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Salute globale: nuovi “influencer” per lo stato di salute

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In passato, il concetto di salute era semplice e facilmente comprensibile da tutti: coincideva con “assenza di malattia”: era sano chi non aveva malattie; veniva del tutto ignorato che si potesse essere malati senza presentare alcun segno clinico.
Quest’assioma, abbastanza semplicistico, è durato a lungo, ed è tuttora presente nella cultura generale e radicata in certi ambienti.
Solo dopo la Seconda Guerra Mondiale l’approccio è cominciato a cambiare, allorché nel preambolo della Costituzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – firmata a Nuova York il 22 luglio 1946 – veniva scritto per la prima volta: La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non soltanto una mera assenza di malattia o infermità. Il godimento del più alto standard di salute raggiungibile è uno dei diritti fondamentali di ogni essere umano senza distinzione di razze, religione, credo politico, condizione economica o sociale. La salute di tutti i popoli è fondamentale per il raggiungimento della pace e sicurezza e dipende dalla più ampia cooperazione degli individui e degli Stati. L’impegno di ogni Stato nella promozione e protezione della salute è utile a tutti. Lo sviluppo diseguale tra i Paesi nella promozione della salute e controllo delle malattie, specialmente delle malattie trasmissibili, rappresenta un pericolo per tutti. Questa nuova concezione della salute, riportata nell’art. 1 dello Statuto dell’OMS, ha ispirato ed ispira tuttora in modo coerente la linea politica dell’Organizzazione.
L’affermazione positiva della salute come benessere fisico, mentale e sociale della persona, rispetto al concetto negativo tradizionale di salute come assenza di malattia, ha comunque provocato all’epoca una sorta di terremoto anche nel campo della medicina, che – impegnata da secoli quasi esclusivamente, salvo rare eccezioni, nello studio e nella lotta contro le malattie per diagnosticarle, per curarle, per prevenirle e per prolungare la vita dei malati – era del tutto impreparata di fronte alla nuova esigenza di dover tutelare e promuovere la salute.
Giova notare che in quegli anni (1946) veniva anche adottata in Italia la nuova Costituzione repubblicana che, nell’art. 32, affermava: La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana. Di estrema importanza l’affermazione esplicita che la salute è un diritto dell’uomo singolo ed allo stesso tempo un interesse di tutti. La nuova concezione allargava decisamente l’area della salute umana dalla sfera del corpo a quella della mente e a quella delle relazioni sociali, sollevando altri motivi di crisi nella Sanità pubblica perché estendeva il campo d’azione alle scienze psicologiche e alle scienze sociali e successivamente anche alle scienze economiche. Il concetto di salute volgeva verso quello di benessere percepito (fisico, mentale e sociale); nel contempo sorgeva la sollecitazione a riconoscere la responsabilità che la vita stessa comporta, fra cui quella di adottare comportamenti conseguenziali adeguati.
Nel 1979, l’Assemblea Mondiale della Sanità approvava un importante programma di strategia globale con lo scopo generale di «promuovere il raggiungimento da parte di tutti, in tutto il mondo, di un livello di salute che permetta a tutti di vivere una vita socialmente ed economicamente produttiva».
L’esigenza sempre più diffusa di un nuovo movimento mondiale per la promozione della salute portava quindi alla stesura di una “Carta propositiva per il conseguimento della Strategia della Salute per Tutti per l’anno 2000 e oltre” definita Carta di Ottawa, dal luogo ove si era tenuto il primo Congresso Internazionale sulla Promozione della salute, il 21 novembre 1986. In tale occasione si specificava che «Per “promozione della salute” si intende il processo che consente alle persone di esercitare un maggiore controllo sulla salute e di migliorarla» e venivano tracciate le linee guida per un’azione globale e concertata. (Per saperne di più)
L’approccio subiva una sorte di rivoluzione copernicana. Partendo da una concezione olistica dell’essere umano e della società, la Carta poneva alla base una visione unitaria in cui come l’uomo era un tutt’uno indivisibile e non già una somma di parti separate (organi, tessuti, etc.); analogamente, l’organizzazione sociale doveva esser vista alla stregua di un insieme unitario. Di conseguenza, tutti dovevano essere messi nelle condizioni migliori per poter raggiungere il proprio pieno potenziale di salute. Questa equità si poteva ottenere però solo grazie all’intervento fattivo di tutti i soggetti chiamati in causa: governo, sanità pubblica e privata, organizzazioni non governative e mass media. L’uomo diventava parte di un ecosistema ove diversi fattori (politici, economici, culturali, ambientali, ecc.) potevano favorire o danneggiare la nostra salute. La promozione della salute doveva avere come obiettivo prioritario quello di rendere questi fattori positivi e non lesivi per l’uomo; sicché, ogni individuo deve imparare a prendersi cura di se stesso e degli altri. La promozione della salute diventa un processo sociale e politico che comprende non soltanto le azioni per rafforzare e sviluppare le capacità e abilità delle persone di affrontare la vita, ma anche l’azione rivolta a cambiare le condizioni ambientali, sociali ed economiche in modo che risultino vantaggiose o favorevoli al miglioramento della salute pubblica e della salute individuale, in altri termini al miglioramento della qualità della vita. Anche l’educazione alla salute si configura come un intervento sociale che tende a facilitare il cambiamento consapevole e durevole dei comportamenti identificati come di rischio per la salute e tende anche a facilitare le scelte positive ovvero l’adozione di comportamenti sani. Pertanto la Carta di Ottawa si è fatta fautrice di una teoria socio-ecologica della salute rivolta alle nazioni industrializzate, e non solo, che mira a creare le migliori condizioni possibili per un sano sviluppo dell’uomo in tutte le condizioni (lavoro, tempo libero, ecc.) e nelle varie fasi di vita. Per conseguire l’obiettivo è necessario uno sforzo collettivo: la promozione della salute va concepita come un investimento sociale. Soltanto incoraggiando le persone a divenire più consapevoli del proprio stato di salute e a conoscere le proprie suscettibilità individuali, diventa possibile correggere di conseguenza i quotidiani stili di vita e favorire così una condizione armonica di equilibrio dinamico (funzionale, fisico e psichico) nella quale il soggetto tutela il proprio stato di salute ed è in grado di valorizzare le sue risorse personali e sociali e non solo quelle fisiche.
Da questo punto di partenza, ancora valido (e non ancora realizzato) sorge la nuova vision  di Salute, che araba fenice nasce dalle ceneri prodotte dagli stravolgimenti impensabili ed imprevedibili e dalle drammatiche recenti esperienze (pandemia, guerre, cambiamenti climatici, siccità, ecc.) che hanno rimarcato come uomo, animali e ambiente siano fortemente connessi in una relazione di interdipendenza e ha portato alla luce le già note implicazioni dell’equità sulla salute, dal momento che le fasce deboli della popolazione (anziani, malati cronici) sono risultate essere i target preferiti. L’approvazione dell’Agenda 2030 ha rappresentato una evoluzione verso un approccio combinato, in cui tutti gli obiettivi tengono conto degli aspetti economici, sociali e ambientali e mirano a porre fine alla povertà, restituire la dignità alle persone e, nel contempo, a preservare la natura e l’ambiente.
Il PNP 2020-2025 rafforza una visione che considera la salute come risultato di uno sviluppo armonico e sostenibile dell’essere umano, della natura e dell’ambiente (One Health) che, riconoscendo che la salute delle persone, degli animali e degli ecosistemi sono interconnesse, promuove l’applicazione di un approccio multidisciplinare, intersettoriale e coordinato.
Ne deriva che oggi non basti più aggiungere all’assenza di malattia il benessere fisico, mentale e sociale della singola persona inserita all’interno del proprio contesto, come suggerito fino ad oggi, ma è necessario integrare ed ampliare la definizione estendendo lo sguardo verso una dimensione globalizzata. Di qui l’introduzione del concetto di “salute globale”, divenuto uno dei punti cruciali dei SDG’s (Sustainable Development Goals), i 17 obiettivi da raggiungere entro il 2030 approvati dall’ONU dagli Stati Membri dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Per conseguire l’obiettivo di salute globale non si può prescindere dal concetto di sviluppo sostenibile inteso come la capacità di soddisfare le necessità delle generazioni presenti e future, in maniera dignitosa ed equa per tutti, senza distruggere i sistemi naturali da cui si traggono le risorse per vivere. Questo è indispensabile affinché la salute umana e l’ambiente, entità strettamente interconnesse fra loro nel concetto di One Health, vengano preservate.
La salute globale è pertanto un approccio integrato di ricerca e azione che mira a dare pieno significato e attuazione a una visione della salute come stato di benessere bio-psico-sociale e come diritto umano fondamentale, nel quale salute e malattia sono considerate risultati di processi non solo biologici ma anche economici, sociali, politici, culturali e ambientali, trascendendo e superando le prospettive, gli interessi e le possibilità delle singole nazioni. Questo nuovo paradigma, basato su ampie evidenze scientifiche e sulla conoscenza dei determinanti di salute (fattori comportamentali, socio-economici, culturali, ambientali, condizioni di vita e lavoro ecc. che influenzano lo stato di salute di un individuo o di una comunità), può essere applicato alla prevenzione, al trattamento delle malattie e alla promozione della salute a livello individuale e di popolazione. La salute globale pone particolare attenzione all’analisi delle disuguaglianze di salute (per saperne di più: https://www.amaperbene.it/le-disuguaglianze-uccidono/; https://www.amaperbene.it/i-numeri-delle-disuguaglianze-prestazioni-sanitarie/), che sono presenti in termini di speranza di vita, malattie e disabilità sia all’interno dei paesi, sia tra di essi. Se non giustificate da un punto di vista biologico, le disuguaglianze di salute sono riconducibili ai determinanti di salute e sono, quindi, inique perché evitabili. L’approccio di salute globale promuove il rafforzamento dei sistemi sanitari in una ottica universalistica con riforme orientate all’equità, solidarietà, sostenibilità e inclusione sociale; per questo è necessariamente intersettoriale, transdisciplinare, multi-metodologico e transnazionale; mira a colmare il divario tra evidenza scientifica e decisioni operative, nell’ambito degli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030.

La salute globale si riferisce alla salute delle persone in tutto il mondo, indipendentemente dal loro paese di origine, dal loro reddito, dalla loro etnia o dal loro stato di salute attuale. La salute globale considera l’intero spettro delle malattie e delle patologie, nonché i fattori ambientali, sociali, culturali, politici ed economici che influenzano la salute delle persone a livello globale.

La salute globale si occupa di prevenire le malattie, di migliorare la salute e il benessere delle persone, di ridurre le disuguaglianze in materia di salute e di garantire l’accesso alle cure sanitarie a tutti. La salute globale si occupa anche di garantire la sicurezza alimentare e idrica, di promuovere l’igiene e la salute pubblica, di migliorare l’accesso ai servizi sanitari essenziali e di combattere le malattie infettive e non trasmissibili.

La salute globale è una sfida complessa e multidimensionale, che richiede una collaborazione tra diverse organizzazioni internazionali, governi, professionisti sanitari e comunità locali. Alcuni dei principali obiettivi della salute globale sono:

  • Promuovere la salute e il benessere delle persone in tutto il mondo.
  • Prevenire e gestire le malattie infettive e non trasmissibili.
  • Migliorare l’accesso alle cure sanitarie essenziali.
  • Garantire la sicurezza alimentare e idrica.
  • Promuovere l’igiene e la salute pubblica.
  • Ridurre le disuguaglianze in materia di salute.
  • Combattere le emergenze sanitarie globali.

Istituto Superiore di Sanità: Salute globale e disuguaglianze di salute. https://www.iss.it/sistemi-sanitari-cooperazione-internazionale-e-salute

Redazione amaperbene.it

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