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Oleandro | Nerium Oleander

L’oleandro (Nerium oleander L., 1753) è un arbusto sempreverde appartenente alla famiglia delle Apocynaceae, unica specie del genere Nerium. È forse originario dell’Asia ma è naturalizzato e spontaneo nelle regioni mediterranee e diffusamente coltivato a scopo ornamentale grazie agli splendidi fiori che sviluppa. Molto comune in Italia, cresce spontaneamente su qualsiasi tipo di terreno senza troppa fatica, anche se preferisce i terreni umidi. Il nome generico deriva dal greco antico “naros” (fluente, corrente), in riferimento all’habitat naturale; il nome specifico deriva dal latino “olea” (olivo), probabilmente per l’aspetto delle foglie che richiamano vagamente quelle dell’olivo. Periodo di fioritura: maggio-luglio.

E’ un arbusto a portamento arbustivo o un piccolo albero alto fino a quattro metri; ha fusti generalmente poco ramificati che partono dalla ceppaia, dapprima eretti, poi arcuati verso l’esterno. I rami giovani sono verdi e glabri. I fusti e i rami vecchi hanno una corteccia di colore grigiastro. Presenta foglie intere, lanceolate, verticillate, coriacee, ternate od opposte. I fiori sono grandi e vistosi, a simmetria raggiata, disposti in cime terminali. Il calice è diviso in cinque lobi lanceolati, di colore roseo o bianco nelle forme spontanee. La corolla è tubulosa e poi suddivisa in 5 lobi, di colore variabile dal bianco al rosa al rosso carminio. Le varietà coltivate sono a fiore doppio. Frutto vistoso, di colore bruno-rossastro, è una capsula allungata dai 10 ai 15 centimetri, contenente diversi semi muniti di pappo.

Come con molti arbusti ornamentali, ci sono varietà di oleandro nane e adulte. La maggior parte delle varietà nane raggiunge un’altezza da 1,20 a 1,40 metri dopo 2-3 anni, dopodiché smette di crescere ulteriormente.

Tutte le parti della pianta sono tossiche; i principi attivi si conservano anche dopo l’essiccamento e sono costituiti dai glucosidi cardioattivi (cardenolidi) oleandrina, neriina, neriantina, folinerina, adinerina e da sostanze resinose e tanniche, capaci di alterare il ritmo cardiaco, causando aritmie di varia natura. L’oleandro ha proprietà diuretiche cardiotoniche, digitalsimili.

L’oleandrigenina è il principio attivo più importante ed è un potentissimo cardiotonico, rafforza infatti le contrazioni del cuore e ne diminuisce la frequenza, regolarizzando in questo modo il battito cardiaco. Svolge inoltre una forte azione diuretica molto importante per i cardiopatici.

Generalmente, l’intossicazione si manifesta dapprima con episodi di vomito che spesso contribuiscono a ridurre l’assorbimento delle tossine. Seguono, a distanza di qualche ora, disturbi del ritmo cardiaco come bradicardia sinusale (rallentamento del battito) e aritmie ventricolari. Sebbene i glicosidi cardioattivi agiscano a basse concentrazioni e l’intossicazione sia potenzialmente mortale, questa, purché riconosciuta e trattata tempestivamente, si risolve senza esiti.

Le parti più tossiche della pianta sono i semi e le radici, seguiti da frutti e foglie; le varietà a fiori rossi sono più tossiche di quelle a fiori bianchi. Bisogna quindi prestare la massima attenzione quando si toccano le foglie, si tagliano rami o si effettuano rinvasi.

Nel maneggiare la pianta di oleandro bisogna prendere qualche precauzione, a cominciare dall’indossare un paio di guanti. Inoltre, non bisogna bruciarla o usare, per qualsiasi scopo, fiori, foglie, rametti, tronchi, o parte di essi e neppure l’acqua in cui è stato conservato il vegetale reciso. In passato non sono mancati casi in cui sono stati osservati lievi sintomi di intossicazione in seguito ad inalazione del fumo prodotto dalla legna di oleandro bruciata, o a causa di ingestione di spiedini preparati utilizzando come supporto i rametti di oleandro.

In caso di intossicazione accidentale è bene telefonare immediatamente al Centro Antiveleni che darà i consigli più opportuni relativamente al caso clinico. È disponibile un antidoto che somministrato in tempo utile, risolve l’intossicazione.

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