Acque

Acque radioattive

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Le acque radioattive sono così classificate se contengono almeno 1 nC (o 2,75 UM) per litro di sostanze radioattive come il radio, il radon, il torio, l’attinio, l’uranio, etc.

Potenzialmente pericolosi per la salute umana ad alte concentrazione, gli elementi radioattivi presenti nelle acque radioattive si trasformano in una risorsa per l’organismo, grazie livelli di presenza piuttosto contenuti che consentono l’attivazione delle difese immunitarie altrimenti destinate a rimanere latenti, senza che il contatto delle microparticelle con il corpo umano riesca a produrre un danno reale alla sua struttura.

Secondo i principi che definiscono il meccanismo biologico noto come ormesi, la possibilità di assumere minuscole dose di sostanze potenzialmente tossiche o velenose permette infatti di attivare un meccanismo di difesa all’interno dell’organismo tale da consentire la sua piena rigenerazione, anche in assenza di un pericolo reale, trovandosi gli elementi presenti nelle acque radioattive assolutamente non in grado di nuocere al corpo umano.

Il più importante elemento ai fini terapeutici (nonché il più rilevante per quantità nelle acque minerali) è il radon (tempo di dimezzamento pari a corrisponde a 3,825 giorni), un gas disciolto nell’acqua che deriva dalla emanazione di una particella alfa da un atomo di radio. E’ una sostanza che viene assorbita molto facilmente attraverso le mucose (soprattutto degli apparati respiratorio e digerente) e la cute; diffonde molto rapidamente ai tessuti con un’affinità elettiva per i lipidi e viene eliminata in poche ore. Di qui la necessità che il consumo delle acque radioattive avvenga in appositi centri ubicati in prossimità della fonte, affinché le proprietà contenute non vadano perdute. L’attività terapeutica del radon è da attribuire alle radiazioni alfa dotate di basse proprietà di penetrazione (vengono fermate da un foglio di carta) e di buone capacità ionizzanti.

Le acque radioattive vanno in genere utilizzate rapidamente, prima che perdano gli effetti terapeutici. In base alla normativa italiana un’acqua è considerata radioattiva quando ha almeno 1 nCi (un miliardesimo di Curie) per litro. Esse, allo scopo di definirne il potere terapeutico, possono essere distinte in acque:

  • debolmente radioattive fino a 30 nC/l
  • mediamente radioattive da 30 150 nC/l
  • fortemente radioattive superiori a 150 nC/l

Esistono acque radioattive oligominerali, salsobromoiodiche, salse, solfate, etc.

Acqua potabile: Il Consiglio superiore della sanità ha fissato in 100 Bq/litro (2,7 nCi/litro) il limite per le acque minerali imbottigliate.

Usi termali
Nonostante il radon sia un cancerogeno riconosciuto, tali acque vengono comunemente usate in molti stabilimenti termali che ne vantano spesso le azioni terapeutiche.

Tra le terme italiane con acque radioattive ci sono: Pré-Saint-Didier, Sirmione, Benetutti, Bormio, Caldana, Equi, Galzignano Terme, Lurisia, Latronico, Ischia, Torre Annunziata, Castellammare di Stabia, Merano, Montegrotto e Suio.

Trattamento con nanoparticelle
Le tecnologie nano offrono le migliori possibilità nella rimozione di elementi radioattivi, soprattutto in ambiente acquoso, dal momento in cui presentano non solo una maggior affinità con i radionuclidi in soluzione, ma anche una grande capacità di adsorbimento dovuta all’elevata superficie specifica.

Nello specifico, vengono utilizzati nanoadsorbitori funzionalizzati per la cattura e successiva rimozione dalle acque di elementi radioattivi.

Effetti biologici

Gli effetti biologici delle radiazioni ionizzanti sono da attribuire alla cessione di energia ai tessuti che induce fenomeni di ionizzazione o eccitazione.

Le acque radioattive

  • espletano azioni sedative ed analgesiche sul sistema nervoso sia centrale che periferico, data la maggiore affinità a concentrarsi nei lipidi. L’effetto antalgico è impiegato in terapia non solo nel trattamento di alcune neuropatie periferiche ma anche nei casi di osteoartrosi e di altre patologie dell’apparato osteo-artro-muscolare; classico è l’impiego nella gotta;
  • svolgono azione diuretica con aumento della solubilità ed eliminazione dell’acido urico (v. terapia idropinica con acque radioattive nella gotta e nelle iperuricemie);
  • sarebbe stato inoltre accertato che gli organismi affetti da patologie come asma allergico trattati con terapie che utilizzano le acque radioattive sono meno soggetti al rischio di morte per shock anafilattico rispetto ad organismi trattati con acque non radioattive;
  • sarebbe stato infine accertato che le acque radioattive producono effetti anche a livello di apparato genitale femminile, riuscendo ad aumentare i livelli dell’attività estrogenica attraverso la stimolazione ipofisaria e diencefalica e provocando una conseguente regolarizzazione del ciclo mestruale e una piena remissione degli stati infiammatori acuti o cronici a carico del complesso vaginale e uterino.

Funzionali a differenti tipologie terapeutiche, correlati con gli stati patologici d’origine, le acque radioattive trovano il loro principale utilizzo termale nelle sedute di balneoterapia, fangoterapia, irrigazioni, inalazioni e idromassaggio, andando così ad esplicare il loro potere tramite contatto e inalazione.

Redazione amaperbene.it

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