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Agnocasto | Vitex agnus castus

L’agnocasto (Vitex agnus-castus) è un piccolo albero o grande arbusto ornamentale, con rami grigi quadrangolari e tormentosi. Le foglie sono opposte, con lamina digitiforme composta da 5-7 segmenti lanceolati di colore verde-grigio e hanno un odore simile a quello della salvia.

I fiori, violacei e color lavanda, sono ermafroditi a forma di campanella, riuniti in spighe di 10 cm all’apice dei rami.

I frutti sono drupe di 4-5 mm di forma leggermente allungata e di colore nero rossastro contenenti 4 semi simili al pepe nero. I frutti e le sommità fiorite di agnocasto sono caratterizzati dalla presenza di un fitocomplesso che contiene iridoidi, flavonoidi, olio essenziale e che conferisce a questa droga vegetale la sua attività. L’agnocasto ha infatti proprietà: antispasmodica; sedativa; ormonale.

E’ una pianta nativa dell’Asia centrale e dell’Europa mediterranea. I suoi estratti sono stati utilizzati per secoli nel trattamento di svariati disturbi ginecologici, quali sindrome premestruale, mastalgia ciclica ed irregolarità mestruali. L’attività farmacologica della pianta deriva dalla presenza nei suoi estratti di composti dotati di proprietà dopaminergiche capaci di ridurre la mastodinia ed altri sintomi associati alla sindrome premestruale.

Il termine Vitex deriva da Vitilium che significa “intreccio” (Omero definisce l’Agnocasto come “viticcio per intrecciare”), e fa riferimento ai rami flessibili, ma robusti e duri della pianta, anticamente adoperati per costruire palizzate; il nome agnus significa invece “agnello”; successivamente è stata aggiunta anche la parola “castus” per rimarcare ulteriormente il significato di purezza e ricordare appunto le proprietà anafrodisiache (contrasta il testosterone) di questa pianta.

Per questo motivo si usava sistemare i boccioli della pianta nei vestiti dei monaci, allo scopo di sopprimere loro la libido e non tradire il voto di castità, e i semi – noti come “pepe dei monaci” – erano impiegati come spezia nella loro cucina.

Il medico greco Dioscoride consigliava infatti l’Agnocasto per diminuire la libido.

Plinio il Vecchio nella sua “Naturalis Historia” scrive che veniva sparso sui letti delle donne ateniesi per garantire la loro fedeltà quando i mariti andavano in guerra.

Pietro Andrea Mattioli, medico e botanico senese del 500, a proposito dell’Agnocasto, scrive nel suo erbario figurato: “… costringe gli impeti di Venere tanto mangiato fritto quanto crudo… si crede che non solamente mangiandosene o bevendosene faccia gli uomini casti ma ancor giacendovisi…”.

Tra i costituenti chimici dell’Agnocasto si trova un flavonoide, la vitexina, che effettivamente ha proprietà rilassanti. I preparati a base di Agnocasto vengono utilizzati in genere nel trattamento dei disturbi legati al ciclo mestruale.

Nella tradizione erboristica popolare, l’Agnocasto veniva impiegato per ridurre gli spasmi intestinali e il dolore ad essi associato, come sedativo (per ridurre il desiderio sessuale) e per favorire la produzione e la secrezione di latte nelle donne in allattamento.

I principali benefici dell’agnocasto sono relativi alla sua capacità di agire a livello dopaminergico riducendo la produzione di prolattina, ormone chiave nella regolazione del ciclo mestruale.

La somministrazione di integratori di agnocasto può in particolare favorire la produzione di ormoni da parte del corpo luteo, migliorando l’equilibrio tra estrogeni e progesterone a favore di quest’ultimo. Migliorando l’equilibrio ormonale, l’agnocasto funziona ed è efficace nel ridurre i sintomi legati alla sindrome mestruale, sia a livello fisico che emotivo. I benefici agnocasto per il ciclo si traducono anche in mestruzioni più regolari e meno dolorose.

Per quanto riguarda invece agnocasto e menopausa, questo rimedio può essere utile ad alleviare alcuni sintomi legati alla cessazione delle mestruazioni, in particolare la tensione e il dolore al seno sofferti da alcune donne. Inoltre, il fitocomplesso dell’agnocasto sembra aumentare la produzione di endorfine, aumentando ulteriormente i benefici di questo rimedio per regolarizzare il ciclo mestruale e nei disturbi della menopausa in particolare per quanto riguarda la percezione del dolore e il miglioramento del tono dell’umore.

Per via degli effetti dopaminergici dei suoi estratti, l’agnocasto è controindicato nei pazienti trattati con farmaci per il morbo di Parkinson quali bromocriptina e metoclopramide, antipsicotici ed agonisti dopaminergici. Cautela viene suggerita nelle donne che utilizzano contraccettivi orali ed in quelle sottoposte a terapia ormonale sostitutiva.

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