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Aconito | Aconitum Napellus

L’Aconito napello è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Ranunculaceae con la sommità del fiore somigliante vagamente ad un elmo antico.

L’aconito è molto comune nelle aree montane dell’Europa, dell’America del Nord e dell’Asia, dove per molto tempo ha trovato impiego nelle diverse medicine popolari e in riti religiosi e sciamanici. In Italia l’habitat tipico di queste piante sono le zone a mezz’ombra nei pascoli alpini e sulle sponde dei torrenti.

Per diversi anni, inoltre, l’aconito è stato sfruttato anche dalla medicina tradizionale per il trattamento di dolori di origine nevralgica.

Attualmente, l’aconito napello viene considerato come una pianta tanto bella quanto tossica e, per tale ragione, il suo uso nel campo della medicina tradizionale è stato ormai abbandonato. Tuttavia, esso trova ancora diverse applicazioni in ambito omeopatico. E’ una delle piante più tossiche della flora tant’è che già Plinio la cita come “arsenico vegetale“.

Per questo motivo questa pianta era spesso usata, specialmente dai Galli e dai Germani, per avvelenare le punte di frecce e lance prima del combattimento.

L’aconito napello è una pianta erbacea perenne, che può raggiungere un’altezza compresa fra 0,5 e 1,5 metri. Le foglie sono larghe palmatosette, alterne e variamente incise. I fiori sono peduncolati e di colore blu-viola (ma esistono anche altre specie di aconito i cui fiori sono di colore giallo).

La parte ipogea del fusto, solitamente, è un rizoma tuberoso fusiforme e le radici sono secondarie da rizoma.

La droga è costituita dalle radici e dai tuberi della pianta, che contengono principi attivi altamente tossici. In verità, le sostanze tossiche sono presenti in tutte le parti della pianta, ma nelle radici e nei tuberi si trovano in concentrazioni maggiori (0,5-1,9%).

Ad ogni modo, i suddetti principi tossici sono alcaloidi policiclici, il cui principale esponente è rappresentato dall’aconitina. A fianco di questa sostanza, sono presenti inoltre aconitina, mesaconitina, nepalina, delfinina, ipaconitina, indaconitina, oxo-aconitina, acido aconitico, acido malico e acido acetico; buona parte di queste sostanze sono dannose per l’uomo.

L’aconitina è estremamente tossica, tanto che la dose letale per l’uomo è di appena 3-6 mg, corrispondenti a circa 3-4 grammi di tubero fresco.

Gli alcaloidi dell’aconito in particolare l’aconitina colpiscono principalmente il cuore, il sistema nervoso centrale e periferico.

Sono stati segnalati fenomeni irritativi locali (con principio di intossicazione) solo tenendo un mazzo di questa pianta nelle mani in quanto attraverso la pelle possono essere assorbiti i principi attivi velenosi della aconitina. È comunque da rilevare che la velenosità delle foglie è inferiore a quella dei tubercoli. L’aconitina viene rapidamente assorbita dopo ingestione orale o anche per contatto dermico.

L’ingestione accidentale di aconito provoca numerosi disturbi anche gravi: senso di angoscia, perdita di sensibilità, rallentamento della respirazione, indebolimento cardiaco, formicolìo al viso, sensazione che la pelle del viso si ritiri, ronzio alle orecchie, disturbi della vista, contrazione della gola che può provocare la morte per asfissia. Sono sufficienti quantità di aconitina anche inferiori a 6 mg per causare la morte di un uomo adulto.

I sintomi dell’avvelenamento iniziano con un’immediata comparsa di prurito e formicolio che dalla bocca si estende a tutto il volto e poi dalla punta delle dita progredisce lungo gli arti con tendenza ad estendersi a tutto il corpo fino alla completa anestesia.

Procede con l’ottundimento della sensibilità degli organi di senso, in particolare vista e udito, poi compaiono sintomi di difficoltà respiratoria, bradicardia, polso debole, ipotensione.

Il paziente percepisce prima calore diffuso, poi intenso calore interno e poi subentra la febbre elevata, secchezza cutanea e mucosa: di rado compare una sudorazione calda e profusa, che in genere rappresenta il superamento della crisi. La pelle può ricoprirsi di un’eruzione accompagnata da forte prurito.

Polso e respirazione accelerano e il paziente viene pervaso da grande agitazione psico-motoria. Secondariamente, entro 2-6 ore, seguono sensazione di freddo, la temperatura del corpo si abbassa, sudorazione appiccicosa, dilatazione delle pupille, aumento della salivazione, nausea, vomito, diarrea sanguinolenta, disturbi del ritmo cardiaco, il polso flebile; il paziente si immobilizza per diffuse paralisi dei muscoli scheletrici, poi viene scosso da convulsioni tetaniche parziali accompagnate da grande debolezza muscolare e depressione respiratoria; infine si verifica la morte per paralisi respiratoria. La coscienza permane lucida fino agli ultimi istanti.

L’avvelenamento può essere molto pericoloso e portare alla morte specialmente con l’uso di radici. Data la velocità della comparsa dei sintomi, in certi casi appena 10 minuti, è stato ipotizzato che l’aconitina e gli altri alcaloidi dell’aconito possano essere rapidamente assorbiti nel primo tratto gastrointestinale.

Casi di avvelenamento del bestiame sono stati riportati anche dalla medicina veterinaria sebbene generalmente gli animali imparano a selezionare ed evitare di brucare le piante tossiche.

Aconitum napellus è un rimedio omeopatico ad azione breve ed è efficace per le infiammazioni di ogni genere causate prevalentemente da esposizione al freddo e al vento o al caldo intenso. Si usa anche quando si devono affrontare le conseguenze di traumi dovuti a paura o spavento. Infatti è particolarmente indicato per tutti quei malesseri che appaiono all’improvviso e presentano sintomatologie quali: congestione intensa, pelle secca, calda, bruciante, polso accelerato, agitazione ed ansia, inquietudine, ipersensibilità eccessiva.

In fitoterapia l’aconito napello può essere utilizzato, con le dovute cautele e sotto controllo medico, per le sue marcate proprietà antinevralgiche, sedative, analgesiche.

In omeopatia viene indicata contro gli attacchi di panico, gli stati di shock, il mal di gola, il mal d’orecchio. Le parti usate sono le foglie e la radice; queste ultime costituiscono la principale droga della pianta dotate in maggior misura dell’aconitina, il principio attivo curativo.

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