale.

I dati sopra riportati vanno approfonditi con quelli riportati dal Rapporto BES 2021: il benessere equo e sostenibile in Italia, giunto alla nona edizione, da cui i rileva che:

Le disposizioni applicate al fine di contenere la diffusione del virus SARS-CoV-2 hanno notevolmente inciso su molti aspetti connessi alle abitudini della vita quotidiana, specialmente durante le fasi di lockdown. I limiti imposti agli spostamenti hanno determinato forti cambiamenti negli stili di vita della popolazione.  Questi i dati:

  • nel 2021 la quota di persone sedentarie è pari al 32,5%, inferiore a quella fatta registrare nel 2020 (34,5%) e nel 2019 (35,5%); i livelli di sedentarietà sono risultati più elevati nelle donne rispetto agli uomini (34,6% contro 30,3%); la sedentarietà aumenta al crescere dell’età: riguarda 2 persone su 10 tra gli adolescenti e i giovani fino a 24 anni fino a interessare quasi 7 persone su 10 tra la popolazione di 75 anni e più. Tuttavia, la diminuzione non ha riguardano i giovanissimi di 14-19 per i quali si è assistito a un aumento significativo della sedentarietà che è passata dal 18,6% al 20,9%, bensì la popolazione adulta di 45-59 anni e la popolazione anziana di 75 anni e più.

Colpisce anche la diminuzione, specialmente tra i più giovani di 14-24 anni, della pratica sportiva continuativa e parallelamente la crescita della pratica sportiva saltuaria e dell’abitudine a svolgere attività fisiche destrutturato, al di fuori di palestre e centri sportivi chiusi nel periodo pandemico.

  • Anche nel 2021 si conferma un forte gradiente territoriale Nord-Mezzogiorno con tassi di sedentarietà che si attestano al 23,2% nelle regioni del Nord contro il 47,2% nelle regioni del Mezzogiorno.
  • In lieve e costante crescita la quota di persone in condizione di obesità o eccesso di peso pari nel 2021 al 44,4% tra le persone di 18 anni e più (contro il 45,9% nel 2020).
  • Gli uomini presentano livelli di eccesso di peso superiori alle donne (53,6% contro il 35,7%).
  • L’eccesso di peso risulta più elevato al crescere dell’età) e nelle regioni del Mezzogiorno (50,0%).
  • Si osserva come spesso i comportamenti sedentari si associno all’eccesso di peso. Tali fattori di rischio, da soli o in associazione, riguardano generalmente circa il 60% della popolazione adulta, con una quota di circa il 20% in cui si sovrappongono entrambi i comportamenti. Si conferma il ruolo protettivo del titolo di studio, con una maggiore attenzione ai comportamenti più salutari tra le persone con titolo di studio più elevato (33,7%) o laureati (15,8%) rispetto a chi ha un titolo di studio basso (54,6%).
  • Diminuisce il consumo di frutta e/o verdura

Nel 2021 la quota di popolazione di 3 anni e più che ha consumato giornalmente almeno 4 porzioni di frutta e/o verdura è stata pari al 17,6% (livelli inferiori rispetto a quanto registrato nel periodo 2015-2018).

Quote più elevate di consumatori di almeno 4 porzioni di frutta e/o verdura giornaliere si osservano nelle regioni del Nord (20,0%) e del Centro (19,2%), rispetto al Mezzogiorno (13,5%). Tra le donne si confermano comportamenti più virtuosi rispetto agli uomini (19,9% contro 15,2%).

  • Stabile la quota di fumatori, ma in crescita nell’Italia centrale. Nel 2021, è pari al 19,5% la quota di fumatori di 14 anni e più, quota stabile rispetto al 2020 (19,1%) e in lieve aumento rispetto a quanto registrato nel 2019 (18,7%). Nel 2021 aumentano i fumatori nelle regioni dell’Italia centrale (dal 19,5% al 22%), mentre si mantengono pressoché stabili nelle regioni dell’Italia settentrionale e nel Mezzogiorno. L’abitudine al fumo è più diffusa tra gli uomini (23,1% contro 16%); tuttavia nel tempo tale distanza si è notevolmente ridotta (era pari a 11,2 punti percentuali nel 2010 e arriva a 7,1 punti percentuali nel 2021). L’abitudine al fumo risulta più elevata a partire dai giovani di 20-24 anni e raggiunge il livello più elevato tra le persone di 25-44 anni (in questa fascia di età riguarda circa una persona su quattro). La quota di fumatori diminuisce leggermente nelle fasce di età successive, mantenendosi tuttavia abbastanza stabile fino alle persone di 60-64 anni, mentre si riduce nelle fasce di età successive.
  • Si riduce il consumo di alcol a rischio, ma cresce la frequenza delle ubriacature

L’abitudine al consumo a rischio di bevande alcoliche ha riguardato, nel 2021, il 14,7% della popolazione di 14 anni e più (era 16,7% nel 2020 e 15,8% nel 2019). La flessione nella quota dei consumatori a rischio ha riguardato sia il consumo abituale eccedentario (tornato ai livelli del 2019) sia le ubriacature, con una riduzione più marcata per queste ultime che nel 2021 sono passate dall’8,4% al 7,1%. La diminuzione nell’abitudine al binge drinking ha riguardato principalmente i giovani tra i quali questo comportamento di consumo a rischio è generalmente più diffuso (nella fascia 18-24 anni le ubriacature si sono ridotte di 3,6 punti percentuali). Su questo andamento può aver inciso anche la chiusura nel periodo pandemico di discoteche e luoghi dove si balla e che spesso sono indicati dai ragazzi di questa fascia di età come il luogo in cui è avvenuto l’ultimo episodio di binge drinking.

C’è da osservare comunque che è aumentato il numero medio di volte in cui sono avvenuti gli episodi di ubriacatura, passato da 6,5 a 7.

Le abitudini più rischiose nel consumo di alcol si confermano essere maggiormente diffuse nelle regioni del Nord (16,9%), rispetto al Centro (15,5%) e specialmente al Mezzogiorno (11,2%).  Tra i consumatori con abitudini di consumo a rischio di bevande alcoliche prevalgono gli uomini (20,5%) sulle donne (9,2% donne), che però

si vanno lentamente allineando agli uomini.

Purtroppo, pur se in significativa riduzione rispetto al 2020, anche nel 2021 quote elevate di consumatori a rischio si osservano tra i minori di 14-17 anni (23,6%) e tra i giovani di 18-24 anni (15,9%).

Un’altra fascia di età in cui il consumo a rischio è elevato è quella delle persone di 65 anni e più tra cui si attesta al 18,6%.

 

Redazione amaperbene.it

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