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Organismi Geneticamente Modificati (O.G.M.): sono sicuri per l’uomo e l’ambiente?

La risposta è: sì, avendo passato in rassegna tutta la letteratura scientifica prodotta sull’argomento negli ultimi trent’anni. Un Comitato Scientifico composto da scienziati di chiara fama, dopo aver analizzato migliaia di lavori, studi, testimonianze su ogni possibile aspetto riguardante la manipolazione genetica, è pervenuto a conclusioni univoche, che aiutano ad aumentare la fiducia del pubblico nei confronti del cibo prodotto con piante geneticamente modificate.

Tuttavia, nonostante simili dati tanto incoraggianti, gli OGM continuano a sollevare perplessità, dubbi,  timori, ansie, paure e perfino pregiudizi che rasentano la fobia. A tutti Costoro va ribadito con forza che al momento non esiste alcuna evidenza significativa di rischi alla salute umana, animale o ambientale. Al contrario i dati indicano con chiarezza una serie di benefici correlati all’uso di OGM. Ad esempio, dati statistici e matematici alla mano evidenziano che il mais transgenico non comporta rischi per la salute umana, animale e ambientale; inoltre la coltivazione della versione transgenica del cereale rende meno necessari trattamenti con pesticidi, garantisce rese superiori (dal 5,6 al 24,5 per cento) e contribuisce a ridurre la presenza di insetti dannosi; il prodotto, inoltre, contiene percentuali inferiori di sostanze tossiche, come micotossine (meno 28,8 per cento) e fumonisine (meno 30,6 per cento) che rischiano di contaminare gli alimenti e i mangimi animali rendendosi responsabili di fenomeni di tossicità acuta e cronica.

Per ulteriore chiarezza, ricordiamo alcuni dati essenziali. Per organismo geneticamente modificato (OGM) si intende un organismo, diverso da un essere umano, in cui il materiale genetico (DNA) è stato modificato in un modo differente da quanto avviene in natura, con l’accoppiamento e la ricombinazione genetica naturale. L’applicazione delle moderne biotecnologie permette di trasferire tratti di geni selezionati da un organismo all’altro, anche di specie non correlate, per esempio tra batteri e piante.

Gli OGM attualmente sviluppati, autorizzati e commercializzati sono piante, (mais, soia, colza e cotone), modificate geneticamente per conferire loro caratteristiche che non hanno, come la resistenza a certi insetti o la tolleranza ad alcuni erbicidi.

In Italia, ad oggi, nessuna di queste piante geneticamente modificate viene coltivata a fini commerciali, anche se è consentita la commercializzazione dei loro prodotti nel rispetto delle regole di etichettatura.

Un OGM o un suo prodotto derivato può essere immesso sul mercato europeo solo dopo che sia stato autorizzato sulla base di una procedura complessa, che comprende una valutazione del rischio per la salute umana e per l’ambiente. La normativa di riferimento in campo alimentare per il settore degli organismi geneticamente modificati è rappresentata principalmente dal Regolamento (CE) n. 1829/2003 e dal Regolamento (CE) n. 1830/2003, entrambi in applicazione dal 18 aprile 2004.

Il Regolamento (CE) n. 1829/2003, relativo agli alimenti e ai mangimi GM, definisce, fra l’altro, la procedura di autorizzazione per l’immissione in commercio di un OGM o di un alimento o un mangime GM, stabilisce i requisiti specifici in materia di etichettatura e fissa la soglia di tolleranza della presenza accidentale o tecnicamente inevitabile di OGM.

In virtù di tale disciplina comunitaria gli alimenti e mangimi GM possono essere immessi sul mercato solo previo rilascio di un’autorizzazione da parte della Commissione europea (CE) alle condizioni ed alle eventuali restrizioni riportate nell’autorizzazione stessa. La procedura di autorizzazione è centralizzata. Gli operatori interessati presentano una domanda di autorizzazione per ciascun OGM e i suoi possibili impieghi alimentari/mangimistici all’Autorità nazionale competente di uno Stato membro. Il dossier con le informazioni relative all’OGM è valutato dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) che invia il parere alla Commissione europea e agli Stati membri, mettendo a disposizione del pubblico il dossier per le eventuali osservazioni. Successivamente la CE predispone una proposta di Decisione da sottoporre all’approvazione degli Stati membri nelle opportune sedi comunitarie.

Dal momento in cui viene emanata la Decisione di autorizzazione l’OGM e i relativi prodotti oggetto della stessa possono essere immessi sul mercato europeo, quindi anche in Italia, alle condizioni previste nel provvedimento.

In conclusione, dalla mole di dati valutati, si conferma quanto affermato circa trent’anni fa, nel 2002, dall’allora direttrice dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la dottoressa Gro Harlem Burtland, che a proposito degli OGM affermava: “questi alimenti possono essere mangiatihttp://www.afro.who.int/en/media-centre/pressreleases/item/457-who-director-general-speaks-on-gm-foods.html. Difficilmente una personalità di quel livello si sarebbe esposta pubblicamente se non avesse avuto dati certi desunti da solide basi scientifiche ed il tempo infatti è stato galantuomo con la più giovane ex-primo ministro norvegese, medico ed ambientalista convinta tanto da aver redatto la prima definizione di “sviluppo sostenibile” ancora oggi tanto in voga.  In effetti, sulla base dei risultati dei progetti finanziati, ad oggi, non esiste alcuna evidenza scientifica che associ gli OGM con maggiori rischi per l’ambiente e la sicurezza alimentare rispetto alle piante e agli organismi convenzionali.

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